:: Un’ intervista con Tom Piccirilli

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Ciao Tom. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Tom Piccirilli? Punti di forza e di debolezza.

Se avessi una qualsiasi idea di chi io sia, o di quali siano i miei punti di forza e di debolezza, probabilmente non sarei uno scrittore. E’ attraverso la mia narrativa che imparo qualcosa su di me e cerco di trovare una risposta su chi sono e su come mi muovo nel mondo.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi  studi, della tua infanzia.

E’ tutto nella media, e piuttosto noioso, come si può intuire.

Che lavori hai svolto in passato, prima di diventare uno scrittore a tempo pieno? Cosa puoi dirci di queste esperienze?

Non ho avuto posti di lavoro significativi prima di scrivere. L’estate che mi sono laureato all’università hanno accettato il mio primo romanzo e ho battuto la tastiera da allora.

Quando hai capito che avresti voluto essere uno scrittore? Qual è il momento in cui hai capito che la passione della scrittura si stava trasformando in un vero lavoro?

Ho iniziato a scrivere quando ero un bambino, ma la passione è cresciuta sul serio durante il mio ultimo anno di liceo. Ho iniziato a presentare le mie storie circa in quel periodo e ho potuto affinare la mia voce e la mia tecnica e sviluppare il mio stile nel corso degli anni successivi.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

All’inizio, certo. Ci sono voluti anni per me per affinare la mia voce abbastanza per iniziare a vendere la mia fiction, e poi c’ è ancora voluto qualche anno prima di sentirmi completamente a mio agio con la mia voce narrante.

Tu sei un autore versatile. Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere narrativa dell’orrore?

Sono sempre stato attratto dalla dark fiction, ma l’ horror mi piace sempre meno, man mano che invecchio. Non riesco ad accettare alcuni elementi fantastici usati unicamente per spingere le trame. Preferisco la complessità, e un sacco di offerte horror recenti non sono così. Solo non posso accettarlo, non posso permettere alla mia immaginazione di adeguarsi. Forse la ruota girerà di nuovo, un giorno.

Perché uno scrittore con un talento evidente come il tuo non è più conosciuto in Italia? Danilo Arona ha detto: ” E un po’ perché da parte del grosso pubblico l’autore dal cognome italiano è giudicato privo di appeal e di credibilità.  Un pregiudizio vecchio e stantio che ci ributta in quel Medio Evo in cui Sergio Leone doveva firmarsi Bob Robertson, purtroppo equamente condiviso fra lettori, librai e distributori (non tutti, ovvio, ma la maggioranza sì…). Persino un autore americanissimo com Tom Piccirilli non trova quote nel nostro mercato a causa del suo cognome…” Cosa diavolo non funziona nel mercato editoriale?

Colpito! Se mai lo scopri, per favore fammelo sapere.

Il tuo stile è molto particolare. Nasce spontaneo o è il frutto di un costante lavoro di riscrittura ?

Non importa a quale forma o genere stia lavorando, il prodotto finale è di solito la combinazione di una narrativa oscura, e piena di atmosfera caratterizzata da una buona dose di umorismo sardonico non convenzionale. Le risate lungo la strada sottolineano gli aspetti più oscuri delle vicende, e viceversa. E il mio modo di trasferire temi e format da un genere ad un altro: i segreti del passato, la ricerca di redenzione, la paura di fallire, le delusioni della mezza età, la vita familiare disfunzionale. Non so per quale  motivo ma tutto ciò sembra avere un grande significato per me, e così io continuo a scendere nel pozzo.

Leggi le recensioni dei tuoi libri?

Certo, ma se sono negative, cerco di non lasciare che mi deprimano.

Il tuo primo romanzo Dark Father, uscito in età molto giovane, è stato un grande successo. Puoi dirci qualcosa sul processo di scrittura del libro?

Padre delle tenebre è stato acquistato dal noto editor Giovanni Arduino per la Sperling & Kupfer. Mentre il romanzo fece a malapena un guizzo prima di affondare nell’oblio qui negli Stati Uniti, sembra abbia fatto meglio in Italia e Germania, dove è stato pubblicato in hardcover e paperback per varie ristampe. Comunque era il mio primo romanzo, e ammetto che era pieno di stravaganze letterarie e le ambientazioni erano spesso poco realistiche, ma ero molto giovane quando l’ho scritto.

Headstone City è un altro tuo grande successo. Cosa ti ha ispirato a scrivere questo libro? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

Non so dove prendo gli elementi centrali delle mie idee. Non riesco a pensare ad un singolo episodio o un evento e dire che è quello che mi ha messo sulla strada per scrivere un libro o un altro. E’ tutto uno spezzatino e la ricetta è sempre diversa. Volevo scrivere un romanzo che fondesse elementi crime con elementi horror ed è nato Headstone City.

