Non è fiction narrativa o finzione quella raccontata da Senger ne Il ragazzo della Kaiserhofstrasse, ma ognuno dei fatti messi per iscritto sono episodi di vita vera riguardanti l’autore e la sua famiglia di ebrei dell’Est sopravvissuti alla Seconda guerra mondiale e alla pulizia etnica fomentata dal regime nazista contro gli ebrei. Tutto si sviluppa in una delle strade – la Kaiserhofstrasse – nella Francoforte della metà degli anni Trenta, dove la famiglia Senger, formata da Moissee Rabisanowitsch nato a Mykolaive, da Olga Moissejewna Sudakowitsch nata a Ocakiv e dai loro figli, viveva al numero 19. Pagina dopo pagina l’autore racconta la sua vicenda di apolide e areligioso (stati sociali scritti per esplicita volontà della madre sui documenti della famiglia) ebreo sopravvissuto ad uno dei più drammatici eventi riguardanti la storia dell’umanità. Il caso, la fortuna – e direi a questo punto – una buona stella hanno protetto Valentin Senger che ha evitato la deportazione nei campi di sterminio e in quelli di battaglia. Il libro di Senger è una cronaca della quotidianità che animava la Kaiserhofstrasse di Francoforte composta da persone diverse e strambe, da militari, da attività commerciali e da relazioni umane alquanto originali. Leggendo Il ragazzo della Kaisehofstrasse si incontrano donne solitarie accusate di pazzia derise da ragazzini dispettosi, commercianti di frutta, verdura e carne, prostitute gentili e protettive, strambi meccanici pronti a fare il giro del mondo in sella ad un bicicletta volante e tanti vicini di casa che forse sapevano che i Senger erano ebrei, ma hanno preferito proteggerli senza denunciarli al regime. Solo al momento della liberazione, davanti ad un soldato americano – senza sapere che anche lui era ebreo- Senger trovò il giusto coraggio dichiarando con sincerità le sue origini ebraiche, sempre con un profondo timore delle gravi conseguenze che questa sua confessione avrebbe potuto scatenare. Questa narrazione esistenziale ha come teatro degli eventi ricordati la Kaiserhofstrasse di Francoforte dove l’autore viveva e le pagine sono un specchio che restituisce non soli i fatti, ma anche gli intrighi, i rapporti e i sentimenti riguardanti la variegata umanità che risiedeva in questa strada. Il ragazzo della Kaiserhofstrasse è quindi la vicenda di una famiglia ebrea russa che per fortuna e per caso sopravvisse alla Germania di Hitler, un segno tangibile e concreto che qualcuno riuscì a sfuggire alla brutale macchina di assurda violenza, di distruzione umana e di morte perpetrata da Hitler ai danni di persone innocenti. Questa testimonianza è una vera e propria avventura ricca di azione, di ironia e suspense che la rendono simile ad un film, ma in realtà la narrazione del libro editato da Neri Pozza è vita pura che va ad aggiungersi alle altre importanti testimonianze aventi per protagonisti ebrei sopravvissuti. La storia di Valentin Senger come quelle di chi è scampato alla guerra dovrebbe essere letta da tutti, perché è la piccola tessera di un grande mosaico – quello della Storia- che non deve essere dimenticata, ma conosciuta e tramandata alle generazioni future per non dimenticare ciò che è stato e cercare – impresa ardua, ma possibile da fare con una buona dose di volontà e giudizio- di non compiere più gli errori del passato.
Valentini Senger è nato a Francoforte nel 1918. Durante gli anni della Seconda guerra mondiale ha studiato e lavorato come disegnatore tecnico. Alla fine della guerra è diventato giornalista, prima per la Sozialistiche Volkszeitung e in seguito per la radio dell’Assia. È morto a Francoforte nel 1997.
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