Intervista a Lisa Massei

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Parlami del tuo primo libro come è nato.

Il mio primo libro Insomnia (Edizione Il Foglio, 2004) è stato un parto piuttosto veloce, se non ricordo male, l’ho scritto in un mese o poco più, di getto.

Hai fatto fatica a pubblicarlo?

Bè, dipende che si intende per fatica. Comunque diciamo che l’attesa e la ricerca è sempre faticosa, specie se non hai intenzione di pagare per pubblicare.

Che consigli daresti ad un giovane autore non ancora pubblicato?

Prima di tutto di chiedersi che intenzioni ha e cosa si aspetta, perché spesso gli esordienti pensano che pubblicare possa cambiargli la vita, la vita ti cambia si, ma magari solo in senso mistico e di soddisfazione, non certo (eccetto rari casi) economicamente. Basta farsi un esame di coscienza su quanti libri si comprano e si leggono in un anno, e fra questi, quanti sono di autori esordienti? Quanti italiani?

L’approccio con le case editrici può essere deleterio se non ci si informa e, in effetti non sono molte le persone che ti aiutano a schiarirti le idee sul mondo dell’editoria. Consiglio di leggere editori a perdere di Miriam Bendìa e quasi quasi faccio un corso di scrittura di Gordiano Lupi, entrambi editi per Stampalternativa.

Riguardo alle case editrici che pubblicano a pagamento cosa ne pensi?

Che è vergognoso che non ci siano regolamentazioni che impediscano quelle che, spesso e volentieri, hanno tutta l’aria di essere vere e proprie truffe.

Ti piace la letteratura russa?

Mi cogli su una nota dolente… non conosco molto di letteratura russa, se si escludono Dostoevskij e Tolstoj, di cui ho letto alcuni libri.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Diciamo che a livello di ‘formazione’ mi sono appassionata, a diversi autori americani come Yates, Bukowski, Carver, Sexton, Plath, ma non disdegno altre frontiere, fra cui anche italiani esordienti come Morici, Franchi, Scerman, Biagini e un po’ meno esordienti come Ungaretti, Calvino, Shakespeare.

Cosa stai leggendo attualmente?

A parte testi universitari di psicologia della formazione, sto leggendo conoscerete la nostra velocità di Eggers, il mondo deve sapere di Michela Murgia, anche se devo dire che non mi stanno prendendo molto. Poi un saggio sulla vita di Anne Sexton e l’interpretazione dei sogni di Freud.

Da donna pensi sia più facile per un uomo essere scrittore o quel che conta è solo il talento?

Mah, difficile a dirsi, dipende molto anche dal genere che si scrive. Se si parla di sesso, è molto più facile farsi notare se si è donna, per esempio. Per come la vedo io, comunque, indubbiamente il talento ha la meglio, a lungo andare.

Dammi una tua definizione di eternità.

Un qualcosa di costante nel tempo che non si deteriora e che va oltre i confini.

Come ti documenti per i tuoi libri?

Mi piace molto osservare ed ascoltare le storie della gente, ma anche alimentare la fantasia. Leggere tanto è anche un modo per documentarsi. Poi dipende da quello che scrivo e da quello di cui sono coscientemente e inconsciamente influenzata. Non mi pongo delle regole per documentarmi, in linea di massima cerco ispirazione vivendo me stessa e chi mi sta intorno, credo. Se invece devo scrivere un saggio o un articolo tendo a documentarmi molto su internet e a leggere libri o articoli attinenti all’argomento.

Ami la narrativa epistolare?

Non molto. La trovo un po’ banale, se non usata per uno scopo preciso, come per esempio un contesto storico, oppure se è in qualche modo utile ai fini narrativi. Ad ogni modo non è lo stile di scrittura che preferisco né leggere né usare.

Che genere letterario preferisci: fantascienza, fantasy, saggi?

