Da un po’ di tempo aggirandomi tra gli scaffali delle librerie noto che le case editrici immettono sul mercato libri in quando industriale! Per la maggior parte dei casi il genere in questione è il romanzo, molto più raramente si trovano raccolte di racconti, forse questo è dovuto al fatto che i lettori su larga scala si avvicinano di rado alle short stories. Attenzione, ci sono gli appassionati dei racconti in forma breve, ma rimangono una nicchia di pochi. Il perché questo genere sia spesso così poco considerato non ha comunque fermato la volontà di divulgazione della casa editrice Hacca, che recentemente ha pubblicato la raccolta Racconti del giorno e della notte di Giuseppe Bonura, con prefazione di Alessandro Zaccuri e lavoro di curatela del giovane Giulio Passerini. Bonura – originario di Fano, giornalista e critico letterario per oltre vent’anni per l’«Avvenire» – ha creato in queste brevi schegge narrative il ritratto di una umanità grottesca e tragicomica sempre alla ricerca del miglioramento del proprio vivere. I racconti raccolti in quattro sezioni – mattino, pomeriggio, sera e notte – hanno per attori principali essere umani appartenenti al ceto medio borghese, contraddistinti da tic comportamentali, da ossessioni mentali e paure che influenzano ogni loro mossa e pensiero. I racconti sono sì riuniti in un raccolta, ma il fatto che ogni personaggio protagonista si un “a sé” e che non abbia nessun contatto con coloro che si muovono nelle altre storie, rende questi episodi narrativi vicende autonome che possono essere lette separatamente e in momenti temporali diversi. Non sembra esserci un filo conduttore narrativo tra un racconto e l’altro, ma addentrandosi dentro la narrazione ci si accorge che una sottile fibra che lega tutte le storie è presente, ed è incarnata dal profondo senso di solitudine, dal bisogno di migliorare il proprio vissuto e dall’ incapacità di accettare la realtà per quella che è. I protagonisti sono la rappresentazione di una umanità che arranca e tenta la scalata sociale per diventare quello che non potrò mai essere, e nonostante una piccola consapevolezza del non poter trasformare il proprio stato, ogni personaggio persevera nel proprio agire continuando ad incassare sconfitte, senza riuscire a cambiare in meglio il proprio vissuto. Da subito si capisce che i racconti sono sinceri, allo stesso tempo ironici e comici come i protagonisti, un po’ fantozziani, che incontriamo durante la lettura. Un esempio è il personaggio maschile del primo racconto (Memorie di un esorcista laico) che è talmente convinto e certo delle proprie abilità da non comprendere tutte le conseguenze derivanti dai sui gesti sconsiderati. Per non scordarsi poi di quei racconti che hanno come tema centrale lo sdoppiamento della personalità (in L’uomo che scriveva a se stesso il protagonista si auto invia delle missive che lo indurranno a dubitare della fedeltà della moglie) o la perdita completa di essa (in Tragedia di un imitatore, l’io personaggio principale passa la vita ad imitare gli altri, rendendosi amaramente conto di non avere la minima coscienza della propria identità). Esemplare è anche il racconto intitolato Il provinciale, dove in breve si ripercorre tutta la vita di un uomo, dalla sua infanzia alla maturità, dimostrando che nonostante tutte le esperienze vissute il protagonista è e rimarrà sempre una persona dalla mente ottusa e bigotta, convinta di aver fatto grandi cose nella propria vita, ma talmente cieca da non accorgersi di essere rimasto sempre uguale a se stesso. Questa bizzarra specie umana è calata in una società di massa industriale all’interno della quale tutti sono alla ricerca della felicità assoluta, che non troveranno mai, ma continuano ostinatamente a ricercarla ovunque e attraverso esperienze al limite. Esemplare da questo punto di vista è òa donna che trova appagamento ai suoi impulsi passionali con una persona fisicamente imperfetta (Il gobbo). Non mancano da parte di Bonura incursioni anche nella dimensione fantastica (vedi Leggenda notturna, nella quale il protagonista tornato al paesello d’origine incontra la sua fidanzatina di un tempo scoprendo che non è invecchiata ) o più cupa dove la tensione si annida nelle parole e nei gesti dei personaggi (Il giustiziere o La firma delle vittime). Finita la lettura de Racconti del giorno e della notte si sorride ripensando all’umanità protagonista che richiama un po’ pasoliniana – per certe situazioni di degrado morale – e più da vicino Gadda. L’intero microcosmo umano della raccolta di Giuseppe Bonura ci fa sorridere per l’agire sgangherato e tragicomico che lo caratterizza, ma allo stesso tempo ci spinge a riflettere su noi stessi e sul mondo nel quale viviamo, per renderci conto che noi – uomini e donne della realtà concreta – non siamo proprio così diversi, come crediamo, dai personaggi di questa finzione letteraria.
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