:: Recensione di La passione del calcio. Un romanzo autobiografico di Franz Krauspenhaar

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PerdisaImager.aspxAmmetto, lo confesso, sono una ragazza, beh un po’ più di una ragazza, una donna ormai che di calcio non ne capisce niente pure se si crede una tifosa tutto per colpa di un portiere dell’Inter degli anni 80 Walter Zenga. Lo confesso è imbarazzante me ne vergogno quasi come un ladro che ruba di notte e non vuol dividere il suo bottino con i suoi complici. Hanno cercato di spiegarmi cos’è il fuorigioco, ma niente io di coccio ancora guardo inebetita i guardalinee alzare la bandierina e giudicare nulli gol sacrosanti almeno dal mio ignorante punto di vista. Detto ciò, che mi sembra una premessa doverosa, per rispetto verso chi il calcio lo apprezza veramente, immaginatevi la mia perplessità quando si è presentata l’occasione di leggere La passione del calcio. Un romanzo autobiografico di Franz Krauspenhaar autore che conosco e apprezzo ma di cui ignoravo questa passione. Allora dopo rincuoranti rassicurazioni che il calcio è solo un pretesto, che si parla di altro, di vita, di letteratura, di poesia ho messo La partita di pallone di Rita Pavone in sottofondo, mi son fatta coraggio, ho guardato la zolla di prato che campeggia in copertina e ho iniziato a voltare le pagine. Krauspenhaar eleggendo il lettore ad intimo amico, con il suo stile affabulante e carismatico, inizia a parlare della sua infanzia, dei lontani anni Sessanta, evocati con malinconia e una sorta di rimpianto per un' epoca più pulita e leale e pian piano ci trasmette la sua stessa passione ed euforia di un tempo per un calcio che non c’è più o forse non c’è mai stato prima che intrallazzi, beveroni, corruzioni lo contaminassero deprivandolo da quell’aura di sacralità che oggi ahimè ha irrimediabilmente perduto. Sarà colpa della disillusione che la maturità porta con sé, sarà colpa della memoria che gioca strani scherzi e sovradimensiona il passato trasformandolo nella magica isola che non c’è non c’è dato di saperlo. In un continuo saliscendi nel pozzo dei ricordi Krauspenhaar riporta in superficie come in tanti flashback emozioni ormai sopite forse rimpianti che hanno accompagnato gli anni dell’infanzia, dell’adolescenza e infine della maturità legandosi a filo doppio con personaggi ed episodi calcistici come le prime emozioni vissute allo stadio di San Siro o le forti sensazioni provocate da una radiocronaca di Coppa Uefa o ancora i ricordi rievocati dai vari mondiali di calcio seguiti nei contesti più disparati e con i più svariati stati emotivi. Così si fanno spazio nell’ album dei ricordi i vari Sivori, Maradona, Pelè, Rosato, Albertosi fino ad arrivare ai meno conosciuti e osannati Rojo e Iordanescu, comunque tutti accomunati dall'incedere del tempo, quando le passioni scemano a poco a poco, dando ancora origine a picchi di emozioni ed adrenalina. Con questo romanzo Krauspenhaar ci descrive con la sua solita profondità che rifugge da ogni bassezza o fanatismo, con una nostalgia di fondo che non lascerà insensibili molti suoi coetanei che hanno vissuto esperienze simili, la vita nel suo essere crudele e feroce a volte, altre meravigliosa. E quel senso di meraviglia traspare incorrotto da queste pagine sincere e vere che come dicevo prima hanno il tono di una confidenza fatta tra amici. E’ bello quando la letteratura riesce a fare questo, ed è vero che il calcio è solo un pretesto, un’ opportunità per parlare d’altro anche se un po’ di disillusione resta, un retrogusto un po’ amaro come quello di certe birre che si ama condividere. Il tempo passa e le passioni e le emozioni si appiattiscono quasi si raffreddano, diventando ricordi frusti come abiti smessi di un'altra epoca rinchiusi in un armadio, che ci appartengono ancora, ma non ci identificano più, simboli di un mutamento inarrestabile che non ci fa più essere gli uomini e le donne di ieri. Ecco queste sono le sensazioni che questo libro mi ha trasmesso, per cui che amiate il calcio o meno questo libro è un’ esperienza leggerlo. Vi lascio con l’ultimo paragrafo dell’ultimo capitolo che racchiude bene a mio avviso lo spirito del libro.
Il grande, lungo canto a Mexico 86, contro l’Inghilterra detestata, quel mezzo giro di trottola a metà campo e la lunga corsa, il saltello continuato di sinistro a sfiorare la sfera, dentro il dribbling di cerveza ubriacante, mezza Inghilterra lasciata col sedere per terra, fino al gol, il capolavoro d’azione, il grande, il lungo canto di Maradona, che ricordo vidi in bianco e nero – perché la tv principale s’era rotta, davanti ad una carbonara a fumare, nel caldo della prima sera, e la mia giovinezza – io, coetaneo del Pibe- all’esplosione, promettente e rapace. Il gol più bello, la passione del calcio riassunta in quel gesto, in quell’atto che è canto d’amore.

La passione del calcio di Franz Krauspenhaar Perdisa Editore Collana Arrembaggi, pagine 154, 2011, Prezzo di copertina Euro 10,00.


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Una Risposta to “:: Recensione di La passione del calcio. Un romanzo autobiografico di Franz Krauspenhaar”

  1. Avatar di Sconosciuto BrunoStein Says:

    Calcio: metafora della vita. Quella sottilie linea che separa un gol da manuale dalla bandierina alzata del guardalinee…

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