Per i fedeli lettori di Liberi di scrivere lo scozzese Ray Banks non è un nome nuovo, abbiamo anche già avuto il piacere di intervistarlo circa due anni fa, (qui trovate la storica intervista). Esordì in Italia con Nato di sabato, (Del Vecchio editore, 2007), poi pubblicò I lupi (Wolf Tickets, 2012) edito a suo tempo da Revolver, collana pulp noir di BD, anche se non erano i suoi primi romanzi. Il vecchio Ray aveva già pubblicato nel suo paese alcuni romanzi, tra cui The Big Blind (2004) e Sucker Punch (2007) (pubblicato in origine col titolo di Donkey Punch). I Lupi era il suo settimo romanzo. Poi ne ha scritti altri, l’ ultimo Angels of the North (2014). Oltre a due collezioni di racconti e alcuni racconti lunghi e una nutrita quantità di non- fiction, tra cui un’ imperdibile intervista a Christa Faust Christa Faust Interview. Per chi se lo fosse perso segnalo che Baldini & Castaldi per inaugurare la sua nuova collana Piombo 82, (a cui Seguirà I re Neri di Tim Willocks, hard boiled apprezzato da James Ellroy), ha scelto proprio questo romanzo, I lupi. Dunque non avete più scuse. Nuova copertina ma stesso traduttore, Marco Dittrich Piva. Ripropongo la vecchia recensione.
Li trovai proprio in fondo. No, non O’Brian, era un coglione, ma aveva abbastanza buon gusto da non mangiare nel suo stesso ristorante. C’era un gruppetto di vecchi che puzzavano di soldi. Yuppie senza vita. Due uomini con l’aria di chi insegnava roba del tutto inutile con le loro mogli bruttissime, donne di cultura con indosso un poncho. Ora, chiamatemi un purista ma non penso che nessuno possa permettersi di indossare un poncho. A meno di non essere messicani. O Clint Eastwood.
I lupi (Wolf Tickets, 2012) dello scozzese Ray Banks, nome che per la prima volta avevo sentito fare da Tony Black, mi è capitato tra le mani, inaspettato, qualche giorno fa e mi ha subito messo di buon umore leggere la dichiarazione di Allan Guthrie che ho trovato in quarta di copertina: “Leggere Ray Banks è come stare in prima fila a un incontro di boxe fra Jim Thompson e Charles Bukowski raccontato da Chuck Palahmiuk. Banks è il campione britannico dei pesi massimi del noir”. Opinione che sembra confermata da The Guardian che definisce Ray Banks “uno dei migliori autori noir del Regno Unito”.
I lupi insomma appartiene di diritto alla nutrita schiera dei Tartan Noir e farà la gioia degli appassionati per il suo carattere anticonvenzionale e l’uso disinvolto dello slang, che il traduttore ha fatto di tutto per rendere comprensibile ai lettori italiani. A partire dal titolo originale Wolf Tickets che, come dice la nota in apertura tratta da un’ intervista a Tom Waits su Playboy Magazine, si rifà o al gergo dei neri di Baltimora o a quello ferroviario dell’inizio del secolo. Sull’Urban Dictionary ho trovato questa definizione: “The phrase “wolf ticket” is the result of a misunderstood African-American slang expression for the practice of verbal intimidation, “sellin’ woof tickets,” that was incorrectly transposed by whites.”
La trama è molto semplice: due amici, Jimmy Cobb inglese di Newcastle e Sean Farrell irlandese di Galway, ex militari, balordi e un po’ delinquentelli, si trovano ad avere a che fare con un delinquente vero, e pure un po’ psicopatico, Frank O’ Brian appena uscito di galera e deciso a consumare la sua vendetta. Il romanzo inizia infatti con il doloroso risveglio di Farrell e la scoperta che la sua donna Nora, ex di Frank O’Brian, gli ha rubato coca, una giacca di pelle di inestimabile valore sentimentale e ventimila sterline, abbandonandolo con un biglietto dove gli intima di non seguirla.
Farrell non ci pensa nemmeno, lascia Galway e si reca a Newcastle dal suo vecchio amico Cobb, deciso a ritrovare la sua donna. Sarà l’inizio di una storia in cui l’amicizia tra Cobb e Farrell sarà messa a dura prova, Cobb si troverà ad essere torturato e quasi ucciso da O’Brian che vuole a tutti i costi i soldi che crede Farrell abbia nascosto, la polizia sospetterà Farrell per un assassinio che non ha commesso, e naturalmente la vendetta avrà un ruolo di primo piano perché Cristo, gli irlandesi. A inventare la parola vendetta saranno stati anche gli italiani, ma gli irlandesi erano quelli che sapevano davvero come portarne una a termine.
Ritmo e azione sono gli ingredienti fondamentali di questo noir a tinte forti, non privo di una certa dose di ironia e scanzonato umorismo. Non mancano neanche le sorprese e i colpi di scena che Banks sa dosare con perfetto rispetto dei tempi. La scrittura è fluida e veloce, decisamente capace di catturare l’attenzione del lettore. I capitoli sono brevi e alternano il punto di vista di Cobb e Farrell creando una sorta di montaggio alternato che spezza la linearità dell’azione in tempo reale. Il linguaggio è un po’ crudo, ma rende in modo realistico la parlata di personaggi appartenenti al sottobosco del crimine inglese e irlandese.
Che dire di più, io mi sono divertita leggendolo, spero farete altrettanto voi.
Ray Banks è nato a Kirkcaldy, Scozia, e vive a Newcastle. Autore di dieci romanzi, due novelle e decine di racconti, è tradotto in quattro lingue. Ha lavorato come vetraio, croupier e cantante ai matrimoni prima di raggiungere il successo come autore. Nel 2012 ha vinto lo Spinetingler Award.
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