”Scrivere é un pò come fare i minatori di se stessi: si attinge a quello che si ha dentro e se si è sinceri non si bada al rischio di farsi crollare tutto addosso. É uno dei lavori più pericolosi che ci siano, quando diventa così, ma anche uno dei più eccitanti…” così Andrea de Carlo scriveva nell’introduzione alla nuova edizione del suo “Due di due”, romanzo cult pubblicato nel 1989. Lo “scavo” di De Carlo continua nel suo ultimo romanzo “Leielui”( Bompiani, pagg. 568, euro 18,50) in cui scavare dentro diventa anche rivelarsi, scrivere senza riserve soprattutto se l’argomento è uno dei più belli e più difficili da trattare: l’amore. “Leielui” esprime il forte e inscindibile legame del sentimento d’amore già nel titolo, senza nessuno spazio tra la congiunzione “e”. Lo spazio interromperebbe l’unione tra quella lei, Clare Moletto e quel lui, Daniel Deserti protagonisti di una storia in cui l’amore conduce alla scoperta di se stessi. De Carlo racconta gli sconvolgimenti, le paure, le angosce, le gioie e le emozioni che provano due persone quando scoprono di essere innamorate, si immedesima in entrambi i suoi protagonisti, ne sviscera punti di vista, differenze e particolarità. Clare è italo americana, lascia un paesino sulla costa ligure per seguire il fidanzato Stefano a Milano e si improvvisa assicuratrice. Daniel è uno scrittore di best seller un pò in declino che conduce una vita sregolata. Entrambi contrastano ogni tipo di convenzione e di establishment. Improvvisamente: “skatabam, un colpo violento”, un tamponamento e le loro auto si fermano in autostrada sotto una pioggia battente. Da quello stop violento e inatteso riparte la loro vita e ha inizio la loro storia tra rimorsi e sensi di colpa, tra Milano, il Sud della Francia e il Canada, tra sensazioni e eccitazioni.
Nei tuoi romanzi l’amore c’è sempre, in ogni sua forma, ma com’è nata e quando l’idea di scrivere la storia di “Leielui”?
“Avevo voglia da tempo di scrivere una storia dal punto di vista di una donna. Poi, un paio d’anni fa, mi è venuto in mente che sarebbe stato ancora più interessante scriverne una da due punti di vista, femminile e maschile, che si alternano di capitolo in capitolo. Così è nato ‘Leielui’”.
É stato difficile riuscire a raccontare l’amore dal punto di vista femminile?
“Ha implicato un rovesciamento totale di prospettiva, entrare in un sistema di percezioni e sentimenti radicalmente diverso. Non è stato facile, ma l’ho trovata un’esperienza affascinante, che mi ha lasciato la voglia di continuare a esplorare i due universi paralleli in altri romanzi”.
Il viaggio in auto, in aereo è simbolico del percorso che conduce alla scoperta dell’amore?
“Sì, la strada rappresenta il percorso delle nostre vite, che si rivela man mano che andiamo avanti”.
La costa ligure, il sud della Francia e la tranquillità del Canada. Allontanarsi dal caos delle metropoli rende più facile gestire, capire o riscoprire i sentimenti?
“Credo che la solitudine sia indispensabile a capire chi siamo e cosa vogliamo davvero. Almeno ogni tanto dovremmo provare a uscire dall’affollamento di segnali e interferenze continue in cui viviamo, per entrare in contatto con la parte più profonda di noi stessi”.
De Carlo in cosa somiglia a Deserti?
“Come lui, faccio il romanziere. A differenza sua non odio il mio lavoro né i miei lettori, però posso capire bene lo stato in cui si trova un artista che non crede più in quello che fa”.
C’è un personaggio che ti sta più simpatico?
“‘Lei’, Clare. Mi piace il suo spirito solare, la sua naturalezza, la sua curiosità priva di pregiudizi, la sua capacità di mettersi in discussione e ricominciare da zero ogni volta”.
Oltre all’amore, in “Leielui”, c’è anche molta natura. Mi racconti del tuo impegno ambientalista?
“Da anni aderisco alla campagna ‘Scrittori per le foreste’ lanciata da Greenpeace, e pubblico i miei libri su carta certificata FSC. Ho anche fatto da testimonial nella campagna Fairtrade, per il commercio equo e solidale. Credo che ognuno di noi dovrebbe fare qualcosa per l’ambiente, nel proprio campo”.
Che rapporto hai con i tuoi lettori? Quali sono le domande o le curiosità più ricorrenti?
“Ogni volta che li incontro è come incontrare degli amici, con cui ci sono legami profondi. Forse la domanda più ricorrente è su quanto ci sia di autobiografico nei miei romanzi. Rispondo che scrivo solo di situazioni, esperienze, luoghi che conosco direttamente e a fondo, dunque in questo senso tutti i miei libri sono autobiografici”.
Hai esperienza di regista. Che ne pensi della trasposizione cinematografica dei romanzi?
“Penso che sia quasi sempre un tradimento della lettura che ogni lettrice e lettore compiono, dando volti ai personaggi, prestando le proprie sensazioni e i propri sentimenti a ogni scena. Per questo non ho mai voluto cedere i diritti cinematografici dei miei romanzi. L’unico che è diventato film l’ho diretto io, ma anche in quel caso è stato un tradimento della storia da cui nasceva”.
Dopo “Treno di panna”, “Leielui” potrebbe diventare un film?
“Dirigere ‘Treno di panna’ è stata un’esperienza interessante, ma non credo che la ripeterei. Amo troppo la libertà del romanziere, che non deve fare i conti con la pressione economica a cui è sottoposto un regista. Poi preferisco che il film se lo facciano i miei lettori nella propria testa, ognuno a modo suo. E’ questo il fascino del romanzo, la sua unicità insostituibile”.
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