Titus Flavius Vespasianus, fondatore della dinastia flavia, imperatore dal 69 d. C. al 79 d. C. è al centro di una serie di romanzi storici d’epoca romana dello scrittore svizzero Roberto Fabbri, di cui la Newton Compton ha pubblicato Il tribuno (Vespasian. Tribune of Rome, 2011), il primo della serie, tradotto dall’inglese da Gianpiero Cara, e il successivo, Il giustiziere di Roma.
Premetto che ogni tanto leggo romanzi storici d’epoca romana, e apprezzo le ricostruzioni storiche accurate, il gusto dell’avventura, i toni vivaci e la spruzzata di erotismo che spesso li caratterizza, per cui ogni tanto mi aggiro tra gli scaffali in cerca di novità.
Il tribuno appartiene ad una serie decisamente interessante di un autore che non ostante il nome italiano è nato a Ginevra e scrive in inglese, e mi ha subito attratto per il prezzo in offerta, circa cinque Euro, il prezzo di copertina è di 5, 90 Euro. L’epoca di Vespasiano non è tra quelle da me più conosciute, perciò grazie ad una buona dose di curiosità, alla scorrevolezza e semplicità con cui è scritto, al gran numero di informazioni frutto sicuramente di un gran lavoro di documentazione dell’autore, ho potuto apprezzare questa lettura, non impegnativa, ma ideale per passare qualche pomeriggio d’estate.
Vespasiano, viso tondo e olivastro, naso grosso e prominente, corti capelli castano scuro, questo è un primo ritratto che ne fa l’autore, visse i primi anni della sua vita nelle tenute di suo padre, lontano da Roma, sui colli sabini, intento più ad occuparsi di contabilità e a sorvegliare il lavoro dei campi degli schiavi e dei liberti che a sognare un futuro da guerriero, e tanto meno da imperatore. Il soldato in famiglia è suo fratello Sabino, tribuno militare nella Legione IX Ispanica in Pannonia e in Africa, uomo ambizioso e spietato che Vespasiano apertamente odia, ricambiato.
Ma sua madre Vespasia, credendo ai segni che accompagnarono la sua nascita e profetizzarono per lui un futuro glorioso, si occupa di assicurargli un incarico di tribuno militare che lo porta finalmente a Roma, la più grande città del mondo, cuore pulsante dell’impero, punto nevralgico degli intrighi politici e militari così lontani da lui, semplice ragazzo di campagna. Incerto se è davvero adatto a farsi largo in una società così competitiva e totalmente differente dal mondo che ha sempre conosciuto, Vespasiano si immerge con curiosità nella sua nuova vita, imparando a conoscere un mondo pericoloso fatto di lussi e agi, ma anche di scambi di favori, e slealtà, in cui l’alleato di un giorno può diventare l’acerrimo nemico del giorno seguente. E il giorno del suo arrivo a Roma Vespasiano conosce anche l’amore, per l’ancella dagli occhi azzurri, la pelle d’avorio e i ricci neri. Ma il destino del giovane è segnato e la sua strada lo porta lontano da Roma, in Tracia, ormai tribuno militare, dove Seiano, capo dei pretoriani sta ordendo un complotto ai danni dell’imperatore Tiberio, desideroso a sua volta di diventare imperatore. Vespasiano affronta così il complotto e diventa un eroe.
L’autore tratteggia una Roma, vivace e dinamica, abitata da gente di ogni ceto sociale: schiavi, liberti, prostitute imbellettate con colori accesi, ladri, imbroglioni, ciarlatani, mendicanti, e ricchi possidenti per poi descriverci la ribellione delle tribù della Tracia e le innumerevoli battaglie a cui il giovane Vespasiano partecipa. Azione, avventura, coloriscono una storia, sì romanzata e frutto della fantasia dell’autore, ma abbastanza credibile da lasciarci piacevolmente spettatori di un mondo ormai perduto nelle nebbie del tempo. Divertente.
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