Recensione di Pirata, Mammuth e Cecchino di Alberto Caprara a cura di Diego Di Dio

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caprara-grande“Pirata, Mammuth e Cecchino”, di Alberto Caprara

(Giulio Perrone Editore, Divisione LAB)

Nella fredda Bologna degli anni ’90, Ivan è un fotografo che lavora per un gruppo di delinquenti di serie B, che vive grazie ai ricatti perpetrati a danno dei clienti delle prostitute, colti in “flagrante”.

Ma è proprio una delle foto scattate dal protagonista a far decollare la storia. Ivan, in poco tempo, viene catapultato in un vortice di vicende e intrighi che ha, come epicentro, una delle vicende criminali più crudeli di quegli anni: la storia della Uno bianca.

Il protagonista si trova, suo malgrado, al centro di un ginepraio inestricabile e spietato: pistole, omicidi, serate di gala, prostitute, cocaina, servizi deviati e feste hollywoodiane.

La storia sarà il volano che costringerà Ivan a confrontarsi con il proprio lato oscuro, ad affrontare i propri demoni e a scoprire, dentro se stesso, un alter ego spaventoso e senza scrupoli, di cui non sospettava nemmeno l’esistenza.

“Pirata, mammuth e cecchino” di Alberto Caprara è un thriller scorrevole, avvincente, accurato e originale. A metà strada tra una spy story e un nero all’italiana, il romanzo è, al contempo, una puntuale e affascinante introspezione nella psiche e nelle fragilità del protagonista.

L’autore, che con questo libro firma il suo esordio monografico, scrive come se fosse un veterano del mestiere, un giallista consumato. I suoi personaggi risultano ben caratterizzati, vivi a tutto tondo, assolutamente mai banali. I dialoghi e la descrizione dei luoghi sembrano frutto di uno studio minuzioso, di una ponderazione precisa e meticolosa che consente allo scrittore di dribblare abilmente tutte le tentazioni da “cliché” disseminate lungo una trama del genere.

E quando sembra che la storia stia per prendere una piega a noi ben nota, un happy end (senz’altro prevedibile, ma) rassicurante e confortevole, ecco che Caprara si rifiuta di piegarsi a un facile “E vissero tutti felici e contenti”; anzi, con distaccata lucidità, si mantiene fedele alla promessa che, tacitamente, sembra averci fatto sin dal titolo: quella di un romanzo fresco, nuovo, un thriller spionistico e atipico, originale e sorprendente.

Nell’augurare allo scrittore una prolifica carriera, mi permetto di coltivare una duplice speranza: da un lato, spero che gli editori non tardino ad accorgersi di un talento narrativo ancora poco conosciuto; e, dall’altro, che i lettori sparsi per l’Italia  non esitino ad acquistare un romanzo che vale fino all’ultimo centesimo di quello che costa.

Diego Di Dio


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Una Risposta to “Recensione di Pirata, Mammuth e Cecchino di Alberto Caprara a cura di Diego Di Dio”

  1. Avatar di Sconosciuto utente anonimo Says:

    non ho ancora letto il romanzo, ma il commento di Diego é così accattivante che lo leggerò appena termino "Vicolo dell'acciaio" di Cosimo Argentina. Confermo che Alberto Caprara sa scrivere storie intriganti e mai banali e scende a fondo nello scandaglio sia psicologico che sociologico, per cui mi aspetto molto.
    Luciana

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