:: Recensione di Il pontile sul lago di Marco Polillo (Rizzoli, 2011) a cura di Elisa Giovanelli

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Orta San Giulio, Caffè del Lago. Mario, Tancredi e Stefano si trovano per il solito aperitivo delle sette. E Gennaro dov’è? Come mai non è ancora arrivato? L’attesa del quarto amico è vana: Gennaro Vattuone, ex professore di latino e greco, è stato assassinato. Il suo cadavere giace sul pontile della sua villa: qualcuno gli ha sparato alle spalle. Il notaio Fabio Massimo Vattuone, figlio della vittima, chiama in aiuto il suo amico Enea “Baffo” Zottìa, vicecommissario della Questura di Milano. Zottìa lascia per qualche giorno il suo ufficio in via Fatebenefratelli, il suo matrimonio infelice con Enza e soprattutto il suo amato gatto per occuparsi di questo tragico evento che ha turbato la realtà apparentemente tranquilla e immutabile del piccolo paese sul lago. Gennaro Vattuone non era una brava persona: dispotico e tiranno anche col figlio, era stato soprannominato “Vaff’uone” dai suoi alunni. Rimasto vedovo, amava esercitare il suo fascino sulle donne, preferibilmente più giovani di lui, senza preoccuparsi del fatto che fossero impegnate con altri. Il suo omicidio sembra un’esecuzione. La porta di casa era chiusa: l’assassino è arrivato dalla villa accanto o si è fatto aprire dal professore? Perché una delle quattro statue in giardino, la Primavera, è stata girata in modo da dare le spalle al lago?
L’atmosfera d’altri tempi di Orta San Giulio ha come un effetto ipnotico che rende difficile far venire alla luce la verità. Il vicecommissario Zottìa, poi, è distratto: i suoi pensieri sono concentrati su Serena, il suo grande amore, che ha ritrovato nella sua recente vacanza a Positano e che ha pensato bene di fargli visita. Questa distrazione del vicecommissario rischia di far aumentare il numero degli omicidi, ma gli permette anche di comprendere meglio le motivazioni dell’assassino. L’amore infatti è il vero protagonista del romanzo, descritto in tutte le sue sfaccettature: da quello filiale a quello passionale, da quello appena sbocciato a quello ormai irrimediabilmente finito.
Timido e impacciato nella vita, ma deciso e risoluto nel suo lavoro, Zottìa riesce a districarsi tra i vari moventi e i diversi sospettati, facendo emergere la rete di tresche, segreti e menzogne che caratterizza quella piccola comunità.
Il pontile sul lago è un giallo classico, fatto di indizi e riflessioni, coerente con la piccola e provinciale realtà di Orta San Giulio. Il lettore segue il vicecommissario Enea Zottìa (qui alla sua terza avventura dopo Testimone invisibile e Corpo morto, entrambi editi per Piemme) nelle indagini e nelle sue vicende private senza frenesia e ansia, ma con i giusti tempi per conoscere la psicologia dei personaggi, prestare attenzione agli elementi relativi al caso e concedersi anche di ammirare il paesaggio.
Marco Polillo riesce con maestria a descrivere le atmosfere del lago. In poche righe tratteggia luoghi e personaggi, facendoli emergere in maniera vivida davanti agli occhi del lettore come una serie di scatti fotografici, proprio come quelle fotografie che saranno determinanti per la risoluzione del caso. Polillo è un fine indagatore dell’animo umano e dà ampio spazio all’approfondimento della psicologia femminile. Nel romanzo ci sono infatti diversi ritratti di donne che, con le loro varie sfaccettature, finiscono per mettere in ombra i personaggi maschili, deboli e meschini a parte poche eccezioni. Il vicecommissario Zottìa è una persona discreta, gentile che risolve i casi con buonsenso e ragionevolezza. Un personaggio malinconico, che pensa che il nostro è un brutto mondo, ma non per questo smette di sognare quando si tratta di Serena, l’amore della sua vita. L’indagine dura cinque giorni, la piacevole e avvincente lettura anche meno.

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