:: Recensione di Trama di sangue di Arno Strobel (Corbaccio, 2013)

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trama_di_sangueThriller tedesco, a volte un po’ greve, Trama di sangue (Das Skript, 2012), tradotto in modo scorrevole da Umberto Gandini ed edito da Corbaccio nella collana Top Thriller, si colloca nella corrente dei psicothriller, corrente a cui appartengono autori come Wulf Dorn o Sebastian Fitzek, sempre per restare in Germania o il francese Frank Thillez, tanto per citare i più conosciuti, tra l’altro piuttosto apprezzati anche da chi scrive.
Grande successo in patria, come gli altri romanzi di Arno Strobel, di cui questo è il primo pubblicato in Italia, Trama di sangue è un romanzo a tinte forti, che non risparmia particolari macabri e raccapriccianti e anche un po’ morbosetti, più adatti forse ai fruitori di horror che ai lettori di normali thriller. Non che questi particolari urtino eccessivamente la sensibilità, l’autore si guarda bene dal calcare i risvolti trash e splatter, comunque un po’ tendono ad oscurare l’idea di fondo, che a dire il vero è davvero buona.
Cosa sarebbero disposti a fare uno scrittore, un  editore, un editor, un libraio pur di avere successo nello spietato mondo dell’editoria? Arriverebbero a rapire, torturare, uccidere? Queste domande, insinuate nella mente del lettore, coinvolto in un gioco di matrioske, un po’ sadico ma coinvolgente, che intrigherà particolarmente gli appassionati di pseudobiblia, (eh sì, c’è un libro che non esiste, o meglio esiste solo nel libro di Strobel, al centro di questa vicenda) ci accompagnano per tutto il romanzo e ci portano ad interrogarci su quale distanza esista tra la fantasia romanzata e la realtà.
Può un romanzo diventare il canovaccio di una storia vera, anzi un thriller, con ammazzamenti e perversioni varie, può influenzare una mente malata e ossessiva, o peggio spinta da bieche motivazioni, portandola a commettere quei crimini che al contrario sulla carta tanto ci divertono, con il loro catartico potere purificatore? Stesso interrogativo che si ricollega alla vexata quaestio sostenuta da alcuni che la violenza in televisione, per spirito emulativo, faccia aumentare esponenzialmente la violenza nella società.
A parte il fatto che i lettori di thriller che conosco sono tra le persone più educate e pacifiche che abbia mai incontrato, comunque è questo il nucleo del romanzo e la fonte della sottile inquietudine, (particolari macabri compresi), che rende il romanzo una lettura adatta ad un pubblico adulto, dai gusti decisi.
Siamo ad Amburgo, seconda città tedesca per numero di abitanti dopo Berlino, culturalmente vivace e moderna, sede di diverse delle maggiori case editrici tedesche, scenario che ben si presta a fare da sfondo ad una storia che proprio di editoria parla, sebbene l’autore si premuri di avvertirci che è tutto frutto della sua fantasia. La polizia è occupata nella ricerca di Heike Kleenkamp, figlia ventunenne dell’editore della Hamburger Allgemeine Tageszeitung, secondo quotidiano d’Amburgo, scomparsa senza lasciare traccia, presumibilmente rapita.
Un gruppo investigativo apposito, abbreviato GIK, sotto la direzione del primo commissario capo della polizia criminale, Georg Stohrmann, affiancato da altri sei funzionari tra cui Andrea Matthiessen come vice e Stephen Ermann, indaga ormai da tre giorni senza grandi risultati finché un avvenimento inconsueto richiama la loro attenzione: Nina Hartmann telefona alla polizia per segnalare che ha appena ricevuto tramite corriere UPS un pacco contenente una specie di tela tesa in un telaio come nei dipinti senza cornice, forse pelle umana, su cui è stato scritto qualcosa, presumibilmente la pagina iniziale di un romanzo.
Analizzando il macabro reperto, i tecnici di laboratorio evidenziano una rosa tatuata identica a quella esistente sulla schiena di Heike Kleenkamp. Poi il cadavere di una donna orrendamente mutilato, a cui qualcuno ha asportato la pelle della schiena, viene rinvenuto in un parco cittadino. La connessione tra Heike Kleenkamp e la donna trovata morta sembra evidente, finché un membro del GIK non accenna di aver letto tempo prima un thriller che ruotava intorno a  casi del genere. Donne alle quali toglievano la pelle della schiena e a cui incidevano numeri in fronte.
Trama di sangue, questo è il titolo del romanzo, scritto da Christoph Jahn, che già anni prima  a Colonia era stato al centro di una vicenda simile: qualcuno aveva usato un suo romanzo come spunto di un delitto reale, con l’intento di promuovere il romanzo e aumentarne le vendite, dandogli il giusto successo che meritava. Christoph Jahn naturalmente si dichiara estraneo ai fatti e incapace di dare alcuna informazione utile, ma non è forse lui l’unico a guadagnarci? Con questo interrogativo vi lascio alla lettura.

Arno Strobel è nato nel 1962, ha studiato informatica e lavora in una importante banca tedesca con sede in Lussemburgo. Ha incominciato a scrivere intorno ai quarant’anni, approfittando di internet e della possibilità di pubblicare racconti in rete. Poi ha fatto il grande balzo e ha scritto il suo primo romanzo che ha autopubblicato. Un libraio, entusiasta, ne ha mandata una copia alla Deutscher Taschenbuch Verlag, una delle maggiori case editrici tedesche, che ne ha subito acquistati i diritti e li ha venduti in poco tempo a sette paesi. Da allora, 2007, ha scritto sei romanzi di successo: Magus – Die BruderschaftCastello Cristo, Der Trakt, Das Wesen, Das SkriptDer Sarg e, insieme a Wulf Dorn e Sebastian Fitzek, è considerato uno dei maggiori rappresentanti dello psicothriller tedesco.  Arno Strobel ora vive con la sua famiglia nei pressi di Treviri. www.arno-strobel.de

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