:: Intervista con Giuseppe Chiara a cura di Viviana Filippini

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Ciao Giuseppe, benvenuto a Liberidiscrivere e grazie per avermi risposto a questa serie di domande riguardo al tuo primo romanzo, L’apprendista becchino, dove il personaggio principale impegnato a risolvere l’omicidio compiuto a Folà Scriva non è il solito ispettore simil-serie televisiva, ma un giovane becchino alle prime armi assetato di verità. Giuseppe Chiara ha 58 anni e lavora come progettista in un’azienda genovese, è sposato e ha una figlia laureata in filosofia. Abita a Ronco Scrivia in provincia di Genova e odia guidare.

Quando è nata la voglia di scrivere per Giuseppe Chiara?

Come tutti quelli che amano leggere ho sempre avuto il desiderio di passare dall’altra parte della barricata o, per dir meglio, del foglio. La cosa però, non si era mai concretizzata sino a quando non mi sono trovato bloccato in casa per dei mesi, a causa di un gentile motociclista che aveva fatto del suo meglio per spedirmi all’altro mondo. Mentre cercavo di rappezzare le mie ossa disastrate non avevo molte alternative, oltre rendere la vita impossibile a chi mi stava intorno, e così ho provato a scrivere.

Perchè hai scelto di cominciare la scrittura con il genere del “giallo”?

Non sono nemmeno troppo sicuro di aver scritto un “giallo”. Certo, se lo è, non risponde ai canoni classici della detective story. È la storia di una persona normale, anche un po’ banale, che finisce nei guai e cerca di tirarsene fuori come meglio può.

Spesso nei libri e nelle serie televisive chi indaga per la risoluzione del delitto è un detective, un ispettore, un medico, un poliziotto, come mai hai scelto un apprendista becchino?

Non mi piacciono i duri che trasudano testosterone, con la mascella quadrata, i muscoli d’acciaio e il QI superiore a 180. Volevo un anti eroe che messo alle strette desse il meglio di sè. Come recitava la pubblicità di Cane di paglia , un vecchio film di Sam Peckinpah con Dustin Hoffman: Anche un cane di paglia può prendere fuoco.

Per la creazione del protagonista- Silvestro Cacciabue-  è stato influenzato da modelli televisivi, letterari o della realtà giornaliera?

Silvestro ero io, Silvestro erano i miei coetanei, Silvestro erano tutti quelli che negli anni ’70 avevano intorno ai vent’anni. Giovani pieni di meravigliose illusioni.

Silvestro è un giovane con molte ambizioni per il futuro, perché la scelta di coinvolgerlo in eventi che metteranno a dura prova la sua integrità fisica e morale?

Se mi concedi l’auto citazione: Prima o poi la vita ti mette alla prova. Puoi alzarti in piedi e scoprire di che pasta sei fatto o trovarti un angolo buio dove nasconderti. Silvestro non si è nascosto.

Come definiresti il rapporto tra il giovane Silvestro e il compagno di lavoro Anselmo?

Anselmo è un paria, che odia il mondo che lo ripudia e disprezza Silvestro perché in lui rivede se stesso, come era prima che la vita lo spezzasse.

L’attaccamento al tesoro trovato da parte di Anselmo e anche dell’assassinio, mi ha ricordato l’ideale di attaccamento alla “roba” di Mastro don Gesualdo di Verga. Perché gli esseri umani hanno bisogno di possedere beni materiali per sentirsi felici?

Non sono un filosofo e non ho risposte che non siano scontate o banali. Senza scomodare i Vangeli e neppure Carlo Marx azzarderei che più roba abbiamo e più ci convinciamo di essere immortali.

Silvestro, accusato di omicidio, si da’ alla latitanza, il suo vivere nei boschi, in luoghi diroccati e allo stesso tempo la ricerca della verità non richiamano un po’ il vissuto dei partigiani durante la Seconda Guerra mondiale?

Probabilmente sì. L’Appennino è sempre stato il rifugio naturale per i fuggiaschi: contadini che sfuggivano all’esercito di turno che razziava in valle, renitenti alla leva, fuorilegge e disperati.

Perché ambientare il tuo lavoro negli  anni’70?

Perché allora tutto ci sembrava possibile. Poi la vita ci ha preso a schiaffi. Siamo partiti dall’ immaginazione al potere  e siamo finiti a suicidarci la sera davanti alla televisione.

Silvestro, Elvis e Norma sono tre ragazzi dallo sguardo puro e innocente sul mondo, poi scoprono che il mondo e le persone dove vivono sono ambigui. La scoperta di queste falsità cosa rappresenta loro?

Non credo che i 3 ragazzi possedessero uno sguardo puro e innocente. Se alla fine dell’adolescenza conservi un animo puro o sei un santo o sei un idiota.

Quanto è sconvolta la popolazione del piccolo paesello di provincia dagli eventi drammatici che lo colpiscono?

Folà Scrivia è un paese inventato, ma è il prototipo di molti villaggi della Valle Scrivia. Paesi che hanno conosciuto la guerra, i bombardamenti e le fucilazioni non si sconvolgono certo per qualche morto ammazzato. Gli Afterhours direbbero: Terra meravigliosa, brutto paese.

Ines, la nonna di Silvestro è un donna forte a tratti un po’ burbera e severa, poi compie un gesto di sacrificio per il nipote.  Cosa rappresentala sua azione?

Un omaggio a quella che Mao Tze-tung definiva L’altra metà del cielo. Donne normali che quando la situazione lo richiede combattono come e più degli uomini. Nonna Ines e Norma sono due facce della stessa medaglia.

Dopo la risoluzione del’enigma Silvestro, Elvis e Norma cambiano in superficie, ma anche nel loro animo. Questa trasformazione può essere vista come la fine del’adolescenza e l’ingresso nella vita adulta?

Elvis per colpa, o grazie alla Sindrome di Peter Pan in cui si crogiola, non crescerà mai. Norma, come tutte le donne, è adulta un attimo dopo che ha smesso di giocare con la Barbie e le sue terrificanti amiche. L’unico che alla conclusione della storia è diventato un adulto è Silvestro con tutto ciò che ne conseguirà.

L’apprendista becchino è sì un giallo, ma potrebbe anche essere visto come romanzo di formazione?

Una specie di Giovane Holden dei poveri? Non credo. Io volo molto più basso.

Quale è il personaggio della narrazione al quale sei più affezionato e perché?

Ulrike l’autostoppista. Con lei la natura non è stata gentile: è grossa, grassa e goffa. E allora lei ha imparato a servirsi di quello che ha. Tutti pensano che sia stupida e lei si finge ancora più stolida, perché così può ottenere ciò che vuole. Mi piace chi ha poco, ma non si arrende.

Un consiglio a chi volesse cominciare a scrivere?

Io ho un blog, http://apprendistabecchino.blogspot.it/, dove cerco di aiutare chi vuole cimentarsi con la scrittura. Non do consigli su come scrivere, non ne sarei all’altezza, ma su quale software adoperare, come scrivere una sinossi, una lettera di presentazione ecc. Se si scrive solo per se il mio blog non è il posto giusto dove andare, ma se si vuole perseguire la strada della pubblicazione allora credo che lì si possa trovare qualche consiglio utile. Vorrei concludere con le parole di Robert  Mitchum, un grande attore americano: Se ce l’ho fatta io ce la può fare chiunque.

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