Una città senza nome, uno studente universitario e un mistero.
Sono questi gli ingredienti principali del romanzo d’esordio di Alessandro Rosanò, già autore di racconti e finalista al Premio Campiello Giovani.
Il protagonista di queste pagine è Roland, vittima anche lui delle strane sparizioni avvenute nella sua città, dopo che a dissolversi nel nulla è la sua ex ragazza Vega. Mentre la popolazione, tra cui si intravedono adulti assenti e giovani disadattati, si muove impaurita e le istituzioni vagano nel buio più completo, Roland si mette alla ricerca della giovane, senza venire tuttavia a capo degli eventi che si susseguono vorticosi nella sua vita e nella sua mente.
La storia è narrata attraverso un flusso di pensieri che si materializzano e smaterializzano con il ritmo di sogni aperti sulla realtà. La confusione e i ricordi che affollano la testa del giovane, conducono il lettore lungo un tragitto accidentato, in cui le immagini si alternano come sequenze di un film di cui Roland è, suo malgrado, il protagonista, sospeso in una dimensione surreale che lui stesso fatica a riconoscere. Il tutto scandito da una colonna sonora che sembra non abbandonare mai l’azione.
“Prima la gente si limitava a muoversi avanti e indietro, ora salta. Pezzi di persone con cui mi scontro e a cui non chiedo scusa. Pezzi di persone che fanno finta di niente. L’importante è saltare […] Pezzi di me che vado avanti e non mi giro a guardarle perché loro non sono chi sto cercando. […] Pezzi di tutti loro che saltano e saltano e saltano e saltano e non mi aiutano a trovarla.”
La narrazione appare come una ricostruzione di tutti i risvolti possibili: un susseguirsi di post-fatti che trascinano verso un epilogo che il lettore non si aspetta.
Una vicenda dalle tinte noir capace di appassionare fin dalle prime righe, grazie anche allo stile immediato dell’autore, che si muove tra le pieghe del romanzo con straordinaria abilità, tradendo una familiarità con le parole difficile da trovare in uno scrittore esordiente.
“E’ la stessa scena di ieri sera, dell’altro ieri sera, di giovedì scorso, di quello prima ancora. Cambiano solo i tuoi vestiti, ma non i pensieri, non la paura. La paura è un senso di freddo, l’immagine di porte a tenuta stagna che si chiudono una dopo l’altra e ti lasciano intrappolato. Cinque mesi sono passati e dicono che dovresti cominciare a vedere una luce alla fine del tunnel, da qualche parte. Ma è difficile. […] Se c’è un modello cui ispirarsi, credi sia il sonno d’ombra in cui io mi sono addormentata per sempre, cinque mesi fa, e che non ti fa più dormire. Benvenuto all’hotel delle ombre perdute, Roland”.
Alessandro Rosanò nasce a San Benedetto del Tronto nel 1987, ma vive a Padova da sempre. Due volte finalista al Premio Campiello Giovani, ha pubblicato racconti con Marsilio e Giulio Perrone.
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