:: Recensione di Il gioco della mantide di Mauro Saracino (Nulla Die, 2011)

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Il piccolo rettile stava prendendo il sole, reggendosi con i minuscoli artigli al bordo di una crepa nel muro. La vide mentre voltava il capo in direzione della macchina che stava facendo qualcosa di diverso rispetto a tutte le altre. Era convinto che la lucertola fosse abituata al suono delle automobili e in qualche modo avesse imparato ad abituarsi ad esse. L’abitudine non era una buona cosa, anche lei avrebbe dovuto saperlo. Si accorse troppo tardi dell’automobilista sconvolto che stava per scontrarsi contro il muro assolato. Sennis la vide cercare rifugioall’interno della crepa senza fare in tempo. La vide volare verso il centro della strada, mentre lui si abbatteva sulla parete. Il suo ultimo pensiero fu per quella creaturina che non avrebbe mai potuto sopravvivere, storidita dopo un volo simile in mezzo alla carreggiata.

Il gioco della mantide edito da Nulla Die, secondo romanzo dello scrittore romano Mauro Saracino dopo l’horror La casa del demone edito con Asengard Edizioni, è un thriller, o meglio un romanzo di suspense con sfumature noir, piuttosto insolito che merita un’ attenta lettura alla luce del fatto che è il primo thriller dell’autore ed è ambientato in Italia evitando l’escamotage di molti autori esordienti che ambientano le loro storie in paesi che non hanno mai visto ne conosciuto a scapito della credibilità della vicenda, errore grossolano che ho commesso anche io nei miei primi tentativi di scrittura. Grottesco, surreale, in alcuni tratti anche troppo macchinoso, Il gioco della mantide è un romanzo in cui il protagonista non fa niente o quasi per attirarsi le simpatie del lettore. Daniele Sennis è un giovane arrampicatore, egoista e calcolatore che decide di sposare una donna che non ama per soldi. Se avesse scelto una timida ereditiera influenzabile e impacciata forse gli sarebbe andata bene ma Daniele commette l’errore di puntare su Elisabetta Rumeo, una donna ricca sì ma dura, manipolatrice, anche crudele, decisa a compare la sua vita se e solo se l’acquisto è vantaggioso. Per determinare questa eventualità decide di sottoporre il suo promesso, almeno è quello che gli dice durante un pranzo in un ristorante di lusso da vera mantide pronta a catturare la sua preda, ad una singolare prova: dovrà per un giorno farsi monitorare con telecamere e microfoni come una cavia da laboratorio. Daniele pensando di essere più scaltro e furbo accetta e sarà l’inizio di un giorno da incubo. Naturalmente niente è ciò che sembra, e il finale si rivelerà ancora più perverso e sadico di quanto possa apparire in un primo tempo ma quello che mi preme sottolineare oltre all’ originalità della trama e un certo coraggio nel presentare personaggi così sgradevoli ed esagerati, è una certa critica sociale, anche se velata e non troppo approfondita, che ha per oggetto il divario che esiste tra la gente comune e i ricchi e i potenti. Che quest’ultimi ragionino davvero come i personaggi di questo libro, pur con tutte le esagerazioni concesse all’autore, non è un ipotesi tanto inverosimile. La noia, il sentirsi al di la della legge e della morale, la convinzione di farla sempre franca, sono mali decisamente comuni nella nostra società. Questo merita almeno una riflessione.

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