:: Recensione di Lo scalpellino di Camilla Läckberg

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Lo scalpellino di Camilla Läckberg titolo originale: Stenhuggaren traduzione di Laura Cangemi edito in Italia da Marsilio terza indagine della serie che vede protagonisti Erica Falck e Patrik Hedström dopo La principessa di ghiaccio e Il predicatore riporta la lontana Svezia e l’amena cittadina di Fjällbacka al centro di una storia davvero terribile, angosciosa in cui la follia e la crudeltà guizzano come fiamme sotto i nostri occhi. Sotto la patina di perbenismo di una comunità all’apparenza irreprensibile davvero il rancore più turpe cova dentro le ordinatissime e graziose case che sembrano uscite da un  cartellone pubblicitario con sotto scritto “Svezia felice” e il male emerge nel suo aspetto peggiore e più inquietante proprio quando si accanisce sui più inermi e indifesi. Frans Bengtssom di professione fa il pescatore di aragoste, si lamenta un po’ del fatto che ormai la pesca non è più quella di una volta per colpa di tanti turisti improvvisatisi pescatori della domenica e tira le sue nasse a bordo, finchè una nassa non vuole salire. Qualcosa non va, con un po’ di impegno trascina il carico a bordo e trova il copro senza vita di una bambina. Patrik fresco padre di Maja una vivace neonata che ha messo scompiglio nella tranquilla routine del poliziotto e della sua compagna Erica viene chiamato sul posto e appena scorge il cadavere si accorge che è quello della piccola Sara, 7 anni, una bambina che abitava non lontano da casa sua. La prima ipotesi è che sia annegata, ma poi l’autopsia rivela che nei suoi polmoni c’è acqua dolce e non salata e tracce di sapone. La bambina non è morta per un incidente è stata uccisa. Iniziano così le indagini più difficili della sua carriera, essendo da poco padre Patrik infatti si sente particolarmente coinvolto e angosciato. Chi può avere commesso un delitto tanto atroce? Per scoprirlo Patrik dovrà indagare nel cuore di una comunità ostile e tesa a tenere nascosti ad ogni costo i suoi segreti. Solo nel passato c’è la risposta. Lo scalpellino dei tre romanzi letti fin’ora della Läckberg è senz’altro quello che mi è piaciuto di più, cosa che denota un fatto abbastanza inconsueto, l’autrice sta crescendo, sta migliorando il suo stile, la capacità di sondare in profondità i personaggi e non si è adagiata sugli allori, cosa che avrebbe anche potuto fare dato il successo che l’ ha proclamata regina del thriller svedese. No, la Läckberg con umiltà si è data da fare a correggere le sbavature, a limare, a fare con coscienza il suo lavoro di scrittrice e questo me la rende automaticamente simpatica. La storia è terribile, coniugata al femminile perché parla di donne, una piccola donna è la vittima, una donna è Erica sebbene in questo romanzo un po’ sottotono, l’indagine è tutta sulle spalle di Patrik, intenta a prendersi cura della piccola Maja un’altra piccola donna e a riprendersi dalla depressione post partum e dal fatto che diventare madre non è esattamente come te lo raccontano, donne sono anche molti altri personaggi che si susseguono nella storia e la rendono appunto terribile. Unico neo forse è che non ostante i depistaggi e lo sforzo di distrarre il lettore la personalità del colpevole è così aberrante che è difficile non capire chi è. Detto questo un’ ultima considerazione che mi pare doverosa, si salva dal diventare morboso, cosa che capita spesso quando ci sono bambini protagonisti, la Läckberg è madre e si sente e scrive per un pubblico che rispetta.

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