Ciao Massimo benvenuto a Liberi Discrivere prima di parlare del tuo terzo romanzo dedicato alle indagini del Commissario Micuzzi raccontaci un po’ di te.
Lavoro nel Gruppo 24 ORE, mi occupo di riviste. Sia per i libri sia per la musica sono un disordinato, faccio fatica a seguire un filo. Passo dalla musica d’autore alle contaminazioni multietniche dell’Orchestra di via Padova, dalla musica antica alla Gatta Cenerentola di Roberto de Simone. Dipende dai periodi. O dal cd che mi casca in mano in quel momento. Ultimamente sto ascoltando fino alla nausea la colonna sonora di In the mood for love. Non sto proprio sull’attualità, diciamo…
Zona franca è il terzo giallo milanese con protagonista Micuzzi. Come è nata l’idea di fare dei romanzi gialli seriali?
In realtà non era previsto che fosse una serie, per lo meno in principio. Mentre scrivevo il primo episodio ho cominciato a buttar giù qualche appunto su una possibile seconda storia con gli stessi personaggi e con la medesima ambientazione, ma erano, appunto, soltanto spunti. Quando presentai a Sironi il romanzo, abbozzando l’ipotesi di un seguito, mi proposero un contratto anche una seconda storia. E lì ho avuto paura di essermi ficcato in un guaio.
A chi ti sei ispirato per creare la figura del commissario Sandro Micuzzi, un uomo svagato che a volte sembra aver perso il contatto con la città dove vive e lavora?
A nessuno in particolare. Certe distrazioni sono le mie, ma non mi sono preso come modello. E poi lui ha i baffi.
In Sottotraccia l’indagine si svolgeva attorno ai Navigli, in Pioggia battente protagonista e viale Abruzzi e in Zona Franca protagonista è l’area di Via Padova e limitrofe. In base a quali motivi scegli l’ambientazione delle tuo storie con protagonista Micuzzi.
In realtà sui Navigli era ambientata una sola scena,all’inizio del romanzo, tutto il resto spaziava per varie zone di Milano: da Città Studi a corso Buenos Aires, dal quartiere Gallaratese fino allo storico quartiere dell’Ortica. Racconto le zone che frequento o che mi è capitato di frequentare.
Nei tuoi romanzi c’è sempre una perfetta mescolanza tra realtà con riferimenti a fatti e persone provenienti dalla Storia e invenzione narrativa. Come è avviene il processo di unione tra le due parti?
Tutte le vita individuali sono sempre inserite in un contesto storico più generale. Ed è impossibile, almeno per me, dimenticare cosa accade intorno alle vicende private. Credo che questo derivi dai racconti familiari di quando ero bambino. Il tema della seconda Guerra mondiale, per esempio, era un filo conduttore continuo. Episodi di vita quotidiana, magari anche piccoli, banali, venivano sempre associati allo scenario più generale. Una contaminazione continua. E’ la forza del racconto popolare, della tradizione orale.
Addentrandoci in Zona Franca il primo personaggio che il lettore incontra si chiama Benito Marabelli ed è tornato in Italia per portare a termine un missione punitiva. Come mai ha scelto un’apertura che fa capire da subito al lettore che ben presto tra le pagine si troverà alla prese con un omicidio?
Volevo che l’obiettivo di Marabelli fosse chiaro fin da subito e che si intuissero anche le motivazioni del suo agire, per far concentrare il lettore sul resto dell’intreccio, sui personaggi, sugli ambienti in cui si muovono, che ci fosse un equilibrio fra gli aspetti tipici del genere e quelli tipici del romanzo in senso stretto.
L’ottantenne Gigi Sciagura, all’anagrafe Luigi Pecchi, è alle prese con una sua forma di protesta che lo spinge a sostenere la demolizione del Duomo. Perché sostiene questa sua iniziativa con così tanta tenacia e da tanto tempo?
Gigi Sciagura dice cose vere su certe derive di Milano, ma siccome è un po’ andato via di testa le trasforma lui stesso in una narrazione delirante. La sua lucida follia gli fa vedere le cose che noi stessi viviamo senza rendercene più conto. Vive la sua predicazione come una missione. Fra le pieghe dei suoi deliri c’è più saggezza di tanti individui che girano per Milano con macchine che sembrano carrarmati. E che consumano come i carrarmati.
