:: Recensione di Sangue negli occhi di Lina Meruane – (La Nuova Frontiera, 2013) a cura di Lucilla Parisi

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sangue occhiTraduzione di Luca Mariotti

La mattina dopo hai aperto le persiane e ti sei seduto davanti a me aspettando il mio risveglio, non so se dal sonno o dalla vita. Ma io ero già sveglia da ore senza osare aprire gli occhi. Ho alzato una palpebra e poi l’altra e per mia sorpresa c’era luce, qualcosa di luce, luce sufficiente: l’ombra di sangue non era scomparsa dall’occhio destro ma quella del sinistro era precitata al fondo. Ero cieca solo a metà”.

Gli occhi di Lucina sono invasi dal sangue della malattia: le sue vene hanno ceduto misteriosamente a un peso eccessivo che le ha fatte esplodere, facendo riversare un magma nero nei suoi occhi.
E’ un dramma che travolge inaspettatamente la sua giovane vita a New York e quella del suo compagno Ignacio: a una festa i suoi occhi perdono progressivamente la visione del mondo circostante e Lucina si trova immersa nel buio di una notta interminabile.
Il giorno è pieno di ostacoli fisici e mentali mentre la donna cerca di riappropriarsi di una normalità a cui si aggrappa con rabbia in attesa di un verdetto, quello del dottor Leks, che fatica ad arrivare.
Bloccata nell’attesa logorante dell’intervento, Lucina torna nel Cile del suo passato, nella casa in cui vivono ancora i suoi genitori e pezzi della sua infanzia, ripercorrendo a tentoni i luoghi di un tempo e cercando di rievocare emozioni ormai lontane. La cecità ha reso quella distanza un abisso insuperabile per la sua famiglia che fatica a comprendere il suo cinismo e la sua disperazione.
Un gioco al massacro quello di Lucina che, incapace di rassegnarsi alla cecità, trascinerà nel vortice della sua frustrazione le persone che più la amano, nel tentativo di infliggere ulteriore dolore alla loro umana impotenza e aggiungere alla propria disperazione un’intollerabile solitudine.

Cominciammo a frapporre miglia mentali e silenzi tra di noi anche se eravamo legati con una corda invisibile ed elastica [….]. In quel momento seppi che mi ero legata a Ignacio come un’edera, avvolgendolo e intrappolandolo con i miei tentacoli, succhiandolo come una ventosa che infierisce sulla vittima”.

Quelli di Licina sono giorni fatti di ombre e di ricordi, residui di una vita che la tengono salda al mondo che la circonda e la inonda con la sua violenza di rumori, voci e parole che non hanno più alcun significato. In un universo nuovo in cui tutto è provvisorio, anche la scrittura, un tempo veicolo di messaggi, diventa per la donna un susseguirsi di tracce prive di significato.
Lina Meruane è bravissima nel ricomporre i pezzi di un’esistenza segnata brutalmente e irrimediabilmente dalla tragedia. Dietro il cinismo di Lucina si nasconde tutta la fragilità di una donna assediata dalla paura e dalla confusione, incapace di affidarsi all’amore dell’uomo che la vuole accanto a sé e alla speranza di un futuro possibile.

Ho sospeso il futuro mentre spremo fino alla buccia, assetata, il presente”.

Come ha spiegato la stessa scrittrice cilena – ospite quest’anno dello Spazio Cile al Salone Internazionale del libro di Torino – l’amore incondizionato di Ignacio nulla può contro la chiusura e l’isolamento di Lucina che, da vittima, si fa carnefice consapevole. Una sorta di ribellione allo stato di cose rappresentato, fino a quel momento, da un quotidiano succedersi di relazioni familiari e sentimentali che, nella nuova geografia dei ruoli venutasi a creare con la malattia, sono destinate a soccombere.
Un romanzo crudo e vero che deve alla coraggiosa scrittura della Meruane il suo riuscitissimo esito.

Lina Meruane è nata a Santiago del Cile nel 1970. Scrittrice e saggista, ha pubblicato la raccolta di racconti Las infantas (1998) e i romanzi Postuma (2000), Cercada (2000), Fruta podrida (2007) e Sangue negli occhi (2012), tradotti in numerose lingue, per i quali ha ricevuto prestigiosi premi internazionali tra cui: Sor Juana Ines de la Cruz (2012) e Anna Seghers (2011). Vive e lavora tra il Cile e New York dove insegna letteratura latinoamericana alla New York University e dirige la casa editrice Brutas Editoras.

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