Mi piacciono i saggi romanzati come quello che ha fatto Vassalli su Dino Campana La notte della cometa, ma non mi dispiacciono i saggi in generale, purché riescano a mantenere vivo l’interesse e lo stimolo del lettore. Di fantasy non ho letto molto, ad esclusione de Il signore degli anelli, che per quanto di spessore creativo, mi è rimasto piuttosto indigesto. Un libro che invece mi è piaciuto molto è la storia infinita.

Quali lettori preferisci?

Quelli che non si limitano a dire ‘bello o brutto’.

Tra i tuoi libri quale è stato più difficile scrivere?

Indubbiamente il secondo romanzo la lingua batte dove il cuore duole, è stato un libro su cui ho lavorato molto e, per una volta tanto nella mia vita, mi sono dedicata in modo completo ad esso dato che in quel periodo non lavoravo e non studiavo. La stesura è durata sei mesi circa, ed è stata una bella full immersion. Anche Maybe, un progetto sperimentale a metà fra racconto e fumetto, che ho fatto con un amico, Oscar Celestini, è stato a suo modo difficile sia perché sono partita da una sua idea, che poi ho stravolto completamente, ma anche perché era la prima cosa fantascientifica che scrivevo.

Hai letto Seta di Baricco?

Si, diversi anni fa, ma non sono un’amante di Barricco.

Scriveresti sceneggiature per il cinema o la televisione?

Si, mi piacerebbe. Sono abbastanza aperta alle sperimentazioni e penso che scrivere una sceneggiatura sia un ottimo esercizio di scrittura, oltre che una bella esperienza.

Hai un agente letterario?

No, e spero di farne a meno ancora per un po’.

Hai amici scrittori, che genere di rapporto vi lega?

Ho molti contatti fra scrittori e disegnatori. Spesso sono nate delle belle amicizie ed ottime opportunità per organizzare insieme eventi ed iniziative, altre volte contatti più superficiali.

C’è un libro della storia della letteratura che vorresti aver scritto tu?

Probabilmente più di uno… Di un esordiente vorrei aver scritto l’ultimo libro di Morici Actarus, la vera storia di un robot, per la potenza ironica. Un libro invece che mi ha segnato molto e che con gli anni continuo ad amare è revolutionary road di Yates.

Stai lavorando a qualche nuovo libro?

Oltre ad alcuni progetti con altri scrittori e disegnatori, sto lavorando al terzo romanzo.

Una domanda tecnica scrivi molte stesure e correzioni o hai uno stile più spontaneo?

Dipende da cosa scrivo, Insomnia è stato una sorta di urlo spontaneo, anche se con la seconda edizione del 2006 ci ho rimesso le mani ampliando alcune parti e approfondendo l’editing, La lingua batte è stato un romanzo più riflessivo su cui ho lavorato molto correggendo più volte e prosciugando via via.

Che strumento di scrittura preferisci?

Tendenzialmente scrivo al pc, anche se qualcosa annoto a mano, stampo, correggo e modifico.

Ascolti musica mentre scrivi?

Certe volte si, ma non necessariamente. Quando dipingo invece ho sempre una base musicale.

Nei tuoi testi ci sono molti riferimenti autobiografici?

Diciamo coscienti non molti, anche se con Insomnia mi è capitato di aver scritto delle cose che poi si sono verificate e che quindi, in qualche modo, mi appartenevano. Non scrivo narrativa autobiografica, ma penso di scrivere quello che potrei essere o sarei stata in altre vite.


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3 Risposte to “Intervista a Lisa Massei”

  1. Avatar di Sconosciuto LorenzoMazzoni Says:

    Bella intervista, non conosco Actarus, la vera storia di un robot ma mi hai incuriosito.

    In bocca al lupo per tutto

    e buona serata

    Lorenzo

  2. Avatar di Sconosciuto utente anonimo Says:

    grazie lorenzo!
    actarus secondo me è un libro che merita:)
    fammi sapere se lo leggi!
    lisa

  3. Avatar di Sconosciuto ValentinaD Says:

    anch’io l’ho letto e merita sul serio! brava lisa.

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