:: L’autunno dell’anno prima, Alessandra Zenarola, (Scrittura & Scritture, 2014)

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Autunno_anno_primaAutrice interessante l’ udinese Alessandra Zenarola e non lo dico con leggerezza. A volte le parole perdono significato per il troppo uso, diceva un mio professore di filosofia, e questa volta sarebbe un peccato. L’autunno dell’anno prima, edito Scrittura & Scritture nella collana Voci è il primo libro che leggo della Zenarola, che ha già pubblicato due romanzi e una raccolta di brevi novelle, quindi non è strettamente quello che si dice un’ esordiente, ma stranamente non ne avevo mai sentito parlare. E anche questo è un vero peccato.
La prima cosa che colpisce di questo autrice è lo stile luminoso, raffinato, poetico, ancora più difficile da conquistare quando si parla di quotidiano, di vita contemporanea, o di rapporti familiari, amicali o sentimentali. E già solo per questo merita di essere letta, non solo dai lettori “lettori” ma anche da coloro che si avvicinano alla scrittura. Credo che questo testo sia una grande lezione di stile, uno degli stili più personali che mi sia capitato di leggere in questi ultimi tempi, che anche se è un errore imitarlo, (ogni autore dovrebbe raggiungere uno stile personale) trasmette un profondo amore per la parola, per le sue sfumature, per la capacità di dare valore semantico anche alle frasi più apparentemente banali o di contorno. C’è un autrice che amo molto che me la ricorda (proprio per l’intensità delle sue frasi, e la sana “fatica” che impiego nel leggerla) non la cito per pudore, lasciando a voi lettori di fare i vostri accostamenti. Comunque se avrete modo di leggere questo libro sono certa che capirete cosa intendo.
Innanzitutto è una scrittura al femminile, umorale, delicata e nello stesso tempo capace di trasmettere forza, la forza del personaggio, figlia, moglie, madre, amante capace di districarsi tra lavoro e impegni familiari, la cura degli anziani è forse uno dei più delicati, un misto di sentimenti e razionalità, di coraggio e di fragilità.
La protagonista ha un rapporto difficile col cibo. La sua inappetenza, non definita come vera e propria anoressia, (anche se originata sicuramente dai suoi rapporti conflittuali con i genitori, padre assente, madre invadente, e poi con il marito fedifrago) appare continuamente a sottolineare un disagio esistenziale quasi fastidioso, quasi patologico. Domiziana, nome bellissimo, non mangia quasi perché rifiuta la vita, mette una barriera tra sé e l’invadenza della realtà, dei ricordi, degli altri, finché si innamora di Darko, un bosniaco che vive a Grado, l’isola bella, solo con il suo cane, un uomo ruvido, affascinante, misterioso, solitario, anch’egli probabilmente ferito dalla vita (si accenna in un detto non detto a esperienze di guerra).
E naturalmente questo amore avrà un doppio potere, quello di avvicinarla alla sorella, Andrea, (fonte del forse unico e reale colpo di scena) la cui (vana) ricerca l’ha portata proprio sulla laguna di Grado in inverno, permettendole un addio, e di (ri)avvicinarla alla “vita” in un finale (lieto) carico di speranza e di fiducia nel futuro e, perché no, di un rigurgito di indipendenza conquistata.

Alessandra Zenarola vive a Udine. Oltre a scrivere frequenta le osterie del centro storico, fotografa la pioggia, tenta di leggere Proust e Céline perché si sente in colpa per non esserci mai riuscita. Spazzola il suo gatto. Ogni tanto perde o recupera peso. Dimentica gli ombrelli al supermercato. Ha pubblicato due romanzi, Il cow boy vanigliato (2003) e Un cuore di latta (2010), e una raccolta di brevi novelle, Smagliature (2008).

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