:: Recensione di Ogni goccia di sangue di Michael Robotham (Timecrime, 2012)

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In questo momento ho come la sensazione che la mente mi stia sfuggendo. Le mie emozioni sono state manipolate e la ragione sviata. E’ come osservare un mago che pratica un gioco di destrezza, distogliendo abilmente la mia attenzione per non farmi vedere il trucco.
So che c’è un nesso tra Gordon Ellis, Ray Hegarty e Sienna, ma non capisco che cosa li leghi.
E che ruolo ha in tutto questo l’Uomo Che Piange? E Lance Hegarty? Qualcuno ha ucciso il mio cane. Qualcuno mi ha spinto fuori strada. Quando ho accennato a Gunsmoke, Gordon Ellis mi ha lanciato uno sguardo strano. Quasi non capisse a cosa mi riferivo.
Devo ripartire da zero e mettere tutto in discussione, ma ora sono troppo stanco per pensare. Sono sporco, con la barba incolta, sfinito e ho voglia di una doccia. Di un letto.

Ogni goccia di sangue (Bleed for Me, 2010), nuovo thriller dello scrittore australiano Michael Robotham, edito in Italia da Timecrime, marchio crime della Fanucci, e tradotto da Annalisa Biasci, è il quarto romanzo della serie che ha per protagonisti il professore e psicologo clinico inglese Joe O’ Loughlin e il detective in pensione Vincent Ruiz, dopo L’indiziato (The Suspect, 2004), Perduta (Lost, 2005) e Il manipolatore (Shatter, 2008). Ogni goccia di sangue si apre con la pagina di un diario di una ragazzina di quattordici anni, Sienna Hegarty, il tipo di diario che ogni madre non vorrebbe mai leggere. Invece di esserci buffi disegni, solari descrizioni di imprese sportive, impressioni sulle prime cotte adolescenziali, nel diario di Sienna c’è sangue, dolore, disperazione. Con un taglierino, preso dal capanno degli attrezzi di suo padre, Sienna si provoca tagli profondi sulle braccia, sulla pancia, per far si che il dolore esterno eguagli quello interiore, per far si che il veleno che ha dentro goccioli fuori. Sienna è più vecchia della sua età, più matura: ha quattordici anni ma sembra una donna di trenta, è segnata da cicatrici più dolorose di quelle autolesionistiche che si infligge, è devastata da esperienze terribili che non dovrebbero succedere a nessuno. Il confronto con il mondo degli adulti non potrebbe essere peggiore. Un padre che ha abusato di lei e di sua sorella, un professore di teatro che anch’egli l’ha utilizzata sessualmente, giocando con la sua psiche ancora in formazione. Gli adulti, che dovrebbero essere per lei figure di riferimento, ancor più quando sono investite di autorità e di precisi obblighi educativi, si sono rivelati crudeli, spietati, infidi. Per cui è naturale che Sienna diffidi di Joe O’ Loughlin, un adulto che vuole aiutarla, padre della sua migliore amica Charlie, incaricato dal tribunale di stilare una perizia psichiatrica inseguito al sospetto che abbia ucciso suo padre. Già di ragioni per volere morto Ray Hegarty, ex poliziotto giudicato dai suoi vecchi colleghi coraggioso ed eroico, duro e inflessibile ma onesto, Sienna ne ha fin troppe, ma Joe O’ Loughlin sente che qualcosa non torna, un po’ perché è molto legata alla sua Charlie ed è di casa nella famiglia O’ Loughlin, un po’ perché si sente in colpa per non aver capito i motivi per cui la ragazzina voleva sempre stare a casa loro, un po’ perché c’è una storia sotto molto più complessa, popolata di personaggi pericolosi e oscuri. Con l’aiuto del vecchio amico Vincent Ruiz, Joe incomincerà la sua indagine personale che lo porterà ad Edimburgo sulle tracce di Gordon Ellis, il professore di teatro di Sienna, e di un uomo misterioso e inquietante, l’Uomo Che Piange, legato a filo doppio a Novak Brennan, un politico ultra nazionalista di tendenze neonaziste, imputato di un processo d’omicidio seguito da sua moglie Julianne. La storia comunque è ben più complicata di quanto possa emergere da questi mie brevi accenni, e regge un thriller psicologico di solida scuola anglosassone, per di più ispirato ad una storia vera, come tutti i romanzi di Robotham; un thriller ben costruito sia per impianto narrativo che per caratterizzazione dei personaggi. Il personaggio di Joe O’ Loughlin, in lotta principalmente con il Parkinson, emerge su tutti per umanità e intuito investigativo, ma anche Vincent Ruiz, già protagonista principale di Perduta e sempre presente in ciascun romanzo dell’autore, è un ottimo comprimario. La suspense è tesa, senza cadute di tensione, la trama verosimile, anche se è difficile immaginare che Sienna sia una quattordicenne, i tempi e i canoni del thriller psicologico sono rispettati. I temi trattati sono di attualità: dagli abusi sui minori, ai rigurgiti neonazisti, alle violenze sugli immigrati; l’ambientazione tipicamente inglese, fatta di pub, villaggi residenziali, scuole di lusso in cui tutti indossano una divisa, è efficace e fa quasi per contrasto risaltare ancora di più una storia in cui violenze domestiche, spirito di gruppo quasi mafioso, ed egoismi personali contrastano ciò che è giusto ed etico. E’ un romanzo piuttosto corposo, un po’ di più di 500 pagine, qualche refuso, ma si legge molto velocemente un po’ per capire i meccanismi della vicenda, un po’ perché lo stile di Robotham è lineare e levigato e non annoia. Il personaggio dell’ispettore capo Cray, e soprattutto dell’Uomo Che Piange, sono sicuramente originali e arricchiscono una storia fatta di personaggi più ancora che indagini, inseguimenti e aggressioni. Un buon thriller insomma, per appassionati.
Piccolo giallo nel giallo. A parte i refusi, a Monica Bartolini del sito Thriller caffè non è sfuggito un errore piuttosto insidioso, non nella trama comunque. Per scoprirlo ci vuole spirito di osservazione e conoscenza delle tecniche di CSI!

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