:: L’uomo che non poteva morire, Timothy Findley, (Ed Beat, 2014) a cura di Viviana Filippini

by

uomo_che_non_potevaAvete presente Highlander di Rusell Mulchay e Orlando di Virginia Woolf? Il film e il libro appena citati mi sono venuti in mente leggendo L’uomo che non poteva morire di Timothy Findley, pubblicato per Beat edizioni. La cosa interessante di questa storia non è solo la vicenda del misterioso e allampanato Pilgrim, un individuo del quale non si sa nulla e il cui nome significa pellegrino. Di lui si conosce solo l’irrefrenabile serie di tenta suicidi e l’impossibilità di portare a termine questa missione personale. Non è che Pilgrim non ami la vita, ma è come se il suo bagaglio di esperienze vissute lo avesse spossato a tal punto da indurlo a desiderare come unica via di fuga e di pace la morte. Altro aspetto che colpisce del romanzo dello scrittore nato in Ontario è tutto quello che aleggia attorno a Pilgrim. L’uomo è ricoverato in una nota clinica di Zurigo –Birghözli- diretta dallo psichiatra antropologo Gustav Jung e questo permette allo scrittore canadese di costruire un impianto narrativo nel quale la fiction narrativa (la vita presente e passata del paziente) e la realtà (gli studi sulla psiche umana) si intrecciano con perfetto equilibrio, dando vita ad una storia davvero avvincente. Pilgrim, portato nella casa di cura dalla sua amata amica Lady Symbol Quartermaine, inizierà con Jung un serrato e duro confronto che un poco alla volta lo porterà a confessare la sua complessa storia umana. Allo stesso tempo Jung, riceverà in dono da Lady Quartermaine i diari di Pilgrim e grazie alla lettura degli stessi svolta da sua moglie Emma, il medico scoprirà che il suo paziente conosce molto bene la vita di alcuni personaggi del passato come Leonardo da Vinci, Monna Lisa, Henry James, Oscar Wilde. Jung rimane colpito dai contenuti dei quaderni del suo paziente, perché solo una persona che ha vissuto a diretto con quei grandi nomi della Storia può essere al corrente di certi dettagli. Da qui scatterà il bisogno ossessivo dello studioso di comprendere se Pilgrim è davvero immortale o solo una mente malata dall’immaginazione troppo fervida. L’uomo che non poteva morire è un avventuroso viaggio tra passato e presente, tra razionalità e immaginazione, tra verità e menzogna. Da un lato ci sono i tormenti di Pilgrim che voler porre fine a un vivere per lui diventato ormai troppo corposo e insostenibile. Dall’altro lato, la presenza di Jung come antagonista del personaggio principale porta chi legge questa storia a conoscere i tormenti, le ossessioni, i tradimenti, gli accesi conflitti lavorativi e personali che hanno caratterizzato la vita del noto psichiatra svizzero. L’uomo che non poteva morire ha un impianto narrativo solido e la storia scorre via veloce sulle ali della fiction letteraria, nella quale fantasia religione, scienza e filosofia si mescolano in un mix perfetto che trova forma nella figura di Pilgrim, sempre pronto a interrogarsi e a interrogare chi lo circonda sul senso della vita e della morte. Arrivati alla fine del libro si ha come una strana sensazione, si ripensa ai tanti déjà vu provati, tanto che il lettore potrebbe chiedersi – come ha fatto lo sottoscritta – se la morte è la fine della vita o l’inizio di una nuova esistenza. Traduzione Massimo Birattari.

Timothy Findley è nato nel 1930 nell’Ontario. Vincitore di numerosi premi letterari (il Governor General’s Award, l’Edgar Award, il Chalmers Award), ha scritto numerosi romanzi e tre raccolte di racconti, oltre a saggi e opere teatrali. Tra i suoi libri più noti: Le ultime parole famose (Neri Pozza 2003), L’uomo che non poteva morire (Neri Pozza, 2001), Dust to Dust,The Piano Man’s Daughter, Headhunter, Not Wanted on the VoyageFrom Stone Orchard. Officer of the Order of Canada e Chevalier de l’Ordre des Arts e des Lettres, Findley è scomparso in Francia nel giugno del 2002.


Scopri di più da Liberi di scrivere

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento