La pubblicità di un noto snack di qualche anno fa recitava: “C’è sempre qualcosa dietro”, ed è quello che ho pensato pagina dopo pagina, mentre leggevo il nuovo giallo di Gianni Simoni, Chiuso per lutto, edito da Tea. Direi che il genere preciso al quale ricondurre il libro con le indagini del giudice in pensione Petri e dell’amico ispettore, mancato pensionato, Miceli è il togato ambiente del legal thriller. Il libro ha un ritmo incalzante e si svolge su due piani. Da un lato, c’è il piano che fa da cornice e rigurda la difficile situazione del commissario Miceli, il quale a causa di un errore di calcolo degli anni lavorativi dovrà, come indicato in una lettera ricevuta dal Ministero, rimandare di un anno il pensionamento e si troverà alle prese con la convivenza e collaborazione con il nuovo commissario: Grazia Bruni. L’altro piano, quello che ci trascina e ci coinvolge portandoci accanto a Petri, è l’indagine per la risoluzione di due efferati casi di omicidio a Brescia. Le vittime brutalmente assassinate sono un macellaio e un anziano professore. Petri li conosceva entrambi. Dal venditore di carne il giudice andava ogni giorno per comprare tagli più o meno pregiati e salutare l’avvenente moglie dell’uomo. Con il secondo, l’amicizia era nata da poco, dopo essersi incrociati in alcune occasioni nello stesso negozio del macellaio. L’ex giudice in pensione si lascerà coinvolgere sempre più nelle indagini e nella caotica sequenza di eventi dove intrighi, tresche amorose, ritorsioni private, possibili tradimenti e sensi di colpa dovranno essere riordinati come le tessere di un puzzle, per capire se tra i due delitti ci siano legami e cosa li abbia scatenati. In un primo momento gli indizi sembrano condurre chi indaga verso un colpevole preciso, ma piccoli fatti quotidiani, parole e gesti mettono in crisi ogni certezza degli investigatori. Petri vuole capirci qualcosa e decide di continuare la ricerca del colpevole, perché sente un bisogno necessario di comprendere la dinamica degli omicidi. Simoni fornisce a tutti i personaggi presenti – dalle vittime ai carnefici, fino agli ispettori – una dimensione psicologica dalla quale emergono le contorte macchinazioni che animano le menti umane e che spesso portano le persone, comprese quelle che sembrano le più indifese e insospettabili, a compiere gesti impensabili. A rendere serrata e claustrofobica la caccia all’assassino e a incupire l’animo di Petri ci pensa Brescia, la città di ambientazione, che in Chiuso per lutto è permeata in modo costante dalla pioggia, da un’umidità che si insidia ovunque mescolando le prove e da un pungente gelo che penetra nei cuori delle persone indurendole, fino a renderle insensibili al dolore. L’umanità presente in questo legal thriller è ambigua, caratterizzata in alcuni casi da una doppia personalità che vive in corpi unici, nei quali, in alcuni casi, la parte più tetra e cupa prende il sopravvento, portando l’uomo o la donna comune a diventare un brutale carnefice. Chiuso per lutto è un giallo ad alta tensione, scorrevole e dinamico, nel quale il giudice Petri nonostante la pensione e la lunga carriera lavorativa non smetterà mai di stupirsi nello scoprire – per l’ennesima volta – che le persone non sempre sono quello che a prima vista sembrano.
Gianni Simoni, ex magistrato, ha condotto quale giudice istruttore indagini in materia di criminalità organizzata, di eversione nera e di terrorismo. Con Garzanti ha pubblicato Il caffè di Sindona, in collaborazione con Giuliano Turone. La precedente indagine del commissario Miceli e dell’ex giudice Petri pubblicata da Tea è Commissario, domani ucciderò Labruna.
Scopri di più da Liberi di scrivere
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Lascia un commento