:: Recensione di Felici i felici di Yasmina Reza (Adelphi, 2013) a cura di Lucilla Parisi

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felici i feliciTraduzione di Maurizia Balmelli

Due persone vivono fianco a fianco e ogni giorno la loro immaginazione li allontana in modo sempre più definitivo. Le donne, nel loro intimo, si costruiscono palazzi incantati. Tu sei lì dentro da qualche parte mummificato ma non lo sai. Nessuna sregolatezza, nessuna mancanza di scrupoli, nessuna crudeltà sono considerate reali. […] Tutto è fraintendimento, e torpore. Gli oggetti si accumulano e diventano inutili. […] Tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi è già passato. Non sono triste. Le cose sono fatte per svanire. Me ne andrò senza storia. Non troveranno né bara né ossa. Tutto continuerà come sempre. Tutto se ne andrà allegramente nella corrente.

I personaggi di Yasmina Reza sono l’altra metà di niente: coppie alla deriva, genitori rassegnati, figli spaesati e anziani in attesa della morte. Donne e uomini senza speranza, calati in un presente realisticamente scontato e arenati in un passato perduto.
Ogni racconto è il punto di vista dell’altro: mogli e mariti che vivono, a loro modo, una storia che non ha più niente da raccontare e che aspettano al varco la fine di un calvario amoroso consumato dal tempo; amanti fedeli come cani da compagnia, in attesa delle briciole di un padrone distratto dai doveri familiari; amici di una vita incapaci di raccontarsi la verità dei propri fallimenti.
In tutta questa miseria dove si nasconde la felicità? Nella cinica visione di chi nei sentimenti non ha mai creduto o ha smesso di crederci da un pezzo. L’infelicità è là dove campeggia l’ideale d’amore, destinato irrimediabilmente e penosamente a soccombere tra le pieghe del tempo, soffocato da logiche di mercato (sesso usa e getta) e da politiche economico-amorose più vantaggiose. Per chi ancora si ostina ad amare non rimane che la dannazione dell’anima:

Gli uomini sono di un immobilismo assoluto. Siamo noi a creare il movimento. Ci danniamo ad animare l’amore.

Nel gioco a due delle relazioni non vi sono vincitori, ma solo vinti: colui che rimane saldo ad una scialuppa di salvataggio in mezzo al mare – nell’irrecuperabile naufragio del matrimonio – e chi si abbandona alle continue incursioni esterne di nuove passioni.

Le coppie mi ripugnano. Il loro rattrappimento, la loro vieta connivenza. Non mi piace niente di questo organismo itinerante che attraversa il tempo alla faccia dei solitari.

La scrittrice francese non fa prigionieri, solo vittime del gioco dei sentimenti e della vita. Esistenze segnate dall’incontro-scontro, a volte casuale, con l’altro, con quella metà ancora ignara del potere e dell’influenza che può avere sulle scelte altrui. Un abile intreccio che fa di questi racconti un romanzo a tasselli, un mosaico di storie che prende forma e regala al lettore una visione sempre più ampia delle cose, trasformandolo da spettatore in silenziosa voce narrante delle vicende umane descritte. Una sorta di empatia crescente capace di avvincere fino all’ultima pagina, in attesa della rivelazione.
Il tutto è scandito da un’ironia graffiante, da una descrizione grottesca ma fortemente realistica dei personaggi, capace di far scaturire nel lettore un sorriso, il riso amaro di chi si riconosce inevitabilmente in quelle dinamiche contorte e dolorose proprie delle relazioni umane.

“La vista di quella moglie legittima e trascurata è stata ben più letale di tutte le delusioni, le attese, le promesse non mantenute, le candele e le tavole apparecchiate invano.

In questo libro vi è tutta l’abilità dell’autrice di teatro, che ha reso Yasmina Reza una commediografa di fama mondiale. Una per tutte, tra le sue opere teatrali, Il dio del massacro (Adelphi, 2006), da cui il regista Roman Polanski ha tratto, nel 2011, la versione cinematografica intitolata Carnage.

Yasmina Reza è nata a Parigi nel 1959, da madre ungherese e padre russo di origini iraniane. Ha pubblicato sette testi teatrali, tra cui Art, rappresentati sui palcoscenici di tutto il mondo. Ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi, come il Laurence Olivier Award e il Tony Award. È inoltre autrice di diverse opere di narrativa, tra cui Una desolazione e Uomini incapaci di farsi amare, pubblicati da Bompiani.


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Una Risposta to “:: Recensione di Felici i felici di Yasmina Reza (Adelphi, 2013) a cura di Lucilla Parisi”

  1. Avatar di gynepraio gynepraio Says:

    E’ stata la prima volta che ho amato dei racconti

    sveltine letterarie

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