Autrice della saga vampiresca romantica della Stirpe di mezzanotte, edita da Leggereditore, Lara Adrian è venuta in Italia a incontrare i suoi fan, iniziando da una serata abbastanza affollata presso la libreria Feltrinelli di Torino.
L'ultimo libro uscito da noi è Il bacio eterno. Cosa ci puoi dire su questa tua fatica?
Il bacio eterno è il sesto libro della serie della Stirpe di mezzanotte, ed ho scelto di incentrarlo sul personaggio di Andreas, un personaggio che avevo introdotto nel terzo libro della saga senza volerlo far diventare un protagonista, ma poi man mano che andavo avanti mi piaceva sempre di più e ho scelto di fare un libro su di lui.
Come mai hai scelto di scrivere questa saga, e da dove è venuto fuori il tuo approccio particolare alla figura dei vampiri, che hanno un'origine fantascientifica?
Scrivevo romance di ambientazione medievale e volevo cambiare genere. Ho sempre amato i vampiri e quando ho avuto l'opportunità di scrivere qualcosa di genere paranormale ho scelto loro, però non amavo l'idea tradizionale di cadaveri ambulanti, non li sentivo sexy o romantici, e mio marito ad un certo punto ha detto Magari sono alieni! facendomi venire l'idea.
Negli Stati Uniti è in uscita il decimo libro della saga. Ma tua quanti libri avevi progettato all'inizio?
Quando ho proposto al mio agente di scrivere di vampiri avevo in mano solo un libro. Il mio agente era perplesso perché non era ancora scoppiato il fenomeno Twilight, l'ha letto con l'editore, gli è piaciuto molto e me l'hanno accettato, chiedendomi una trilogia. Dopo me ne hanno chiesta un'altra e poi un'altra ancora, ho dovuto allungare la trama originale, inserendo nuove storie e personaggi.
Hai già un'idea di che conclusione poi dare a tutto?
No, ma posso anticipare che nel decimo volume succede qualcosa di veramente importante e decisivo per lo svolgimento di tutta la vicenda.
Cosa ne pensi della moda dei vampiri, un filone ricchissimo ma con la tendenza di essere considerato tutto uguale e tutto di basso livello?
Trovo curioso che ogni anno ci sia chi dice che la moda sta finendo ma in realtà continuano ad uscire titoli. Credo che il mercato sia un po' saturo per i nuovi autori, e questo potrebbe essere un sintomo di crisi. Io leggo soprattutto urban fantasy, mi piacciono autrici come Jeaniene Frost, Larissa Ione e Marjorie Liu, in particolare perché popolano le loro storie non solo di vampiri ma di altre creature fantastiche, cosa che piacerebbe fare poi anche a me.
I tuoi libri piacciono tantissimo qui in Italia. Cosa ne pensi di questa cosa?
Sono da sempre affascinata da come i miei libri vengono accolti all'estero, ho scoperto il mio grande successo italiano grazie alla mia assistente, che cercava le copertine dei miei libri all'estero. Da questo è nato un contatto con Leggereditore, ed eccomi qui.
Non sei mai stata contattata per fare un film o una serie tv dai tuoi libri?
Ho avuto un contatto da Lifetime per un serial, ma non sono la loro cliente ideale, Lifetime è un canale molto soft, per famiglie, e la mia saga non ha certo queste caratteristiche. Mi piacerebbe molto, certo che dovrò adattarmi all'idea che chiunque prenderà i diritti sulle mie opere poi ne farà cosa vorrà. Non ho un'idea particolare su che attori o attrici potrebbero interpretare i miei personaggi, vivono nella mia testa con tante caratteristiche fisiche che si mescolano.
Ma chi è Lara Adrian e come ha cominciato a scrivere?
Ho sempre adorato leggere e scrivere ma sono cresciuta in una cittadina del Michigan, lontana dal mercato editoriale. È stato mio marito a spronarmi a scrivere, e per il mio primo romanzo ci ho messo due anni, era un romance medievale e se mi avessero detto che avevo soltanto il due per cento di possibilità avrei mollato. Ho dovuto scegliermi uno pseudonimo, per i romanzi storici mi sono chiamata Tina St. John, ma per i paranormal ho scelto un nome diverso, ho voluto che iniziasse con la A perché fosse in bella mostra, ho scelto Adrian perché vuol dire ancora oscuro, e Lara perché con mio marito adoriamo Il dottor Zivago.
In chi ti identifichi?
C'è qualcosa di me in tutti i personaggi, diciamo che amo molto Savannah e Gabrielle, ed anche Andreas, con cui ho voluto creare un personaggio positivo insolito, nella letteratura statunitense è ancora oggi difficile, decenni dopo la fine della seconda guerra mondiale, che un tedesco possa essere l'eroe di una storia.
Qualche anticipazione su una possibile conclusione? E come mai i tuoi personaggi, soprattutto Andreas, hanno tutte queste peripezie?
Credo che per finire prenderò degli elementi che ho seminato nel secondo romanzo della serie. Ma comunque, come ho già detto, il decimo libro segna una svolta radicale, dopo tutto non sarà più lo stesso.
Ti piacerebbe ambientare un libro in Italia?
Ho portato i miei protagonisti lontani da Boston, non conosco l'Italia, ma ci starò adesso due settimane e mi sembra un Paese molto affascinante e interessante. Perché no?
Elena Romanello
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