:: Recensione di Nel buio di Camilla Grebe e Åsa Träff (Piemme, 2011) a cura di Natalina S.

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nel buioCamilla Grebe e Åsa Träff,  le ho conosciute e apprezzate attraverso il loro secondo lavoro letterario, “Trauma”, un thriller psicologico di notevole spessore, ignara del loro capolavoro d’esordio, “Nel buio”, entrambi editi da Piemme e tradotti da Renato Zatti, in quest’ultimo con la collaborazione di Gabriella Bonalumi. Leggere “Nel buio” è stato come percorrere la longitudine di un fiume a ritroso, dal delta alla sorgente; approfondire un’amicizia sfogliando pagine di diari che raccontano  ciò che, comunemente, è più facile nascondere sotto rostri di acciaio.
Tutto ha inizio in quel mattino insidiosamente calmo di fine agosto, in un ronzio di voci e rumori, che preannunciano un’altra giornata carica di energia estiva, in una Svezia che ancora non concede spazio alla fine della stagione. Il corpo di una donna-bambina dalla folta boscaglia di capelli rossi, viene ritrovato rannicchiato nell’erba come un uccello. Il tempo scorre ignaro del fatto che l’ingiustizia attende giustizia, il torto richiama vendetta, il buio brama luce. L’oscurità penetra nell’anima umana  quando uno meno se l’aspetta; lo sa bene Siri Bergman, psicologa e psicoterapeuta in un ambulatorio di Stoccolma, alla quale capita spesso di vedere quel buio negli occhi dei suoi pazienti o  addirittura di immaginare che un amico o un collega abbia le tenebre dentro di sé. Siri condivide la sua avventura professionale con Sven e Aina. Quest’ultima ha frequentato gli stessi studi universitari di Siri insieme anche allo storico amico Vijay a cui, spesso, entrambe chiedono consigli. Nel buio ci guida nei sentieri più tortuosi e torbidi della psiche umana, in angoli che i raggi del sole faticano ad illuminare e riscaldare, lì dove riposa il vuoto. Ed è a quel vuoto che Siri vuole giungere nelle sedute con i suoi psicoterapeuti, Sara Matteus, Charlotte Mimer e Peter Carlsson, nel tentativo di educare e riabilitare quella sensazione ansiolitica generata dal male e che pulsa affinché si generi altro male. Attraverso una terapia cognitivo-comportamentale Siri conduce i suoi pazienti ad esporsi dinnanzi alle proprie paure per sopraffarle e vincerle. Siri conosce bene quella sensazione che dal giorno in cui Stefan, suo marito, è stato inghiottito dal mare, è sprofondata in un vortice spaventoso di insicurezze, paure e ansie che riaffiorano ogni qualvolta si specchia negli occhi vulnerabili dei suoi pazienti nel tentativo di psicanalizzare i loro conflitti interiori. “Sono gli avvenimenti che ci rendono ciò che siamo” e a causa dei quali, non sempre, siamo perfetti timonieri della nostra vita. È con quelle paure che Siri sarà costretta a confrontarsi quando il cadavere di una delle pazienti sarà ritrovato nei pressi della sua casa. Una morte ingiustificabile ai suoi occhi, un mistero che ci terrà con il fiato sospeso fino all’ultima pagina fino a quando l’ingiustizia lascerà il posto alla giustizia,  il torto alla vendetta,  il buio alla luce. Una morte che riporterà a galla buio, tanto buio fino a quando il vuoto lasciato dalla donna-bambina dai capelli rossi sarà cullato e il lutto rielaborato, perché solo allora ci sarà spazio per la luce, per nuovo amore.  Siri lo sa bene perché Stefan le aveva scritto “non avere paura del buio perché lì riposa la luce”

Camilla Grebe e  Åsa Träff

Camilla Grebe, sorella di Åsa Träff, si è laureata alla Scuola di Studi Economici di Stoccolma e ha intrapreso diverse attività imprenditoriali di successo, tra cui la fondazione di Story Side, una casa editrice di audio book. Åsa Träff è psicologa, specializzata in terapia cognitiva comportamentale e nel trattamento di disordini neuropsichiatrici legati all’ansia. Le due sorelle sono cresciute a Älvsjö, un sobborgo di Stoccolma. Insieme, per Piemme, hanno pubblicato “Nel buio”, thriller d’esordio che ha avuto in Svezia un notevole successo, e “Trauma”.

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