:: Recensione di Parole sante di Eva Clesis (Perdisa Pop, 2013)

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parole santeLui stesso non era per niente sicuro di stare facendo la cosa giusta. Ma quando toccò la spalla di Viorica e lei si voltò a guardarlo capì di non avere altra scelta, e che nessuno di loro due la aveva. Non era concepibile fare altrimenti, lasciarla andare e raccogliere i cocci di quel piccolo mondo antico che era andato in frantumi in poco tempo. Con delicatezza, fece risalire la mano sul collo di lei. Vide Viorica abbassare le palpebre ed ebbe la conferma che niente sarebbe stato meglio di così. Si avvicinò e le diede il bacio più bello che ricordava di aver mai dato nella sua vita di uomo intero, nonchè l’unico da menomato. Come a scandire il momento, la sua stampella destra cascò ai loro piedi. Lungi dal divincolarsi, Viorica si strinse e rispose a quello che in seguito avrebbe ricordato come il suo ultimo vero bacio.

Parole sante di Eva Clesis è un romanzo decisamente caustico e surreale, che si potrebbe anche definire corale: protagonisti infatti non sono uno o due personaggi, ma una intera comunità, un gruppo eterogeneo di personalità capaci di dare colore a una narrazione strutturata come un affresco sociale, in questo caso sulfureo e oserei dire agghiacciante. Scenario delle vicende narrate è Comasia, immaginario paesino della Puglia, specchio di un Meridione gretto e provinciale, in cui religione, superstizione, razzismo, avidità, vendetta, gelosia si mischiano formando un tessuto connettivo capace di creare alchimie esplosive e devastanti. Oggetto del contendere, punto nevralgico su cui si costruisce l’intera vicenda, è una villa e i suoi terreni circostanti, appartenenti a una agiata famiglia del posto, i Magnano. Il parroco di Comasia, per motivi ben più complessi che la semplice avidità, motivi che si sveleranno pian piano nella lettura, ha ordito un piano oserei dire diabolico per convincere con l’ inganno Lina Magnano e suo figlio Santo a donare alla chiesa la villa, conservandone in teoria l’usufrutto, in cambio della salvezza dell’anima. Tutto andrebbe come previsto se non che l’arrivo di Viorica Kirilenko, badante ucraina, desiderosa di trovare un marito italiano, costringerà il parroco Don Felice e il suo sacrestano Dieci a dover mettere in atto, oltre al raggiro, un vero e proprio piano criminoso con esiti del tutto imprevisti. Innanzitutto devo premettere che è un romanzo estremamente intelligente e divertente, pur conservando un retrogusto noir che non scontenterà i cultori del genere. Si ride e molto, l’autrice ha uno stile satirico e ironico che ci accompagna pagina per pagina condito da un senso dell’ inquietudine e dell’attesa che accresce la suspense fino al finale vagamente pulp. Non ridevo così praticamente dai tempi di Peccatori di provincia di Gabriel Chevallier, ma comunque si ride amaro, una certa malinconica tristezza rende opachi i raggiri in odore di simonia del parroco, la triste vita del sacrestano, l’irreligioso bigottismo della vedova Magnano, l’infelicità di Santo, minato da una malattia che ne debilita il fisico e lo spirito, la mancanza di etica del notaio, la necessità di sopravvivere di Viorica, non più giovanissima ma ancora piacente e vitale, desiderosa di costruire un futuro per suo figlio e sua madre nella terra delle opportunità che è l’Italia. E poi altri personaggi, le amiche del burraco di Lina, il viceparroco Don Michele, Ivan il benzinaio rumeno, danno coralmente vita ad un mondo non tanto lontano dal nostro. Schegge di dialetto rendono realistici e credibili, molti dialoghi davvero fulminanti e propri della lingua parlata. Realmente apprezzabile proprio lo stile narrativo dell’autrice, era da tempo infatti che non leggevo un libro così ben scritto e curato fin nei dettagli più minuti. Davvero un piccolo gioiello. Uscirà il 6 marzo per Perdisa Editore nella Collana i Corsari.

Eva Clesis è nata nel 1980 a Bari. Con questo pseudonimo ha pubblicato il saggio 101 motivi per cui le donne ragionano con il cervello e gli uomini con il pisello (Newton Compton, 2010) e i romanzi A cena con Lolita (Pendragon, 2005), Guardrail (Las Vegas, 2008), E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco (Newton Compton, 2011), oltre a numerosi racconti su riviste e antologie.


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