:: Recensione di Passi sull’acqua di Ilaria Mainardi (Edizioni Smasher, 2013) a cura di Alessandra Bava

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copertina_ilariamainardi_isbnCi sono libri di poesie in grado di lasciare un solco profondo con la loro meravigliosa ed originale levità. Passi sull’acqua prima raccolta poetica di Ilaria Mainardi, stupisce per la capacità dell’autrice di segnarci sfiorandoci appena con la sua penna.
Vi è un fil rouge sottilissimo ad accompagnarci in questo percorso: è il respiro del verso, che si espande sulla pagina bianca, con immagini che fanno implodere le nostre certezze ad ogni passo; quello che Mainardi stessa definisce come “l’attrazione ottusa per la gravità.” È facile sentirsi smarriti come Teseo nel labirinto, ma ne abbiamo ben ragione visto che l’autrice non ci rassicura regalandoci, come Arianna, un filo dipanatore. L’intento è volutamente quello di farci perdere ad ogni angolo, ad ogni pagina. Finiamo sempre in luoghi diversi da quelli che avevamo immaginato. Gli ultimi due versi di “Direzioni” ci regalano la chiave di volta: “se c’è ancora un posto per chi/non sa dove andare.” Perché questo è in fondo ciò che la poesia è: il luogo dello smarrimento e del ritrovamento, di noi stessi in primis
Nel percorrere questo dedalo, siamo colti dal prepotente senso di distacco, assenza, vuoto e solitudine che chi scrive cerca di riempire con un controllo sapiente delle immagini. L’amato in queste liriche è perennemente sfuggente, lontano, assente, ma la sua presenza è evocata con forza, come nelle briciole di “Incontro” che si fanno “pane di versi/fuggitivi”. “D’istinto apro la bocca”: è proprio nel verso che Mainardi cerca la sazietà, trovandola, ed è nutrendosi del “poco” che appaga la sua famelica brama di totalità.
Partendo dalle poesie della raccolta, muovendoci tra haiku e poesie giovanili di sorprendente maturità, Mainardi ci conduce per terra e per mare, ma ci insegna soprattutto che, per fuggire dal labirinto, occorre librarsi con le ali di Icaro, diventare leggeri, inseguire la levità proposta da Paul Valéry nella citazione che introduce le sue poesie: “être léger comme l’oiseau et non comme la plume.” Essere leggeri come l’uccello e non come la penna. Quando anche la protagonista delle poesie rimanga a volte ancorata al suolo, incapace di volare, è la scrittura stessa di Mainardi a riuscire nell’intento scarnificandosi, con un’aderenza tra parola e contenuto che la porta a elevarsi, e noi con lei, in modo baudelairiano.
Passi sull’acqua è poesia che ci impone il volo. Preparate dunque il vostro cappello da aviatore e allacciate le cinture prima della lettura.

Ilaria Mainardi nasce e cresce a Pisa. Parte della sua tesi di laurea è contenuta nel cofanetto “’Na specie de cadavere lunghissimo”, edito dalla BUR – Biblioteca Universale Rizzoli. Ha pubblicato, per Siska Editore, il saggio digitale “The Day Is Yours. Kenneth Branagh”, tradotto in inglese, da Kay McCarthy, per lo stesso editore. Un saggio sull’attore Michael Fassbender è stato pubblicato da Vincenzo Grasso Editore.


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