LDS Ciao Stefano, e ben tornato su Liberi di Scrivere nelle vesti di intervistato. Hai in uscita ben due romanzi: Tutti all’inferno edito da Novecento e Mosaico a tessere di sangue edito da Cordero edizione. Probabilmente in cantiere un nuovo Professionista per la collana Segretissimo di Mondadori, e una traduzione, quella del secondo volume della serie di Wayward Pines di Blake Crouch. Forse qualche racconto per riviste. Insomma sei impegnatissimo tra lavoro alla tastiera e presentazioni in giro per l’Italia, e trovi il tempo di recensire anche qualche romanzo per le nostre pagine. Vorrei farti proprio una domanda sul lavoro di recensore. Quanto incide la tecnica e quanto la passione per i libri in una buona recensione?
SDM Ciao e lieto di essere di nuovo con voi. Prima di tutto recensisco solo opere che mi piacciono. Non mi piace parlare male di lavori di colleghi e poi nella recensione predomina il desiderio di condividere una cosa che mi è piaciuta, magari sottolineando qualche lato non proprio perfetto ma fornendo al lettore l’indicazione per trascorrere qualche ora piacevole. Detto questo la recensione cerca di cogliere il meglio del romanzo, l’atmosfera con un breve accenno alla trama giusto per capire di cosa si parla ma senza spoilerare. Deve essere una guida, un consiglio tra amici. Spesso, almeno nel mio caso, mediato dalla conoscenza che ho con l’autore e la sua opera.
LDS Dopo Un giorno a Milano, in cui appare un tuo racconto dedicato al Professionista e Il palazzo delle cinque porte, un giallo con sfumature fantastiche e horror, hai pubblicato Tutti all’inferno, primo romanzo di una nuova serie di noir metropolitani ambientati a Milano. Gangland sullo sfondo, la tua Gangland già scenario di molte storie del Professionista, una città, Milano segnata dalla crisi, dall’immigrazione, che se ha portato tanti stranieri tra loro sono arrivati anche tanti criminali, facenti parte di mafie più o meno organizzate, dal degrado. Una città di cui registri i cambiamenti, le mutazioni sociali e etniche, l’incredibile vitalità che ancora la contraddistingue. Che tipo di scenario è Milano per un romanzo noir? Come hai scelto di rappresentarla?
SDM Tutti all’inferno fa comunque parte delle storie di Gangland che è poi il nome che ho dato alla mia città nelle storie del Professionista. La città delle bande, di chi i soldi ce li ha e di chi vorrebbe averli. Dai tempi del mio primo romanzo Per il sangue versato (1990) la situazione è mutata molto e Milano è diventato un set realistico che non bisogna neanche forzare troppo per raccontare storie avvincenti che si possano mettere sullo stesso piano dei modelli stranieri, americani, inglesi, francesi e scandinavi. Ha una sua multietnicità e questo ha portato a una diversificazione della geografia criminale che, dal punto di vista narrativo, è un fattore positivo per chi racconta. Le situazioni e le realtà magari non note a tutti sono molte. Io credo che sia sempre necessario introdurre il lettore in un ambiente che non consoce e rivelarglielo attraverso la storia. Questo senza emettere giudizi o voler insegnare qualcosa o peggio avere pretese sociologiche, è una fotografia, è fiction. Deve avvincere principalmente. Se poi ci aiuta a ragionare, ancora meglio.
LDS Tutti all’inferno è forse il tuo romanzo più scerbanenchiano, abbiamo un ex pugile, una poliziotta agguerrita, un grisbi a cui tutti danno la caccia in un ginepraio di vendette, omicidi, e alleanze più o meno improbabili. Un uomo sta uscendo di galera, e scatena una vera e propria caccia all’uomo, a chi aveva tradito durante una rapina in gioielleria. Una trama classica insomma, una storia criminale che ci porta con la mente anche a tanti noir francesi in bianco e nero. Quanto il tuo immaginario cinematografico ha influito nella stesura di questo romanzo?
SDM Sicuramente. Ho volutamente tirato un po’ il freno sulla spettacolarità dell’azione (che pure c’è) per dare un ritratto della città, del suo milieu. Anche questo è un classico, la mala vecchia contro quella nuova. Anche se siamo negli anni 2000 e certe cose vanno aggiornate. Io sono molto legato alla visione di Scerbanenco di Milano sia quella dei racconti (Il Centodelitti, Milano calibro 9) che i romanzi di Duca Lamberti che erano molto crudi, ma anche romantici a modo loro. Ovviamente era un’epoca differente e di questo bisogna tenerne conto. Poi nel tratteggiare la mia Milano criminale ho avuto in mente tutto il noir criminale francese da Melville a Josè Giovanni sino a Marchall e a Frederick Shoendoffer. Insomma a quelle serie tipo Braquo o Flics, che presentano la realtà criminale francese che conosco piuttosto bene e che mi è servita come base per la mia raffigurazione, che però è quella di una città italiana, la mia città. Quella che respiro ogni notte.
