:: Tutte le parti del mondo di Franco Limardi, Bertoni 2023 a cura di Patrizia Debicke

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Con il mondo ancora scosso dagli attentati dell’11 settembre del 2001, gli Stati Uniti appoggiati da un amplissimo fronte antiterrorista, dettero il via a una dura campagna militare (denominata Enduring freedom) per distruggere i campi di addestramento e le installazioni militari di al-Qā‛ida e catturare a ogni costo Bin Laden (già da anni nel loro mirino come ricercato n°1) .
A partire dal 7 ottobre l’Afghanistan fu sottoposto a pesanti bombardamenti da parte dell’aviazione statunitense e britannica, mentre sul fronte interno riprendeva vigore l’offensiva delle forze di opposizione, coordinata e appoggiata dalle forze armate internazionali.
La capitolazione di Kābul (13 novembre) e la successiva presa di Qandahār (7 dicembre) segnarono la sconfitta dei talebani e l’inizio una difficile e lunga fase di transizione verso un nuovo assetto istituzionale del Paese.
La successiva guerra in ῾Irāq fu voluta dal presidente degli Stati Uniti George W. Bush e dal
gruppo di neoconservatori giunti con lui al potere nel 2001 per dare un’ulteriore risposta
all’attacco dell’11 settembre e, convinti che fosse il mezzo per condurre la lotta al terrorismo
islamico, per affermare la democrazia e rafforzare il potere americano in tutto il Grande Medio
Oriente. La motivazione per l’attacco, a marzo del 2003, fu il presunto possesso da parte del
regime al potere di armi di distruzione di massa e soprattutto di armi chimiche la cui presenza non
era stata verificata dagli ispettori della IAEA (International Atomic Energy Agency) e che, in
seguito, non furono mai rinvenute. Questa guerra ebbe l’unico merito di eliminare la brutale
dittatura di Saddam Hussein (Ṣaddām Ḥusayn), a lungo considerato, fino all’invasione del Kuwait
(1990), come un utile ostacolo all’espansione del fondamentalismo iraniano. Ma finì con provocare
una netta frattura nella comunità internazionale, anche all’interno dell’Alleanza atlantica e
dell’Unione Europea, davanti alla decisione degli Stati Uniti, appoggiata da alcuni stretti alleati (in
primo luogo Regno Unito, Spagna e Polonia), di procedere all’intervento militare pur in mancanza
di un’autorizzazione esplicita del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Guerra che poi ohimé ha causato svariati effetti non previsti e non desiderati, quali forse lo
smisurato dilagare della Jhaad.
E quello fu il motivo che spinse la C.I.A. ad allargare l’ operazione segreta a livello internazionale,
denominata “Extraordinary renditions”. Espressione inglese, da allora usata per indicare le
operazioni illegali di cattura di presunti terroristi effettuate prevalentemente dalla CIA in diversi
paesi del pianeta con lo scopo di combattere il terrorismo internazionale. Insomma tutta una serie di
rapimenti mirati e illegali ai danni di persone ritenute vicine o facenti parte di organizzazioni

terroristiche, al fine di ottenere informazioni utili a evitare nuovi attentati e riuscire a scardinare le
organizzazioni stesse.
Questa “disinvolta” pratica, , prevedeva la cattura e la deportazione di sospetti in luoghi segreti
dove venivano sottoposti a brutali interrogatori. Segregati senza processo in prigioni clandestine,
meglio in paesi dove vigeva ancora la tortura, i presunti terroristi non godevano mai delle garanzie
dei prigionieri di guerra previste dalla Convenzione di Ginevra.
Dopo la condanna nel 2007 da parte del Parlamento europeo, che sottolineava il coinvolgimento e
l’occultamento di tali azioni anche da parte dei governi e dei servizi segreti di alcune nazioni
europee, nel settembre 2010 la Corte europea dei diritti dell’uomo confermò la ferma censura di
tale pratica, rappresentata dall’ emblematico caso del sequestro del cittadino egiziano Abu Omar
(Usama Mostafa Hassan Nasr) avvenuto a Milano nel 2003, compiuto da uomini della CIA con il
coinvolgimento dei servizi segreti italiani. L’uomo fu trattenuto segretamente in detenzione al
Cairo per 14 mesi.
Le “prede” di queste operazioni, alcuni catturati in Europa ma anche in Italia, venivano condotti in
altri paesi, molti tra questi mediorientali, e interrogati utilizzando la tortura.
“Tutte le parti del mondo” è un romanzo che, snodandosi drammaticamente tra Roma e Algeri
scrive di una di queste possibili storie.
Una brutta storia che coinvolgerà volenti o nolenti donne e uomini di differenti origini, diversi
per età, mentalità, abitudini di vita e lavoro, che verranno messi in contatto tra loro tra loro per
abiette trame di potere o vittime di ideali traditi oppure o magari coinvolti per caso e poi spinti
dalla propria coscienza a resistere maldestramente alla violenza della Storia.
Vittime sacrificali e triste filo conduttore della trama saranno due fratelli algerini, con la femmina
maggiore del fratello. Due giovani fratelli che un padre amoroso, un bravo e reputato giornalista
del suo paese, nell’illusione di poter salvare la vita dei figli dalla violenza e crudele repressione in
atto in Algeria anni prima, ha fatto emigrare in Italia. Lui che aveva provato a metterli in salvo è poi
morto ferocemente massacrato da coloro disposti a chiudere la bocca a ogni oppositore , e ai suoi
poveri figli non è rimasta che la possibilità della difficile sopravvivenza in un paese indifferente.
La figlia maggiore ha tentato di mantenersi e far crescere il fratello più piccolo con un lavoro
decoroso, ma il ragazzo, fagocitato dall’estremismo di una scuola coranica e avviato sulla via della
Jhad diventerà l’incauto bersaglio di commerci disumani operati sopra la sua pelle.
E si trasformerà nella causa scatenante di tutta la storia. Una storia priva in partenza di sbocchi
favorevoli e faticosamente e maldestramente portata avanti da parte di tutti i personaggi della
trama.
Perché qualunque cosa facciano e qualunque possa essere la strada da loro intrapresa, purtroppo per

le diverse e molteplici motivazioni imputabili a ciascuno di loro o a incontrollabili fatali
avvenimenti, non avranno altra scelta. Una condanna quindi che li forzerà a intraprendere un
cammino duro, amaro, spingendoli verso la disumana realtà di un tragico non ritorno . E tutto
questo perché la smisurata forza del destino provocata dall’altrui inaudita crudeltà e costruita
sull’aver cominciato con il chiudere gli occhi e la mente di fronte a superiori inique immoralità e
interessi incrociati, non troverà mai modo e spazio per concedere pietà.


Franco Limardi, nato a Roma nel 1959, è insegnante di Storia e Letteratura Italiana in un istituto
superiore. Ha esordito con il noir ‘L’età dell’acqua’ (DeriveApprodi, 2001), menzione speciale
all’edizione 2000 del Premio Calvino. E’ autore della raccolta di racconti ‘Lungo la stessa strada’
(Perdisa Pop, 2007). ‘Anche una sola lacrima’ è il suo secondo romanzo.

Una Risposta to “:: Tutte le parti del mondo di Franco Limardi, Bertoni 2023 a cura di Patrizia Debicke”

  1. Patrizia Debicke - Scrittrice critica letteraria Says:

    […] Recensione apparsa su “Liberi di scrivere” Leggila […]

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