Jane Austen è una delle scrittrici anglosassoni più amate e conosciute. I suoi romanzi hanno raccontato e ci raccontano ancora oggi le tresche amorose, gli intrighi di coppia e la routine della vita quotidiana della nobiltà inglese nella campagna del ‘700 e chissà quale sarebbe oggi la sua impressione se scoprisse di essere diventata lei stessa la protagonista di un romanzo. Ebbene sì, in Una Carrozza per Winchester la scrittrice Giovanna Zucca si immagina una possibile – perché a dire il vero i due protagonisti non si incontrarono mai nella realtà – storia d’amore tra la Austen e il medico Thomas Addison, accorso al suo capezzale nella speranza di trovare una cura all’oscuro male che la attanagliava da tempo. Una volta giunto a destinazione il dottore scoprirà una donna forte, coraggiosa che non ama molto le regole delle società dove è nata e questo creerà da subito tra i due un intenso e inaspettato feeling. Il romanzo è una perfetta mistura tra realtà e finzione che servono a chi scrive a raccontare a noi lettori la relazione tra l’autrice di Orgoglio e Pregiudizio e l’eminente medico- scienziato, due personalità che emergono pagina dopo pagina in ogni loro sfaccettatura caratteriale, a differenza dei comprimari che per il loro modo di porsi nella trama richiamano spesso alla mente molti degli stereotipi comportamentali che la Austen stessa rese protagonisti delle sue opere. Una carrozza per Winchester è allo stesso tempo un viaggio dentro ad un’epoca passata, un microcosmo campestre che affiora con forza in tutte le sue forme di rispetto morale e sociale alle quali la Austen non amava molto sottostare. Questo atteggiamento di ribellione volontaria ci mostra quindi una Jane Austen in netta opposizione alla sua famiglia e alla comunità troppo legata alla rigidità formale . L’immagine restituitaci da Giovanna Zucca è quindi ben lontana da quella che spesso è ricorsa nella storia e che ci ha mostrato Jane come una donna debole, “impegnata” a trascorrere le sue giornate tra feste, balli o a ricamare. La Zucca con questa narrazione ci aiuta a capire la vera indole dell’autrice di Mansfield Park, dimostrandoci la sua tenacia, il suo fare di testa propria andando spesso contro il parere dei familiari e la poca propensione al rispetto di dettami d’etichetta ormai obsoleti per i suoi tempi e che lei seguiva solo per non mettere in cattiva luce la famiglia d’origine. Non a caso la scrittrice firmava i suoi libri con “A Lady” proprio per evitare dicerie attorno al suo conto e perché era impensabile che ai suoi tempi una donna si guadagnasse da vivere con la scrittura (una riflessione sul ruolo della donna in letteratura la potete trovare anche in Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf, dove tra l’altro si parla della Asuten stessa). Attorno a Jane ci sono tanti altri personaggi, tutti ammaliati dal suo io debilitato della malattia, ma impavido nell’affrontare la vita. Addison travolto dai sentimenti per questa donna farà tutto il possibile per sterminare lo sconosciuto nemico che la tormenta, chiedendo consiglio anche all’amico e collega Hodgkin. I due intuiranno la possibile origine del malanno, ma la questione principale rimarrà capire se le eventuali cure proposte avranno efficacia o no. In Una carrozza per Winchester, Giovanna Zucca racconta con garbo l’amore tra la Austen e Addison, un rapporto che da medico-paziente, si trasforma in una relazione d’amore vero tra una donna e un uomo. Una rapporto che è la rappresentazione di un amore maturo fatto di ragione e sentimento puro tra persone adulte che si amano, rispettano e accettano per quello che sono, in barba agli ottusi pettegolezzi di villaggio.
Giovanna Zucca piemontese di nascita ma veneta d’adozione, vive e la lavora a Treviso come strumentista e aiuto anestesista. Laureata in Filosofia, una disciplina che coltiva con grande interesse e passione, collabora con il centro interuniversitario di studi sull’etica presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Con Fazi ha pubblicato nel 2010 Mani calde, romanzo ad ambientazione ospedaliera che nel 2012 ha vinto il Premio Reghium Julii Opera Prima, ben accolto da pubblico e critica. Del 2012 lo scherzo filosofico Guarda, c’è Platone in tv!(Fazi).
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