:: Recensione di Finché le stelle saranno in cielo di Kristin Harmel (Garzanti, 2012)

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Finché le stelle saranno in cielo (The Sweetness of Forgetting, 2012), traduzione di Sara Caraffini, edito da Garzanti, è il primo romanzo uscito in Italia di Kristin Harmel, reporter di People Magazine e opinionista di diverse trasmissioni televisive americane tra cui Good Morning America, già autrice di numerosi bestseller che probabilmente i lettori in lingua inglese conosceranno. Finché le stelle saranno in cielo non è dunque il suo esordio, e leggendo la sua biografia risulta che ha iniziato a scrivere molto giovane dedicandosi prevalentemente al giornalismo, tuttavia conserva una certa freschezza che non lascerà indifferenti specialmente le lettrici più sensibili e romantiche.
Finché le stelle saranno in cielo è per prima cosa una storia famigliare, di amore se vogliamo, che racchiude un messaggio profondo quanto mai attuale e coraggioso. Innanzitutto il romanzo fa luce su un aspetto dell’Olocausto ebraico decisamente oscuro e poco noto, che merita invece di venire alla luce e di essere conosciuto più diffusamente anche tramite un romanzo, perché no.
Facendo una veloce ricerca in rete ho trovato per esempio il saggio Tra i giusti Storie perdute dell’Olocausto nei paesi arabi, edito da Marsilio, di Robert Satloff, storico e direttore dell’Istituto di Washington per la Politica nel Vicino Oriente, il cui 5 capitolo s’intitola “Gli arabi proteggevano gli ebrei”, ma sinceramente prima di leggere Finché le stelle saranno in cielo non avevo mai approfondito il fatto che durante la Seconda Guerra mondiale molte comunità musulmane, e non solo cristiane, si attivarono per salvare dalla deportazione e dai campi di sterminio migliaia di ebrei.
Finché le stelle saranno in cielo parla proprio di questo, narra infatti la storia di Rose, una ebrea scampata, nella Francia occupata, alla furia nazista grazie ad una famiglia musulmana ed emigrata in America. Ormai anziana e sulla soglia di perdere completamente la memoria, per il morbo di Alzheimer, incarica la nipote Hope di cercare i suoi parenti sopravissuti e il suo antico amore Jacob, padre di sua figlia.
La delicatezza con cui Kristin Harmel tratta questo tema, e l’influenza del diario di Anna Frank si manifesta evidente in alcuni tratti, forse i più poetici, rende la lettura adatta sia ad adulti che ragazzi. Commovente ed emozionante, questo romanzo, decisamente ben scritto, racchiude un messaggio di pace e speranza raccontando una storia realmente accaduta che supera il tempo e lo spazio e infrange innumerevoli preconcetti e tabù. Consigliatissimo.


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