Berlino contemporanea. Robert ed Ana si amano. Tra loro c’è una simbiosi a dir poco perfetta, ma forse Anna non ha detto proprio tutto di sé a Robert. Le due metà di questa mela si combaciano alla perfezione. La coppia è il ritratto della felicità e della sintonia, dove le due parti si fondono assieme completandosi l’una con l’altro. Ma, e c’è un piccolo e non indifferente ma, Robert nota in Ana degli atteggiamenti strani, nel senso che a volte è con lui fisicamente, però con la testa sta da tutt’altra parte. Robert comincia a chiedersi cosa abbia la sua fidanzata e, così giusto per capirci qualcosa, le fa delle domande sulla sua famiglia. Robert e Ana sono simili, ma allo stesso tempo molto diversi. Tutti e due hanno origini balcaniche, lei serba e lui croato. Ana è nata e cresciuta a Belgrado, mentre Robert è nato a Berlino e non ha la minima idea di cosa voglia dire convivere con le bombe che ti cadono vicino a casa. Ana ama Robert, ma nonostante l’ardore del sentimento che prova per il suo amato non gli ha ancora raccontato nulla della sua infanzia a Višegrad, nelle vicinanze di Belgrado durante la guerra dei Balcani dei primi anni ’90. Così come non gli ha detto dell’estrema violenza che i conflitti razziali raggiunsero in quel periodo e che determinarono la morte di migliaia di innocenti. La coppia di Mare Calmo sembra indistruttibile, ma quando Robert si recherà all’Aia per assistere ad un processo per crimini di guerra nel quale l’imputato è accusato di aver fatto uccidere una quarantina di persone, la relazione tra Robert e Ana subirà un forte shock, in quanto il presunto colpevole è il padre di Ana. La giovane donna si allontanerà da Robert e comincerà a far di tutto per evitarlo, come se temesse domande scomode sul suo passato e Robert davanti a quell’uomo dall’apparenza rispettabile ed equilibrata, accusato di essere un brutale aguzzino, comincerà farsi una serie infinita di interrogativi sulla sua vita e su quello che accadde veramente in Bosnia. Mare calmo potrebbe sembrare un romanzo che ha al centro una storia d’amore tra due ragazzi originari della stessa terra, ma appartenenti ad etnie diverse (bosniaca e croata), in realtà, dal mio punto di vista credo che il libro di Liubić, premiato con con l’Adelbert-von-Chamisso-Förderpreis, sia un romanzo di formazione. Perché? Per il semplice fatto che Robert e Ana non sono solo due giovani travolti dalla passione. Loro sono due esseri umani che devono fare i conti con un passato recente più e meno noto. La latitanza di Ana ritengo possa essere interpretata come una sorta di bisogno di ricominciare a vivere lasciandosi alle spalle un tempo andato fatto di dolore e sofferenza vissuta e osservata con i propri occhi. Robert invece è nato da genitori croati emigrati a Berlino, ergo non conosce nulla della sua terra di origine e del suo trascorso genealogico e sarà proprio l’assistere la processo del padre di Ana che lo indurrà a porsi una serie di domande sul luogo dal quale arriva. L’assistere alle udienze fomenterà in Robert il bisogno di indagare una parte della storia recente del Novecento che non conosceva e conoscere le proprie origine, scoprendo che l’ unico modo per farlo è recarsi proprio là, dove tanto sangue innocente è stato sparso. Mare calmo è la narrazione di un amore, ma allo stesso nell’intera architettura narrativa si percepiscono la storia e la sofferenza di un popolo e un bisogno profondo di scoprire la verità e di avere giustizia per i torti subiti. Tante sono le domande esistenziali che dalla mente di Robert migrano a quella del lettore e tanto è il bisogno di trovare ad esse delle risposte, ma come spesso accade nella vita di ogni giorno non è sempre detto che ad ogni domanda posta corrisponda una riposta certa. Traduzione dal tedesco di Franco Filice.
Nicol Ljubić, figlio di un ingegnere aeronautico nasce a Zagabria nel 1971, e cresce in Svezia, Grecia, Russia e Germania. Studia Scienze politiche presso l’Università di Brema, e lavora come giornalista freelance e scrittore. Notato già dal ’99 con il suo Menschliche Überreste, 110 Kilogramm con cui ha vinto l’Hansel-Mieth-Prize per il giornalismo, oltre a lavorare per numerosi giornali in Germania Ljubić ha anche lavorato in radio e come politico, dal 2003, nel partito socialdemocratico. Vive a Berlino. Tra i vari premi e riconoscimenti ottenuti ricordiamo il Theodor Wolff Prize.
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