Buongiorno Macs, grazie per la partecipazione. E’ uscito da poche settimane “Constantin” (Momentum Edizioni), il tuo ultimo romanzo che sta avendo un grande successo. Ce ne vuoi parlare?
“Constantin” è la storia di un personaggio borderline (Constantin, appunto) la cui infanzia segnata da violenze e abusi l’ha spinto a crearsi un guscio protettivo costituito da una settimana ideale. In ogni giorno della sua settimana ideale Constantin reitera le stesse azioni con metodo e rigore. Sono proprio queste routine a donargli la tanta desiderata tranquillità. Sono due le uniche persone con cui Constantin si relaziona nella sua settimana: Alice, una modella che posa per lui in pose bondage tutti i lunedì e la Dott.ssa Renoir, la psichiatra che lo segue al giovedì.
Un giorno accade che il suo lunedì, Alice, scompare. Questo avvenimento traumatico spingerà Constantin a combattere contro tutti e contro tutto pur di ritrovarla.
Dove nascono le atmosfere cupe e noir del libro?
L’inquadratura visiva che ho cercato di dare a “Constantin” è quella di una telecamera che resta accanto al personaggio in ogni istante del racconto. Pertanto l’ambiente che descrivo è in qualche modo quello che Constantin vede attraverso i suoi occhi. In vita sua Constantin non ha mai provato sentimenti come l’amore e l’amicizia, l’affetto e la passione. Nessuna di queste emozioni ha mai donato un tocco di colore alla sua esistenza.
Constantin lo vedi come un personaggio negativo, perdente, con una sua etica? Quali sono le particolarità che lo rendono così accattivante agli occhi del lettore?
Constantin non ha un’etica. E’ egoista, non conosce la compassione. E’ in grado di uccidere un vecchio inserviente pur di prenderne il posto. E’ capace di atti di assoluta violenza e brutalità come picchiare a sangue una prostituta che lo ha schernito.
Nel suo disordine ha cercato di imporsi dei paletti mentali, crearsi una recinzione in cui esiliarsi al di fuori di tutto e di tutti.
Solo la Dott.ssa Renoir pare riuscire ad avere con lui un rapporto umano, ma ciò non lo redime nè tanto meno lo giustifica. E’ sicuramente un perdente, perchè sebbene sia particolarmente intelligente e pieno di risorse, nella vita non è mai stato in grado di raggiungere la serenità che avrebbe desiderato.
Nel tuo precedente romanzo “Kebap in Okinawa” (Momentum Edizioni), sono presenti gustose suggestioni filmiche degli anni ’80. E’ voluto? Il libro vuole essere un tributo alla cultura di quegli anni? Puoi parlarcene?
In “Kebap in Okinawa” il personaggio principale, lo Yankee, ha come unico “bagaglio” o scatola dei ricordi un paio di magliette di gruppi rock degli anni ’80. Le usa per rievocare i ricordi del suo passato, seppur mediocre e poco significativo.
Gli anni ’80 hanno sempre rappresentato nella sfera cinematografica e televisiva un decennio significativo per la cultura americana ed europea. Erano gli anni in cui venivano sponsorizzati i modelli del successo, dell’innovazione, del progresso, dell’affermazione, del divertimento, del lieto fine.
Un’illusione o una falsata percezione della realtà. Il protagonista ripensa a quel periodo con nostalgia, ora che è vecchio, cercando di mantenere l’eco di un’idea ormai scemata. Gli anni ’80 in “Kebap in Okinawa” rappresentano così le aspettative disilluse.
A settembre è uscito il tuo racconto “Giovedì”, all’interno dell’antologia “Cose bulgare. 13 scrittori raccontano la Bulgaria” (Linea BN Edizioni). Come mai hai scelto di partecipare al progetto? La Bulgaria ti affascina?
Non ho mai avuto un particolare interesse verso l’Est, lo ammetto. Ho colto l’occasione di questo progetto promosso dagli amici di Linea BN per ritagliarmi un momento per approfondire un argomento alquanto lacunoso.
Vivendo questo stato di inadeguatezza ho immaginato di vivere la storia di un adolescente con un sacco di problemi (dalla famiglia, al bullismo, dall’amore alla scuola) che si trova a dover affrontare il suo appuntamento col destino proprio ad un’interrogazione sulla Bulgaria. Così è nato “Giovedì”.
