Ciao Alice benvenuta a Liberi di scrivere, dal 2008 lavori come editor alla casa editrice Fazi e hai dato vita a Le Meraviglie, una collana dedicata in modo esclusivo alla narrativa umoristica, a guide insolite e curiose e a tutto ciò che più ti piace, poi nel 2013 hai pubblicato Publisher questo insolito ritratto biografico di Elido Fazi, tuo marito ed editore.
D. Come è nato Publisher, la simpatica biografia dell’editore Fazi, tuo marito?
R. Forse a forza di sentirgli ripetere episodi appartenenti al passato o semplicemente per gioco, per scherzo (ma poi neanche tanto). Senz’altro nel desiderio di comprendere meglio una personalità per me tanto complessa che ho subito sentito il bisogno di analizzare e quasi sezionare a tavolino nel tentativo di captarne gli aspetti più segreti e riuscirne ad accettare le asperità. Il “lavoro” di qualsiasi moglie, insomma, però sublimato su carta.
D. La prima volta che tu e Elido vi siete incontrati cosa ti ha colpito di lui?
R. La serietà. Nonostante gli aspetti buffi via via rinvenuti nel suo carattere, e minuziosamente passati in rassegna con Publisher (che si appunta quasi esclusivamente su quelli), mi colpì l’approccio assolutamente professionale nei confronti delle mie proposte (un saggio accademico di critica letteraria: noiosissimo), l’amore spropositato nei confronti di Keats (di cui mi parlò quasi subito) e in generale una spiccatissima e più che vivace curiosità per i libri.
D. Publisher è una biografia di un uomo e di una coppia, perché la scelta di raccontare la vostra vicenda usando la terza persona?
R. Semplicemente mi faceva più ridere l’idea di due figurine viste da fuori con l’occhio distaccato di chi li osservasse per la prima volta e come dietro il vetro di un acquario; per mantenere costante il tono umoristico senza rischi di coinvolgimento dati ad esempio dalla prima persona; infine, per conferire il più possibile un andamento romanzesco al racconto.
D. Leggendo il libro si scopre che Fazi è nato in un piccolo paese delle Marche, che poi ha lasciato per l’Inghilterra, Roma e tanti altri viaggi. Cosa rappresenta questo suo pellegrinaggio e quello che ha fatto in queste tappe?
R. Una fuga? Il classico “viaggio dell’eroe”? Non so. A me interessava raccontare la storia di un uomo che si è fatto da sé costruendosi una vita e una carriera venendo quasi dal nulla. Partire da un paesino senza acqua né gas e arrivare a fondare diverse società, alcune anche di successo, non è da tutti. Ci vuole predisposizione, determinazione, una certa dose di coraggio, fortuna, ma anche carattere. Con la sua parabola, volevo dare l’idea di una storia positiva, di speranza, un esempio costruttivo da seguire anche in questi anni pesanti e pieni di difficoltà.
D. Quando Elido ha letto questo suo ritratto umoristico qual è stato il suo primo commento?
R. Nessun commento. Eravamo in treno: ha letto, è rimasto perplesso e poi si è addormentato (si aspettava qualcosa di un po’ più lusinghiero). Al risveglio, abbiamo litigato. Una volta capito il gioco, però, si è divertito all’idea di un ritratto nuovo e davvero a tutto tondo che, evitando il tono celebrativo, prendeva a prestito la sua storia per un racconto divertito dal tono umoristico.
D. Ad un certo punto il lettore si imbatte nel capitolo Faziland o il regno del Publisher, e scopre che in Fazi è radicato un attaccamento a precise consuetudini comportamentali (per esempio sempre la stessa agenzia per i viaggi, gli stessi sarti per i vestiti, periodi in cui mangia solo alcune pietanze). Cosa rappresentano per lui queste abitudini?
R. Credo dipendano da fattori caratteriali. Per lui, sempre in movimento, le abitudini costituiscono un rifugio sicuro. Se al lavoro è sempre a caccia di novità, pronto, reattivo e disponibile al cambiamento, in privato gli piace sempre tornare negli stessi posti e non allontanarsi troppo dalle sue consuetudini.
D. Publisher è il ritratto di un uomo, ma anche del mondo delle Fiere nazionali e internazionali dedicate al libro. L’immagine che ne esce dal romanzo corrisponde alla realtà in toto o ci hai ricamato sopra per renderla più curiosa?
R. A dir la verità non ci ho ricamato molto sopra: le fiere sono divertenti già da sole. Nel libro, ciò che in generale distanzia la materia dalla pura realtà è il taglio umoristico e, semmai, l’ottica ingenua (o finto ingenua) che ne deriva, alterando inevitabilmente gli episodi vissuti.
D. Nel libro ci sono tanti scrittori, poeti e vostri colleghi di lavoro. Come hanno reagito quando si sono trovati protagonisti in questa storia?
R. Hanno fatto più che altro finta di niente.
D. Tra i tanti ritratti, c’è quello di Gore Vidal, quello di Stephenie Meyer, ma spicca per originalità quello di Valentino Zeichen. Che cosa rappresenta per voi il poeta?
R. Valentino è prima di tutto un amico. La mia stima di lui come poeta invece risale ai tempi dell’università. Zeichen comunque ha reagito molto bene di fronte al suo ritratto in Publisher: è sempre contento infatti quando qualcuno parla di lui, nel bene e nel male.
D. Elido Fazi mi ha dato l’impressione di essere un uomo solido, a tratti quasi burbero, che parla poco, ma quando si esprime le sue parole sono ricche di senso e anche di forti emozioni. Come convivono in lui questa serietà e passionalità?
R. Oddio! Il tentativo romanzesco allora è riuscito! Elido nella realtà parla a valanga, è spesso allegro e quasi incontenibile. Però sì, nonostante io faccia fatica ad ammetterlo, specie al lavoro, ha sempre ragione lui o perlomeno dice spesso le cose giuste. A parte il tono usato, che a volte mi irrita, è molto concreto e portato per gli affari, cosa che gli giova in ufficio, un po’ meno a casa in cui sarebbero più gradite morbidezza e mezze misure.
D. Per Fazi avere tra i propri autori nomi come Stephanie Meyer, Elizabeth Strout, Gore Vidal, Hilary Mante, Billy Collins, Valentino Zeichen e tanti altri cosa rappresenta?
R. Un grande vanto, ovviamente. E anche la soddisfazione di aver fatto nel tempo le scelte giuste spesso andando controcorrente rispetto a mode o tendenze in atto. Un amore sincero e spontaneo per la poesia inoltre l’ha portato a coltivare nel tempo un gruppo di poeti destinati a durare.
D. Giungendo verso la fine del libro si viene a conoscenza di quello che ora tu, scrittrice ed editor, e tuo marito state pensando di fare. Come avete vissuto e state vivendo la crisi del mondo dell’editoria?
R. Andando avanti con determinazione facendo scelte di qualità. In un mercato che si è indubbiamente contratto rispetto agli anni passati, la scelta della qualità è a nostro avviso quella vincente.
D. Il libro che non dovrebbe mancare mai nella libreria di un lettore?
R. Posso dire che non lo so? Il mio libro preferito lo cambio di anno in anno.
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