Qual è stata la parte più faticosa durante la scrittura?

Per quanto riguarda le sfide: gli scrittori di dark fiction sono soliti indulgere sempre nelle loro fantasie e nelle loro paure più profonde. Sono attratti dalle cose terribili. Ecco dove trovano il loro dramma. Ecco dove trovano il loro amore. Cercano di strappare le loro proprie cicatrici per farle sanguinare di nuovo. Ed è da quel sangue che facciamo sgorgare la nostra arte. Se arte è, alla fine. Ma qualunque cosa sia, la creiamo evocando l’angoscia e i conflitti e le scene di sangue e  le macerie.

Qual parte preferisci del processo di scrittura?

L’aspetto più gratificante è quando qualcuno reagisce ai miei lavori nel modo in cui speravo facesse. Quando sono commossi e sconvolti e hanno imparato ad amare i personaggi come li amo io, e la scrittura ha un vero significato per loro.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualcosa di divertente successo durante questi incontri.

Non ho mai fatto una visita ufficiale, ma ho conosciuto molti dei miei lettori a convegni o  durante la firma dei libri. Non ho aneddoti pittoreschi o intelligenti da condividere con nessuno. Mi diverto ad incontrare i miei fan e sembra che anche loro si divertano con me. Oltre a questo, apprezzo chi dimostra interesse per mio lavoro.

Hai citato questi autori: Albert Camus, Kurt Vonnegut, John Steinbeck, John Irving affermando che ti hanno influenzato. I tuoi romanzi evocano una grande tradizione letteraria. Era nelle tue intenzioni?

Beh, la voce di uno scrittore, come lo scrittore stesso, è sempre mutevole in una certa misura. Stiamo vivendo, respirando e la nostra voce narrante è organica a questo. La mia visione del mondo è mutata, i motivi e temi che mi interessano ora all’età di 46 sono leggermente diversi da quelli che mi interessavano quando ne avevo 25. Ora mi preoccupo di cose che allora non capivo. Un grande scrittore fantasy,  Jack Cady, una volta mi disse di non gettare mai via i lavori incompiuti, perché ad un certo punto nella vita avrei forse avuto l’abilità e il controllo di scrivere certe cose che non ero capace di scrivere in quel momento, e d’altro canto non avere più il fuoco e la crudezza che avevo allora. E aveva ragione. Ho sempre pensato che fosse importante trovare la bellezza innata del linguaggio, mentre scrivevo. Non ho mai voluto essere uno scrittore semplice, ma allo stesso tempo bisogna sempre stare attenti a non scrivere ogni frase come se  si volesse essere lodati, che era probabilmente l’errore principale che commettevo agli inizi della mia carriera. Questo aspetto “fantasmagorico” è importante per far sentire al lettore qualcosa di profondo. Come un fantasma, voglio che la storia si libri e volteggi nella mente del lettore. Non voglio semplicemente divertire i miei lettori, voglio smuoverli.

Qual è il tuo rapporto con i lettori? Come possono entrare in contatto con te?

Possono venire a trovarmi su Facebook, o seguirmi su Twitter, o semplicemente mandarmi una mail all’indirizzo PicSelf1@aol.com.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho appena finito una copia preliminare di un romanzo di Max Allan Collins & Mickey Spillane Lady, Go Die.

Infine, per concludere l’ultima domanda. Stai attualmente lavorando ad un nuovo romanzo? Eventuali altri progetti?

Il mio prossimo romanzo è un crime novel intitolato The Last Kind Words. E’ la storia di un giovane ladro che si chiama Terrier Rand, che torna in seno alla sua famiglia di criminali alla vigilia dell’esecuzione di suo fratello Collie. Collie, quasi impazzito senza apparentemente nessuna ragione, commise una strage uccidendo otto persone. Ora, cinque anni più tardi, Collie giura che ne ha uccise solo sette e che l’ottava è stata il lavoro di qualcun altro. Terry non ha solo a che fare con un ex-migliore amico, una vecchia fiamma, alcuni ragazzi della mafia, e altri delinquenti assortiti, ma è anche costretto a indagare su quella notte  in cui suo fratello impazzì e deve scoprire se Collie stia dicendo la verità. Ma più di tutto, ha tanta voglia di conoscere la ragione per cui suo fratello abbia fatto quella carneficina, nella speranza di non essere mai spinto a fare lo stesso. Di recente sto lavorando al seguito intitolato The Last Whisper in the Dark.


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