Quali sono i tuoi “cattivi maestri”?
Musicalmente Corey Taylor, controverso frontman degli Slipknot e successivamente degli Stone Sour, cinematograficamente abbiamo “Seven”, “Via da Las Vegas” e “Fight Club”. In letteratura Chuck Palahniuk ma solitamente almeno in questo ambito sono più per un genere narrativo alla Benni. Da ragazzo, e ancora oggi, ho amato invece le storie di “Sin City” di Frank Miller. “Constantin”, in un certo senso, è un tributo al suo stile.
Hai una giornata tipo di lavoro creativo?
Ho un brutto difetto, scrivo solo dopo che ho camminato per almeno mezz’ora con le cuffie e musica Alternative Rock o Nu Metal. Infatti solitamente scrivo di più in primavera ed estate. Cammino fino a quando un capitolo è “girato” e funziona nella mia mente. Lo devo visualizzare e mi deve convincere, poi tornato a casa lo scrivo di getto. Raramente poi ci rimetto le mani. Lo ammetto, questo modus operandi è un limite quasi da psicosi. Ma tant’è.
Oltre che prolifico scrittore sei anche responsabile di una casa editrice, Momentum Edizioni, che in poco tempo è riuscita a emergere e ritagliarsi un suo spazio nel panorama nazionale dell’editoria noir e hard boiled. Perché hai deciso di intraprendere questa strada?
Ho sempre desiderato creare qualcosa dal nulla. Il mio background professionale ha spaziato negli anni dall’ingegneria al webdesign, dall’economia al marketing. Da scrittore emergente ho analizzato per mesi il mercato editoriale senza mai inviare un manoscritto a nessuna casa editrice. Non ho mai incontrato una realtà editoriale in cui potermi rispecchiare per idee e immagine. Momentum (la spinta) nasce appunto dal desiderio di fare qualcosa di più, di diverso, e magari di migliore. Chiaramente con i limiti che la micro-editoria ha, ma con il vantaggio di poter essere una realtà indipendente e flessibile. Sfortunatamente Momentum è nata il mese successivo alla dichiarazione di Amazon US di raggiungimento del break-even fra vendite di ebook e cartacei… diciamo pure che non ho scelto il momento storico migliore.
Cosa stai leggendo attualmente?
Non leggo mai meno di 3 libri a rotazione, attualmente i tre titoli in progress sono: Libro acquistato : “Dannazione” di Palahniuk (Mondadori). Manoscritto inedito “Freewheelin” di Nico Di Lalla (a febbraio per Momentum). Libro ricevuto in regalo “Mia suocera beve” di Diego de Silva (Einaudi).
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Dopo il primo anno e mezzo di attività punterò editorialmente su 4/5 titoli per il 2012 sempre sul genere noir ma con un’apertura al genere comico-grottesco. Personalmente ho in cantiere un ciclo di racconti sul Black Circus di cui “Constantin” è stato il capostipite.
Grazie e buona giornata.
Grazie a voi.
Massimo Di Gruso (alias Macs Well) nasce nella capitale nel marzo del ’79, ma da sempre vive nella cerchia dei bastioni di Porta Romana, in quella che potremmo definire la downtown milanese.
Poliedrico ragazzo di larghe vedute nella vita quanto nelle idee, non si è mai precluso nessuna strada, rendendo così la sua vita un parcheggio di supermercato con troppe indicazioni e nessuna uscita.
Sebbene gli studi tecnici in materie pratiche quali l’economia e l’ingegneria, è sempre stato attratto dalla libera espressione in ambito creativo.
Nel 2002 collabora come produttore dell’album di inediti del gruppo punk-rock milanese 2000Malattie intitolato “Skiaccia”.
Disegnatore a tempo perso, raggiunge troppo velocemente la maturità artistica con l’opera omnia intitolata: “il Pollo”. Fusione del pensiero astratto della ricerca allegorica del concepimento creativo (concetto ancora poco chiaro all’autore stesso).
Dal settembre 2008 intrattiene i suoi amici più cari con racconti poco pretenziosi quanto rocamboleschi.
Pubblicazioni
Constantin (2011) – Momentum Edizioni
Giovedì (2011) – Racconto presente nella raccolta “Cose Bulgare” edito da LineaBN
Kebap in Okinawa (2010) – Momentum Edizioni
Il mistero del Gushi (2010) – Boopen
Lascia un commento