:: Recensione de L’Ampolla Scarlatta di Monique Scisci (Ciesse Edizioni, 2012) a cura di Barbara de Carolis

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“Ero ferma e immobile in una radura e aspettavo. Non sapevo cosa esattamente, ma la sensazione che stesse per accadere qualcosa intorno a me era forte.
Sentivo il respiro della natura che mi circondava, le gocce di rugiada scivolavano dalle foglie e il fruscio degli alberi dondolavano sospinti dalla brezza notturna. Gli animali correvano indisturbati e il canto delle civette guardinghe riecheggiava nell’oscurità.
Dentro di me un’invitante sensazione di leggerezza; la tristezza e il dolore non sembravano esistere in quel luogo, anche la singolare influenza, che mi aveva colpito in quei giorni, era svanita.”

Un lutto improvviso, un dolore immenso. Aurora affronta il momento più complesso della sua vita come meglio crede, abbandonandosi ai ricordi di un amore perduto, fuggendo dalla vita stessa; il semplice respirare è un atto impegnativo, il corpo cede all’agonia dello spirito, si ammala e un misterioso liquido suggerito dal medico di fiducia si rivela l’unico rimedio capace di farla star bene. L’ampolla scarlatta che ospita la medicina miracolosa scuote l’apatia nella quale la giovane si crogiola, divenendo oggetto di un’incessante curiosità.
I giorni trascorrono, la mente di Aurora fluttua in un limbo di dubbi e reminiscenze; qualcuno la osserva, scrutando ogni sua mossa, una presenza al di là del bene e del male veglia su di lei. Sogno e realtà si confondono e la consapevolezza di un inesorabile cambiamento genera un vortice di scoperte, mentre il segreto che il mondo intero sembra volerle tacere, appare sempre più chiaro.
Il suo destino è segnato da tempo e la volontà può ben poco di fronte all’inevitabile; volti nuovi si affacciano all’orizzonte, strane creature bramano la fine della sua esistenza, ogni cosa, presto, perderà la familiare cognizione. La giovane affronta un percorso che la condurrà alla rivelazione di un nuovo io e alla trasformazione definitiva di tutto il suo essere, alla quale la sua natura non potrà sottrarsi ma dovrà lottare per non soccombere.
Il soprannaturale si fa spazio lentamente tra le pagine di questo romanzo che si sviluppa con fluidità intorno alla figura di una protagonista dall’animo inquieto, un animo ben descritto soprattutto al culmine della sua sofferenza, al punto da mettere in difficoltà il lettore sensibile, che conosce quelle sensazioni di smarrimento e vuoto che la perdita di un amore profondo provoca, lasciando il cuore privo di forze.
Nella storia il Bene contrapposto al Male è un tema i cui contorni perdono la loro ancestrale definizione, presentando un punto di vista diverso, relativo, dal quale osservare entrambi i concetti che si avvicinano con naturalezza, incanalandosi poi in un’unica, armoniosa prospettiva.


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