Il tragico epilogo della vita di Sciagura-Pecchi è l’evento che porta alla ribalta Sandro Micuzzi, come accoglierà questa nuova indagine il commissario?
Con fastidio, come sempre. Gli tocca lavorare. Micuzzi non ha dentro il fuoco sacro. Cerca di fare il suo lavoro. E spesso gli pesa.
Ambra Cattaneo, l’amica giornalista di Micuzzi, viene brutalmente aggredita e Selene, sua amica nonché persona importante per le indagini rischia più volte di essere vittima di violenze. Come agiscono sulla psiche del commissario questi eventi che travolgono le persone che lui consoce?
Sono la molla che lo spingono a indagare, anche se lui non potrebbe, visto che già nel primo episodio viene silurato dalla squadra mobile e confinato in un commissariato cittadino.
Micuzzi non deve solo badare a se stesso, ma tenere sotto controllo le perenni avances della ex moglie Margherita. Il prendersi e lasciarsi continuo come è vissuto dai protagonisti?
Il commissario Micuzzi è l’antitesi dell’uomo decisionista. Da una parte sente che la loro storia è finita. Dall’altro è attratto dall’idea di ricostruire il suo matrimonio perché in fondo è un abitudinario. Una situazione di perenne stallo. Margherita è una donna volitiva, anche se nei tre episodi fin qui pubblicati dimostra tratti di fragilità inaspettati. Penso che questa donna sia abbastanza antipatica ai lettori. E io sono d’accordo con loro.
Quanto sono importanti per il protagonista i suoi colleghi di lavoro, sia dal punto di vista delle indagini, ma anche umano?
Sono fondamentali. Se c’è un lato positivo di Micuzzi è quello di saper valorizzare i suoi collaboratori. E loro danno il meglio. Poi, loro come lui, sono umani, sbagliano, hanno le loro debolezze e, come nel caso di Lariccia, pure le loro meschinità. C’est la vie.
Zona Franca ha al centro un’ indagine per la risoluzione di un inspiegabile omicidio. Micuzzi indaga, ma poi scoprirà inquietanti e drammatiche realtà presenti nella città della Madonnina (lavoro nero, traffico di droga, morti sul lavoro). Quale sarà la sua reazione e cosa hai voluto mettere in evidenza con questi fatti?
La realtà. Sia quella che vediamo sia quella che non vediamo. Una realtà spesso “invisibile ai vedenti”.
Se dovessi pensare ad un adattamento cinematografico delle storie dell’ispettore Micuzzi, quale attore potrebbe vestire i suoi panni?
Francamente non lo so. Fisicamente ho in mente un attore che purtroppo è scomparso, ma anche se fosse stato in vita avrebbe avuto soltanto la faccia giusta. Non dico chi è. Però era un comico. E non era nemmeno milanese.
Massimo potresti dare ai lettori una breve spiegazione del senso del titolo di Zona franca e perché lo hai scelto?
Nel romanzo si parla di un sevizio segreto clandestino realmente esistito e attivo in Italia dal Dopoguerra (il cosiddetto Anello). E’ solo uno dei tanti misteri del nostro Paese, l’ennesima storia torbida in cui i veri responsabili non hanno mai pagato. I protagonisti di certe vicende, come questa o come la strage di piazza Fontana o della stazione di Bologna (e qui mi fermo perché purtroppo l’elenco è lungo) sembra che vivano o abbiano vissuto in tante ‘zone franche’, protette, impermeabili.
Sei già al lavoro su un nuovo caso del commissario Micuzzi? Puoi darci qualche anticipazione a riguardo?
La risposta alla prima domanda è: sì. La risposta alla seconda domanda è: no. Ma non per reticenza, è che al momento sto ancora rimestando nel torbido.
Un’ultima domanda prima di salutarti. Quale è libro secondo te il libro che non dovrebbe mancare nella biblioteca di ogni lettore?
Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Ogni lettore è diverso dall’altro. Conosco persone che hanno adorato Il Maestro e Margherita e altre che l’hanno detestato. Per non parlare del Piccolo Principe. Posso dirti un autore che ho scoperto di recente e che mi è piaciuto molto: Torsten Krol, in Italia è pubblicato da ISBN. Si favoleggia non l’abbia mai incontrato nessuno, neppure il suo editore, o che dietro questo nome si nasconda un noto autore. Io so solo che i suoi libri sono straordinari. E magari invece qualcuno li detesta, chi lo sa?
Lascia un commento