:: Athos. Vita, avventure segrete e morte presunta di un personaggio Alberto Ongaro, (Piemme, 2014) a cura di Elena Romanello

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Athos-660x1067I personaggi dei Moschettieri di Francia, realmente esistiti nella Storia anche se magari non con le valenze romanzesche di Dumas, hanno ispirato più di una volta anche altri autori, attratti da questo mondo ricco di avventure, intrighi, duelli, in cui si rileggevano pagine fondamentali del passato glorioso d’oltralpe, a cominciare dal fondamentale Seicento, secolo dell’assolutismo regio, ma anche di nuovi fermenti che non tardarono poi a manifestarsi.
Stavolta è il turno di Alberto Ongaro, romanziere italiano, anzi veneziano, che ha al suo attivo vari romanzi storici, con come secolo d’elezione il Settecento. Stavolta si sposta nel Seicento, per raccontarci la storia di Athos, forse il moschettiere più tormentato, già marito della perfida Milady, che l’autore ci presenta morente, mentre attende notizie del figlio, nato anni dopo le sue avventure con i compagni, disperso in una guerra dove è andato a combattere per ordine del re, e chi ha letto Il visconte di Bragelonne, terzo libro della serie, lo ricorderà senz’altro.
Tra sogno e ricordo, Athos ricorda una sua avventura prima che diventasse moschettiere del re, e prima di incontrare Porthos, Aramis e D’Artagnan, quando durante un viaggio nel Mediterraneo naufragò, rifiutando di entrare nell’Ordine dei cavalieri di Malta e accettando un incarico ancora più rischioso, con sullo sfondo non la Francia ma la Serenissima cara al suo autore.
Non un seguito, quindi, ma un prequel, un antefatto ad un personaggio indimenticabile, con cui Alberto Ongaro omaggia quello che resta il massimo autore occidentale di romanzi d’avventura a sfondo storico, mettendoci del suo, ricordando che quel mondo creato oltre un secolo fa è patrimonio di tutti.
Un libro agile, forse troppo breve, tra mille colpi di scena e con un finale che si chiude sul continua caro a Dumas, a voler sancire che gli eroi comunque restano immortali, anche quando sono sul letto di morte, e ci sarà sempre un qualcuno che penserà a loro. Il sottotitolo del libro è Vita, avventure segrete e morte presunta di un personaggio, a sottolineare questo, e il motto in copertina recita Il tempo è quel luogo dove qualcuno aspetta qualcun altro che non arriva: tutto per sottolineare l’immortalità di un personaggio.
Il libro è da consigliare agli appassionati di Dumas, che non troveranno il loro personaggio stravolto, ma solo arricchito di altre avventure, che tra l’altro si riferiscono a fatti meno noti della Storia europea, ma fondamentali per gli equilibri di allora. Ma Athos vuole anche essere una riflessione sul senso della vita e dell’avventura, di fronte alla sua fine, sull’eroismo in una prospettiva più ampia, sull’essere eroe e saper vivere oltre la propria vita.
Alberto Ongaro, classe 1925, parla senz’altro di cose che ama e che sentirà solo, mostrando una gioventù d’animo nel voler coltivare l’avventura in senso classico, quella dei libri di Dumas, Salgari e altri, un genere oggi stranamente non molto praticato ma sempre gradito dai lettori, forse perché alla fine è uno dei primi ad appassionare alla lettura, in giovane età.

Alberto Ongaro Vive a Venezia, la sua città da sempre. Ma nella sua vita avventurosa, che l’ha visto per molti anni inviato speciale per «L’Europeo», ha viaggiato in tutto il mondo e soggiornato a lungo in America del Sud e in Inghilterra.
Narratore, giornalista, sceneggiatore di fumetti (a lungo collaboratore e intimo amico di Hugo Pratt), è autore di diversi romanzi, tra cui La taverna del Doge Loredan e La partita, premiato con il Super Campiello nel 1986. Con Piemme ha pubblicato inoltre Il ponte della solita ora, La versione spagnola, La maschera di Antenore, Interno argentino, Un uomo alto vestito di bianco.

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