:: Recensione di Shakespeare scriveva per soldi di Nick Hornby a cura di Nicoletta Scano

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shakesperarescrCon un certo ritardo, dato che Guanda ha pubblicato in Italia questa raccolta di consigli di lettura dello scrittore inglese nel 2009, ho scovato tra gli scaffali di un ipermercato quest'opera divertente e interessante.
Il fatto che io l'abbia trovata in un luogo così poco ‘intellectual-chic’, devo dire, è assolutamente in linea con lo spirito dell'autore di queste recensioni, che senza alcun preconcetto conversa con l'immaginario lettore in tono scanzonato ma mai banale a proposito di grandi autori ed esordienti, classici da dissacrare, libri per ragazzi inaspettatamente illuminanti, critici letterari "sempre tanto irritati da tutto che i libri brutti non li scordano mai, nemmeno quando dovrebbero pensare a quelli belli", mischiando il tutto con le cronache della sua passione sportiva, l'Arsenal, e la musica contemporanea.
Le osservazioni ironiche di Nick Hornby mi hanno fatto riflettere, assolutamente ponendomi come semplice lettore, su quello che voglio trovare in una recensione, in una critica letteraria: sincerità prima di tutto, libertà di pensiero e soprattutto poca retorica.
Il titolo, del resto, rispecchia palesemente questa voglia di schiettezza. Arrivando bruscamente al dunque, al termine di una riflessione sulla biografia di William Shakespeare appena letta, l'autore spiega che per apprezzare quel libro (James Shapiro, a Day in the life of William Shakespeare) "basta nutrire interesse per una sola cosa: come e perché si scrive. Il perché è relativamente semplice: Shakespeare scriveva per soldi. Doveva mantenere una moglie, un teatro nuovo e una compagnia numerosa, oltre ad affrontare la spaventosa competizione delle altre compagnie."
Ovviamente spero che nessuno degli autori che amo scriva (solo) per soldi; tuttavia è confortante ricordare che anche gli scrittori sono uomini alle prese con la vita ed è liberatorio esprimere un parere controcorrente su chi normalmente viene considerato intoccabile.
Mi piace rivendicare i diritti (citati anche in uno di questi scritti di Hornby) sanciti da Daniel Pennac per tutti i lettori, tra cui quello di leggere qualsiasi cosa, non finire un libro e anche di saltare le pagine, pur restando convinta che per scartare qualsiasi cosa, prima sarebbe meglio conoscerla.
Così, mentre leggevo il punto di vista dell'autore su Thomas Hardy, sui saggi di Orwell e sulle uscite cinematografiche del periodo (2006-2008), mi sono riscoperta un lettore assolutamente libero e sfrondato dai pregiudizi, semplicemente curioso di scoprire i nuovi mondi che solo un buon libro sa svelare.
Questo, secondo me, è un ottimo motivo per consigliare la lettura di questa raccolta ed è sicuramente la ragione per la quale mi è piaciuto tanto parlare di quest’opera.


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