Grazie Pierpaolo di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscirvere. Parlami di te. Descriviti come se fossi un personaggio di un tuo libro.
Pierpaolo è un quarantunenne, appassionato di giochi e per questo, alla metà degli anni che ha ora, ha lasciato un tranquillo posto in banca per aprire un negozio.
Il suo amore per la scrittura l’ha portato a collaborare con riviste dedicate ai videogiochi prima e a dirigerne una poi.
Oggi è un padre di famiglia che si divide tra il suo lavoro nutritivo (che gli dà da mangiare) e la scrittura.
Com’è nato in te l'amore per la scrittura?
Preferirei non inciampare in luoghi comuni ma sin da bambino scrivevo racconti brevi, amavo la corrispondenza con gli amici lontani e vicini. Perché non lo so, pensandoci bene non leggevo nemmeno molto.
Raccontami un episodio insolito, bizzarro dei tuoi esordi.
Nel mese di febbraio in una bellissima libreria romana gli amici del blog corpifreddi mi hanno accompagnato nelle mia prima presentazione.
Era un venerdì sera e il giorno seguente al mio posto sarebbe stato seduto Glenn Cooper.
I due libri presentati erano esposti in vetrina e sul bancone: La memoria del destino e La mappa del destino. Per assonanza e vicinanza qualcuno li ha comprati entrambi! Grazie Glenn!
Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Che libro stai leggendo attualmente?
Recentemente leggo più gialli e thriller ma la mia libreria è popolata di ogni genere. L’autore più presente è Benni, passione di gioventù. Poi c’è Hornby, Ammaniti, Carofiglio, Mastrocola, Cunningham, solo per citare quelli che vantano almeno una cinquina.
Attualmente ho iniziato il primo libro di Marco Malvaldi, sono pronti già gli altri tre. Prima di lui ho letto con piacere i quattro libri di Maurizio De Giovanni.
Parliamo del tuo libro La memoria del destino. Com’è nato? Da che idea, suggestione, ricordo si è generato?
Suggestione è il termine giusto. Ero al cinema che vedevo “La finestra di fronte” di Ozpetek e mi sono appassionato all’idea di scrivere una storia ambientata a Roma il 16 Ottobre del 1943, il triste giorno in cui oltre mille ebrei furono deportati dalla capitale.
Poi per supposta incapacità o traghettato da altre idee mi sono spostato al 23 Marzo dell’anno seguente (attentato partigiano di Via Rasella che portò all’eccidio delle Fosse Ardeatine) e di lì al suo anniversario sessanta anni dopo.
Come ti sei documentato per la stesura del romanzo? Preferisci frequentare biblioteche o fare ricerche su internet?
Faccio entrambe le cose. Le biblioteche sono di certo più affascinanti, sfogliare non è come cliccare.
Hai visitato tutti i luoghi di Roma presenti nel libro? La tua visione della città nasce da un esperienza diretta o filtrata per esempio dai racconti di uno scrittore, di un nonno, di un amico?
Sono stato in tutti i posti del romanzo e a dire il vero in tanti altri che poi ho scartato. E’ stata un’esperienza direttissima, emozionante e di incredibile accrescimento personale.
Passato e presente si intrecciano molto strettamente in La memoria del destino. Come l’ hai dosati nel tuo romanzo?
Il passato è motivo e ragione del presente. La memoria del primo è la causa del secondo, un po’ come vedere un tuono e attenderne il fragore.
La storia si svolge però tutta nel presente.
La memoria dopo tutto è la chiave che porterà alla soluzione del caso. Come ti è venuta l’idea di creare un espediente così insolito?
Ho pensato che ricordare e ricostruire sia la chiave della soluzione di ogni thriller, nel mio caso si deve ricordare e ricomporre ciò che è accaduto molti anni prima.
Come nasce la suspence nel tuo romanzo? Dall’intreccio, dai dialoghi, da particolari tecniche narrative, o è scaturita spontaneamente?
Il lettore credo che avverta pagina dopo pagina l’imminenza di un nuovo evento o la necessità di un nuovo tassello nel mosaico che si sta componendo. Il resto lo fa il ritmo, i personaggi corrono e con essi la narrazione. Se ho usato delle tecniche narrative non l’ho fatto in modo consapevole!
Come nascono i personaggi? Crei una scaletta con le caratteristiche salienti o si evolvono durante la narrazione? Ti è mai successo che un personaggio uscisse diciamo dalla carta e prendesse connotazioni sue proprie, magari diverse da come l’avevi immaginato all’inizio?
A dire il vero i miei personaggi sono un po’ sacrificati alla storia e a Roma che fagocita tutti coloro che corrono lungo le sue strade. Non sono mai delineati dalla testa ai piedi. Il lettore credo li conosca più per quello che pensano e provano che per come sono fatti fisicamente. Non sono ispirati a persone reali e come tali hanno una vita propria. Talvolta li immagino quando passo in un posto che ho utilizzato nel romanzo.
Tecnicamente come hai proceduto. Diverse stesure, una sola? Hai scritto un capitolo per volta rivedendolo prima di proseguire o hai proceduto a scrivere tutto in una volta per procedere solo dopo alla revisione?
Leggo ogni paragrafo alla sua conclusione e faccio lo stesso con il capitolo, sempre a voce alta. Ho fatto una sola stesura che ho corretto e rivisto decine di volte.
Il lavoro di editing è spesso lungo e impegnativo. Migliorare un testo è sempre possibile ma influire sul testo di un altro senza snaturarlo implica sensibilità, misura ed esperienza. Che esperienza è stata per te farlo revisionare da un editor?
Il testo è passato prima sotto le grinfie di un correttore di bozza severo e poi nelle mani di un editor che ha ritoccato pochissimo e ha sempre trovato la mia totale approvazione.
Hai ricevuto proposte di traduzione per l’estero?
No e non credo che ne arriveranno. Forse per queste servirebbe un buon agente e/o un editore grande.
E cinematografiche? Se ne facessero un film chi ti immagineresti nel ruolo dei protagonisti?
Al momento no e su queste non escludo che possa accadere, qualche tentativo è in essere. Faccio troppa fatica a dare un volto ai protagonisti, non mi viene in mente nessuno.
La memoria del destino avrà un seguito?
Credo di no. Se me lo chiedessero esplicitamente con tanto di contratto di pubblicazione forse ci penserei su, ma al momento la storia è chiusa.
A cosa stai lavorando attualmente?
Sto scrivendo un nuovo romanzo la cui idea mi gira in testa da qualche anno. Non è un giallo ma più un’avventura con una strana coppia formata da un’anziana benestante e un extracomunitario musicista.
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