Il suo romanzo d'esordio, Il linguaggio segreto dei fiori, è diventato in breve tempo un caso letterario, ed è stato accolto con grande partecipazione. Con una storia toccante in cui si parla di sentimenti e di fiori, di famiglie insolite e di ricerca di sé, l'autrice Vanessa Diffenbaugh ha saputo parlare al cuore di molti, con il personaggio di Victoria, antieroina dolente ed estrema ma che sa affascinare.
Da dove nasce questa tua passione per il linguaggio dei fiori e il significato nascosto in essi?
È un argomento che mi ha sempre affascinato, in particolare ricordo quando a 16 anni trovai una vecchia edizione de Il linguaggio dei fiori, illustrato dall'artista vittoriana Kate Greenway. Per questo ho voluto inserire questo tema nel mio libro.
Invece come mai hai scelto una protagonista come Victoria, una ragazza difficile, con una triste situazione alle spalle?
Conosco molte persone che hanno vissuto situazioni simili a quella di Victoria, e inoltre da molto tempo con mio marito ospitiamo dei bambini in affido, è una scelta che abbiamo fatto dopo aver incontrato tre ragazzine in un posto dove andavamo a fare attività didattiche, ma era una cosa che sentivamo già da prima, mio marito è cresciuto in India dove i suoi genitori gestivano un orfanotrofio. E ognuno dei bambini che abbiamo ospitato si apre a modo suo, del resto se si è in una famiglia che lo ama prima o poi si trova la propria strada.
E quindi da questo è nato il libro…
Sì, mi è piaciuto molto scriverlo, e in certi momenti ho provato una gioia assoluta. Ho amato mettere insieme buio e luce, difficoltà e felicità. Parlo anche di asprezza e felicità, situazioni tipiche di ogni adolescenza, e di un rapporto distrutto che influenza la vita di Victoria e le sue scelte per anni, in una sorta di autodistruzione che la porta a vivere esperienze estreme.
Hai un tuo vocabolario dei fiori?
Ne ho aggiunto uno in fondo al libro, dove si trovano i significati legati ai fiori, legati anche alla vicenda. I lettori del resto sono rimasti molto incuriositi dal ruolo dei fiori nella storia.
Ti aspettavi un successo così immediato?
Onestamente no, io vivo in California con quattro bambini affidatari, la scrittura era per me un'attività creativa che mi piace ma non mi aspettavo un tale riscontro.
I tuoi figli hanno letto questo libro?
Non ancora, Victoria è un personaggio molto difficile e complesso, la sua non è una storia per ragazzi molto giovani.
Scrivendo il libro hai avuto dei pudori e delle cose che hai preferito non scrivere?
Certo, ci sono state parti difficilissime, come quando Victoria diventa madre, un'esperienza sofferta, del resto noi madri non siamo mai perfette e abbiamo paura di essere giudicate, e quel pezzo mi ha molto toccata. Penso che nella nostra società si dovrebbe stare di più vicino alle mamme, negli Stati Uniti, così come capita Victoria, le donne vengono rimandate a casa un giorno dopo aver partorito.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sto scrivendo un altro libro con protagoniste di nuovo delle bambine, ci sono tante storie che vorrei raccontare, spero di continuare a scrivere nei prossimi anni.
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