LDS Il Professionista resta un cardine nella tua produzione narrativa, quanto si differenzia da lui il personaggio di Pietro Mai? Quanto gli somiglia?
SDM Chance Renard è appunto un professionista del mondo clandestino. Non è una bella persona. Ha fatto due turni nella Legione, vent’anni da free lance, ha lasciato sul campo parecchie parti del suo corpo. È, fondamentalmente un violento. Con un suo codice. Pietro ha lo stesso carattere duro ma viene da una esperienza di vita meno cruda. Ha una ferita interiore, dei sentimenti, è forse più realistico. Diciamo che lo spirito si assomiglia ma Pietro nasce per essere un personaggio più ‘reale’.
LDS Un bel personaggio femminile quello di Liana Sestini, una donna cresciuta sulla strada, decisa, forte, insofferente delle gerarchie, figlia di un poliziotto morto in servizio. A che modello di donna ti sei ispirato per costruire questo personaggio?
SDM Amo moltissimo Liana che è diversa dagli altri personaggi femminili, anche dalla Bimba. All’inizio è ancora inesperta, ha bisogno della figura di Pietro. È un po’ ossessionata dal fatto che la sua carriera si ferma al grado di ispettore perché non ha fatto l’università, è con ragione ma un po’ ossessivamente assillata dalle angherie dei superiori. All’inizio quando parla del caso che le è stato affidato a Pietro, lui pensa che si tratti di una delle abituali lagnanze, poi viene fuori l’Antico e le cose si fanno serie. Liana poi è testarda, è lei che spara. E ha anche questa passione parzialmente inespressa per Pietro che è il refrain romantico, e nuovo, della serie.
LDS Mosaico a tessere di sangue per la collana Crimen diretta da Daniele Cambiaso per l’editore genovese Cordero è invece un classico giallo all’italiana, un Italian Giallo, credo sia il termine giusto, sulle tracce di un assassino, un vero e proprio serial killer. Anche qui tanto cinema come ispirazione, thriller italiani anni ’70 per lo più, (Dario Argento, Mario Bava, Umberto Lenzi). Perché secondo te la cinematografia italiana non inizia una nuova stagione di thriller ambientati negli anni 2000, con sullo sfondo la crisi, l’immigrazione, il mutare della struttura sociale e della percezione del crimine?
SDM Purtroppo perché il cinema italiano è morto. Non c’è molto da dire. I soldi si trovano solo per fare commedie senza senso né umorismo o film che seppur premiati, restano dei castelli di carte nella mente di chi li gira e si crede un autore. Il cinema come intrattenimento, il cinema come industria non c’è più. Ci sono a volte dei casi che riprendono una certa tradizione, cito Tulpa e Cha cha cha che sono anche bellini ma vengono mal distribuiti e mi sembra che non siano né sostenuti né recepiti come apripista per un nuovo cinema popolare italiano. E in tv peggio ancora…
LDS Parlaci di Mosaico a tessere di sangue, come è nato questo romanzo, a cosa o a chi ti sei ispirato?
SDM Era da molti anni che volevo scrivere un Italian Giallo attuale ambientato in un albergo sul mare a fine stagione. L’idea mi è venuta quest’anno durante Giallo Latino durante il quale eravamo sistemati in una location perfetta, l’ultimo albergo tra il mare e il parco del Circeo. Il set era già pronto, bastava trovare la storia…
LDS Tra le uscite di questi giorni dedicate all’action c’è qualche romanzo che ti ha particolarmente colpito, che consiglieresti?
SDM Se parliamo di Action direi sicuramente Agguato ai Nibelunghi di Roni Dunevich che è un autore israeliano pubblicato da Mondadori. Veramente un grandissimo thriller spy, originale oltre tutto.
LDS Grazie della tua disponibilità, Stefano, nel salutarti mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti per il futuro.
SDM Prima di tutto a luglio esce una nuova avventura del PROFESSIONISTA intitolata Colpo su Colpo nella quale ritroveremo anche una vecchia conoscenza, L’Inglese, l’arcinemico costruito sulla figura di James Bond. È un bel traguardo un nuovo Professionista estivo perché significa che il pubblico continua a supportare il personaggio. Dopo di che sto lavorando a un altro romanzo con Bas Salieri che però non sarà un seguito diretto de Il palazzo dalle cinque porte, ma un’indagine a sé, sempre però con gli stessi elementi. E infine sto curando una edizione in cartaceo di Obscura legio che ha avuto un buon successo in ebook e che ho recuperato come diritti quindi posso ampliarla e pubblicarla come mi pare. Un saluto a tutti voi.
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