Domenica mattina. La neve cade come una spolverata di brillantini da un pallido cielo invernale, ricoprendo tutto tranne l’Albero, scuro contro il biancore soverchiante. L’hanno trovata. Alla fine. Poteva rimanere li fino a primavera, un cumulo come tanti altri, e a quel punto sarebbe diventata tutt’uno con la terra soffice sotto la neve che si scioglieva al calore lento del sole, se uno degli uomini impegnati nelle ricerche non avesse notato un paio di corvi che gracchiavano e beccavano qualcosa non molto lontano dalla casa.
Tra le opere di narrativa post coloniale di autori contemporanei, figli della diaspora indiana, vanno senz’altro segnalati i romanzi di Anita Rau Badami, autrice già nota in Italia per aver pubblicato con Marsilio nel 2005 Il passo dell’eroe e nel 2008 Le donne di Panjaur. Il suo nuovo romanzo, Il gioco del silenzio (Tell it to the Trees, 2011), edito in Canada con Knopf Canada, esce in Italia, tradotto da Laura Prandino, con un nuovo editore rispetto i precedenti, Piemme.
Ai margini di Merrit’s Point, cittadina dimenticata da Dio, situata a Nord del Canada, vivono i Dharma, tre generazioni pigiate insieme, alla maniera indiana: la vecchia Akka, la nonna; Vikram, il padre, marito di Suman, sua seconda moglie; e il piccolo Hemant di sette anni, e l’adolescente Varsha, i figli. Una famiglia devastata dalla violenza, non solo fisica ma anche psicologica, esercitata dal capofamiglia e dall’isolamento, in quella landa desolata circondata dalla neve.
A minare questo precario equilibrio, fatto di abusi e rassegnata accettazione, arriva Anu Krishnan, una scrittrice emancipata e moderna, anch’è essa di origini indiane, che affitta la dependance sul retro della casa padronale. All’inizio Anu è affascinata dall’apparenza perfetta di questa famiglia tradizionale, legata alle tradizioni indiane, sebbene Vikram abbia visto l’India solo quando si è recato nel paese per scegliersi la nuova moglie, Suman, ma presto scopre che l’apparenza è solo una patina scintillante, che nasconde segreti molto spesso inconfessabili.
Non farà in tempo a cambiare le cose che il suo cadavere viene scoperto nella neve, a pochi passi dal portone di casa. Cosa la ha spinta a uscire, con vesti leggere non adatte al grande freddo? E’ stato davvero solo un incidente, come tutti vogliono credere?
Il gioco del silenzio inizia proprio con il ritrovamento del suo cadavere nella neve, e da qui in poi i vari personaggi diventano voce narrante dei vari capitoli, (ci sarà spazio anche per il diario di Anu), in un crescendo di tensione fino ai capitoli finali in cui tutto troverà spiegazione.
Sebbene questo romanzo non sia un thriller, né una classica indagine legata ad un delitto, con poliziotti, indizi, false piste e la classica scoperta del colpevole, in un certo senso la narrazione si rifà a questi meccanismi per narrare l’inferno domestico in cui vivono i personaggi, inferno in cui i più piccoli subiranno i danni maggiori, vittime della violenza e debolezza degli adulti, arrivando a distorcere anche i più naturali sentimenti d’amore in qualcosa d’altro, più simile al possesso, e alla volontà di dominio.
Lo stile è piano, piuttosto didascalico, segnato da un crescendo di tensione che arriva solo nel finale a svelare l’amarissima verità, che per tutto il libro cova sotto le ceneri. Non è un thriller come dicevo, ma nello stesso tempo resta un’ analisi attenta, che scava nei meccanismi psicologici che spingono i personaggi a compiere le azioni più efferate, con una naturalezza che nasce solo da una sottile forma di pazzia. E questo orrore accompagna il lettore durante la lettura, non lasciandolo neanche una volta chiuso il libro.
Anita Rau Badami Scrittrice e pittrice, è nata nel 1961 in India, dove ha studiato Letteratura inglese a Madras e Comunicazione a Bombay. Ha lavorato come copywriter per varie agenzie pubblicitarie. Ha cominciato a scrivere nel 1991, dopo essersi trasferita in Canada. Con il romanzo Il passo dell’eroe (Marsilio, 2005) ha vinto il Commonwealth Writers’ Prize. Il gioco del silenzio, bestseller assoluto in Canada, è stato candidato al prestigioso IMPAC Award.
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