
Alice è una bambina bionda dagli occhi azzurri. E’ vivace, curiosa, proprio come me da piccola. La mamma fatica a tenerla a bada, come la mia. Alice non si lascia però intimorire: il mondo intorno a lei è grande, invitante e non può certo accontentarsi delle mura di casa sua.
Mi rivedo in lei, gioiosa e sognatrice, sempre in giro con le amichette o in visita alle vecchie vicine di casa. Le porte chiuse la incuriosiscono, ha voglia di scoprire cosa si nasconde dietro ad esse. Vorrebbe rimpicciolirsi per passare attraverso la serratura e finalmente, nella realtà, o forse nel sogno, ci riesce.
Alice vede o sogna Bianconiglio e decide di seguirlo. Quante volte, come lei, mi sono avventurata nella campagna a scoprire i girini nel torrente o i formicai poco distante, incurante della preoccupazione della mamma. La mia voglia di scoprire superava la paura delle sue sgridate e persino del suo battipanni a cui, a dire il vero, riuscivo sempre a sfuggire con furbizia.
Il coniglio la conduce però in uno strapiombo che sembra una tana. Alice cade nel vuoto molto lentamente. Lei è contenta di poter esplorare mille dettagli fino ad arrivare in fondo alla cavità.
Le stanze che scorge hanno porte di varie dimensioni ma sono tutte chiuse. Come fare a penetrare attraverso di esse? La risposta le giunge da una bottiglia la cui etichetta la invita a bere. Riuscirà così a diventare minuscola ma poi, per afferrare la chiave, dovrà necessariamente diventare gigantesca. Mangiando dei biscotti riuscirà nel suo intento ma la situazione diventerà così assurda e frustrante da farla scoppiare in un pianto disperato: ora è talmente piccola da nuotare nelle sue enormi lacrime che formano un laghetto.
Confrontandomi con Alice mi viene da pensare che nella mia vita ho spesso faticato a restare nelle giuste dimensioni. A volte, senza bisogno di addentare biscotti magici, mi sono sentita potente e grande come un gigante. Riuscivo a sedurre gli uomini con facilità, anche quelli che non mi interessavano. Mi trovavo bella e interessante e le avventure mi davano un senso di potere e vitalità.
Anche quando aspettavo i miei figli mi sentivo grande e invincibile. Custodivo la vita dentro di me, un evento miracoloso ed appagante come pochi. Portavo in giro il mio pancione con orgoglio, felice degli sguardi benevoli della gente.
Per contro, molte volte mi sono sentita piccola e insignificante. Le decisioni importanti erano sempre prese dai due uomini che avevo sposato, in particolare dal secondo. Come Alice, mi sono rimpicciolita a tal punto da non ritrovarmi più. Non contavo niente per nessuno, pensavo, alienata da tutti e anche da me stessa. Mi ero chiusa a chiave con le mie stesse mani in una stanza spaventosa e non c’era modo di uscirne. Ogni giorno era uguale all’altro, vuoto e doloroso. Le notti iniziavano e finivano con pianti strazianti e silenziosi a causa di un marito malvagio.
Anche Alice ad un certo punto perde la sua identità: incontra personaggi strani che le chiedono chi sia, dove vada, da dove venga. Bianconiglio non l’aiuta, anzi, la confonde con la sua incomprensibile fretta. E’ tardi, è tardi, le dice affannato. Per cosa? Lo scorrere del tempo sgomenta e diventa ansia di vivere.
Per me era tardi rifarmi una vita; desideravo freneticamente un uomo da amare con cui costruire una famiglia. La routine, il quotidiano, non facevano per me. Per il Cappellaio Matto il tempo pare non scorrere mai: è sempre l’ora del tè, dice sconsolato.
Ma il cambiamento prima o poi arriva. L’incontro con Brucaliffo sarà determinante. ‘Chi sei tu?’ le chiede. Alice risponde: ‘Davvero non saprei dire ora. So dirti chi fossi ma da stanotte sono cambiata parecchie volte’. Il Brucaliffo diventerà una farfalla leggiadra e Alice sarà invitata a festeggiare i non compleanni dei personaggi. E’ il trionfo della quotidianità e della routine sull’eccezionale. Come sta succedendo a me ora in cui il quotidiano, a volte monotono, prende il posto dello straordinario.
Illuminante il personaggio dello Stregatto che rappresenta il senso della vita. E’ super partes: come la mia psicoterapeuta, dà indicazioni utili ma a volte enigmatiche. ‘Micio, potresti dirmi quale strada devo prendere per uscire da qui?’ Alice si rivolge a lui in cerca d’aiuto: ‘Non m’importa quale via scegliere. Basta che arrivi da qualche parte’. Lo Stregatto replica:’Oh, di sicuro lo farai se camminerai abbastanza a lungo’.
Non mancano i personaggi negativi nemmeno nella storia di Alice: La Regina di Cuori incarna la rabbia e soprattutto la distruttività. Anche io sono stata come lei visto che mi sono lasciata annientare. Si può essere i nemici più pericolosi e agguerriti di se stessi credendo di dover espiare chissà quale colpe. Il fardello è pesante, non è facile liberarsene. Così come Alice riuscirà alla fine a tornare alle giuste dimensioni, anch’io spero di farlo e di imparare a gestire gli alti e bassi della vita. Servirà amarsi di più e imparare, per dirla con Bianconiglio, ‘a creare una corazza di pura gioia intorno al cuore’. Non accadrà così di sentirsi assurdamente grandi o desolatamente piccole come mi è successo tante volte. Daniela bambina e Daniela donna possono camminare a braccetto senza conflitti, amandosi e accettando luci ed ombre con pazienza e coraggio. Mi piace ricordare la frase confortante di Alice che così riflette alla fine: ‘Chissà se avrebbe saputo partecipare, ancora con lo stesso cuore ai piccoli dispiaceri e alle semplici gioie, nel ricordo della sua vita di bambina e dei suoi felici giorni d’estate. Lei era certa che ne sarebbe stata capace’.
Tag: Daniela Barone
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