:: Recensione di Angulus Ridet – Dirce Scarpello a cura di Riccardo Falcetta

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Un amore che finisce senza il coraggio di una separazione è come una morte senza funeraleerano passati due anni da quando lui era uscito dalla sua vita, era tempo di cercare nuovi equilibri, di capire che la vita continua”.

Mino osserva sua madre Lola. La guarda “con una punta di smarrimento coagulata in una calma apparente” mentre prepara la valigia. Abbandonata da Rocco, marito distratto e padre inadeguato, per molto tempo Lola Console si è sentita “incapace e inerme, come un insetto che ha perso la sua corazza”. Ma adesso ha deciso, a quarant’anni vuole ripartire dalle sue radici. Insieme madre e figlio abbandonano la Capitale e tornano nella pace campestre della provincia pugliese, ad Angulus Ridet. È lì, nella vecchia tenuta di famiglia che Lola è cresciuta ed è diventata donna, e lì ritorna a cercare la possibilità di una vita autentica. Vi ritrova Mimì, sua sorella – Lola e Mimì, “Bohéme e Cavalleria Rusticana” – col marito Bruno, unici rimasti, dalla morte dei genitori delle due donne, a preservare quell’eterno “angolo di quiete” che presto sognano di convertire in agriturismo.

In certi luoghi il passato non passa mai davvero. Vi sono luoghi nei quali il peso degli accadimenti è un humus in cui le radici non muoiono, spesso proliferano più salde e vive, minacciando come un’ombra che emerga dal profondo il gracile e lento terreno del presente. Vittima di un bizzarro incidente, ad Angulus Ridet, Lola, riscopre le presenze di un trascorso lontano e discordante, forse rimosso, forse mai conosciuto. Tornata alla vita che fu, Lola riscopre persino l’amore. Un avvocato facoltoso e tormentato, Gerardo Pinto, le offre un impiego e da quel momento diventa per Lola l’appiglio che nel tenero e disperato turbamento della clandestinità riaccenda una femminilità da tempo sopita. Ma la vita è un filo di seta intessuto sul baratro e proprio nella vertigine degli eventi la vita di Lola si spezza. Il suo sogno resta schiacciato dal peso del passato, nel deserto di una notte di neve che muta in incubo. E, ironia della sorte, la sua fine terribile diventa viatico di scampo per Violetta, cinquantenne, gelida donna d’affari “senza cuore” e senza passato – anche lei un nome e una storia che paiono scaturire da un libretto d’opera.

   Con la morte della vera protagonista il paziente ordito psicologico ed esistenziale del romanzo esplode: nella polifonia di sguardi e punti di vista dei tanti che gravitano intorno alla storia di Lola; l’intreccio prevarica il tempo, tracciando legami tra diverse generazioni, e lo spazio, attirando i destini di almeno quattro famiglie al nucleo della tragedia. Chi è Violetta, la donna che adesso porta il cuore di Lola? E che ruolo ha avuto Gerardo nella misteriosa morte della donna? Tutte le storie, i desideri e i segreti convergono, anni dopo, all’ombra di Angulus Ridet.

L’esordiente Dirce Scarpello, recupera il portato della celebre locuzione oraziana e ne ribalta il senso: da metafora di rifugio e serenità, la ridente tenuta dei Consolo diviene un crocevia di destini, lembo di una sorta di “anima mundi” tra le cui pietre è nascosto il segreto di un passato ineludibile. L’unico luogo deputato a una possibile agnizione e alla catarsi che legherà indissolubilmente il destino di tutti.

Particolare commistione tra romanzo psicologico e suggestioni mutuate dalla soap e dal thriller, “Angulus Ridet” è una storia intensa e corale sull’ineluttabilità dei legami (di sangue, affettivi, comunitari), sulla loro forza e necessità come unico tessuto connettivo di una realtà in perenne frantumazione. Scarpello ha, dalla sua, il piglio di una narrazione che procede soffusa e dolente, e un talento per lo scavo delle psicologie, il cui materiale diviene nelle sue mani impasto di un disegno complesso, di ampio respiro.

Nondimeno questo è un romanzo d’esordio e come tale soffre i problemi di tanti analoghi: all’intensità espressiva, alla buona tenuta della trama e a una ricchissima messe di immagini evocative, fa da contraltare un linguaggio, qualche volta, sovraccarico e la continua presenza di corsivi ridonda, rallentando la narrazione. Se sottoposto a un serio intervento di editing, “Angulus Ridet” sarebbe stato un libro migliore. Resta invece il dilemma di collane come Perrone Lab, le quali, anche nell’ambito di una certa editoria di prestigio, nascono morte, sfornando quantitativi impressionanti di volumi destinati all’indifferenza, in mancanza di una cura editoriale e di un supporto promozionale che faccia emergere i libri (e i loro autori). Perché? Interessante sarebbe riparlarne coi diretti interessati. Nel frattempo, le nuove e ancora inedite prove di Scarpello, mostrano una creatività in progress che potrebbe, in futuro, regalarle importanti soddisfazioni. Tra le righe di “Angulus Ridet”, oltre che una bella vicenda familiare troverete anche i prodromi di un valido talento in divenire.

Angulus Ridet – Dirce Scarpello, Perrone Lab, 2010, pp 240, € 15,00

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