:: Un’ intervista con Valentina D’Urbano a cura di Lorenzo Mazzoni

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acquaIl tuo precedente romanzo, Il rumore dei tuoi passi (Longanesi, 2012), è una storia durissima, una storia di odio e amore, quasi un gioco al massacro. Si ritrovano le stesse atmosfere psicologiche anche in Acquanera (Longanesi, 2013)?

Il rumore dei tuoi passi è una storia d’amore dura e impietosa, di quelle che piacciono a me, perché poi uno scrive sempre quello che vorrebbe leggere. Con queste premesse era difficile che io scrivessi un chick-lit pieno di amore vero e buoni sentimenti, è una cifra stilistica che non mi appartiene. Perciò ho buttato giù un’altra storia drammatica dalle atmosfere e dalle ambientazioni diverse ma con qualcosa in comune: in entrambe c’è una disperazione opprimente in cui scorre un filo di speranza. Secondo me è proprio quella minuscola speranza a dare forza ai protagonisti.

Ne Il rumore dei tuoi passi c’è una periferia cupa, violenta e allucinata, in Acquanera il “paese”. Ci sono analogie? Sono due realtà diverse nelle sensazioni che fai vivere ai tuoi personaggi?

Sono due realtà completamente diverse ma simili nelle sensazioni. L’oppressione, l’isolamento, l’emarginazione sono temi ricorrenti nei miei romanzi. Mi piace spingere i miei personaggi in situazioni difficili e in luoghi inospitali, vedere come reagiscono. Li amo molto, ma mi piace trattarli male, lo ammetto.
Magari ho avuto un trauma da piccola, non me lo ricordo.

Perché hai deciso di raccontare una storia di donne ad ampio raggio?

Non è stata una scelta ragionata. Ho pensato a queste donne, mi piacevano, volevo raccontarle. Poi scrivendo mi sono resa conto che le loro psicologie erano troppo forti per lasciare spazio ad altro, dovevo raccontare di loro e solo di loro.

In Acquanera torna spesso il tema del rimpianto e del circolo vizioso. Cosa ti affascina nel “ritornare a casa”?

Il fatto che il “tornare a casa” sia un processo ineluttabile. Puoi allontanarti quanto vuoi, puoi odiare il tuo posto e rinnegarlo, eppure prima o poi ci torni, perché ti appartiene, perché è comunque roba tua. Così succede a Beatrice nel Rumore dei tuoi passi e così succede anche a Fortuna, la protagonista di Acquanera.

La “forza” del libro è data dall’Amore. E’ così?

E dall’odio. E dalla speranza. Acquanera è un calderone di sentimenti, e non tutti positivi.

Quali sono state le modalità di scrittura per la stesura del romanzo? Hai un metodo quotidiano di lavoro?

All’inizio ho cercato di darmi un tono, di fare delle vere e proprie sessioni di scrittura, ma ho lasciato perdere quasi subito, non sono molto costante. Così ho deciso che mi sarei seduta ogni giorno alla scrivania, ma senza forzarmi. Se mi veniva qualcosa da scrivere bene, altrimenti pazienza, ci avrei provato il giorno dopo.

Ci sono stati “Cattivi Maestri” che in qualche modo hanno influenzato il tuo linguaggio, le tue storie e la tua scrittura?

Tanti e tutti diversi. Da ognuno prendo qualcosa e un giorno sogno di diventare come loro. O magari un miscuglio di tutte le loro caratteristiche migliori. Tipo un Golem, hai presente?

Qual è la tua impressione sul mondo editoriale e letterario italiano? Hai Fiducia? Pensi che crollerà tutto lasciando trionfare l’analfabetismo?

Ok, quante pagine abbiamo per l’intervista? No dai, scherzi a parte, io sono abbastanza fiduciosa. In italia l’editoria è uno dei pochi universi rimasti dove ancora vige la meritocrazia: se hai un libro che ha un valore (commerciale o letterario è un discorso a parte) vieni notato e pubblicato. Non serve avere i santi in paradiso per una pubblicazione, può riuscirci anche l’ultimo degli sconosciuti (tipo me, insomma). E poi, i lettori forti in italia sono pochissimi ma sono costanti. E anche se molte volte la scuola e i professori non invogliano alla lettura (e alla cultura), anzi, pare che facciano di tutto per fartela odiare, ho notato che moltissimi ragazzi si sono avvicinati ai libri e il processo è irreversibile: una volta che hai iniziato a leggere non smetti più.
Penso che ci siano dei grossi ostacoli da superare, ma sono fiduciosa, mi piace pensare che potremmo diventare un paese di forti lettori.

Come sta andando la promozione di Acquanera?

Siamo ancora all’inizio, ma per ora mi sembra andare bene. Più che altro, ci sono molti lettori del primo libro che aspettavano l’uscita del secondo, quindi in qualche modo parto avvantaggiata!

Progetti futuri? Stai scrivendo qualcosa di nuovo?

Forse sì, è ancora presto per dirlo. Ma finché mi diverto a scrivere, vado avanti.

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