Benvenuta Raffaella su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Come tradizione iniziamo con le presentazioni. Allora sei nata a La Spezia nel 1972, sei sposata, ti sei laureata in Filosofia, sei un’insegnate. Vuoi aggiungere altro?
Buongiorno e grazie a voi di ospitarmi. Innanzitutto volevo precisare che insegno ai ragazzi con problemi di apprendimento: è un lavoro difficile ma ricco di soddisfazioni. Ti garantisco che talvolta questi ragazzi mi danno delle vere e proprie lezioni di vita che mi arricchiscono come poche altre cose.
Come è nata in te la passione per la scrittura? Già da bambina scrivevi piccole storie fantastiche magari da far leggere ai tuoi amichetti o è una scoperta tardiva?
Sì, mi è sempre piaciuto scrivere … credo d’aver scritto il mio primo racconto giallo intorno ai dieci anni.
C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato all’inizio della tua carriera che vuoi ringraziare?
Beh, naturalmente la mia famiglia, mio marito Luca in primis che è anche il mio lettore più attento. Poi penso spesso al mio insegnante di Lettere del Liceo che mi ha trasmesso la capacità, o forse la voglia, di mettere il cuore in quello che scrivo.
Hai pubblicato tre romanzi Da lunedì a sabato La versiliana editrice, L’ultima magia Edizioni Tigullio con cui hai vinto nel 2005 il premio Potiggia di Santa Margherita Ligure, e Il segreto del professore Edizioni Giacchè. Una predilezione per il giallo con connotazioni psicologiche. A che scrittori ti sei ispirata?
Credo che esistano due tipi di “gialli”: quelli nei quali i personaggi sono semplicemente funzionali all’azione e servono per arricchire la trama, e quelli nei quali, invece, i personaggi sono uomini e donne “veri” con paure e debolezze come tutti. Io amo questo secondo filone, sia come scrittrice che come lettrice. Non posso perciò non menzionarti la grande Aghata Christie, Simenon o Camilleri. Ultimamente ho scoperto anche Marco Vichi che mi ha favorevolmente colpito.
Ne Il segreto del professore racconti le indagini sulla morte di un vecchio professore di Greco in pensione Attilio Facchetti fulminato nella sua vasca da bagno della sua casa in un piccolo borgo di mare in provincia di La Spezia. Come crei la suspance? Quanto incidono gli incubi dell’inconscio nella risoluzione del caso?
Credo che le personalità, le “inclinazioni umane” siano talmente complesse e diverse fra loro da creare un universo a parte che spesso si scontra con l’universo delle regole create dalla società… e allora, allora può accadere che s’incorra nell’”errore”. In effetti mi sono sempre chiesta quanta colpa ci sia nell’errore e quanto merito nella virtù. Oltre alla costruzione della trama, perciò, è proprio l’inconscio che si manifesta con gli incubi di una delle protagoniste a creare la suspance.
La psicologa Lucilla Ferrino è il personaggio principale dei tuoi romanzi ma dall’ultimo ci presenti il maresciallo Saverio Lo Giudice amante della cucina e che ha come migliore amico un grosso gatto nero dagli occhi gialli. Come sono nati questi personaggi? A chi ti sei ispirata? Persone reali o personaggi letterari?
La psicologa è il mio personaggio preferito. E’ una donna dal carattere complesso, forte e fragile ad un tempo e un po’ mi rassomiglia. Il maresciallo, invece, è un personaggio più tranquillo, direi che rappresenta la “sicurezza”, la Giustizia con la G maiuscola che ho voluto ci fosse nei miei romanzi. Un personaggio così doveva amare le cose semplici, come la cucina e l’amicizia di un gatto… Ti svelo un segreto: c’è un altro protagonista nel romanzo. E’ un ex regista famoso, ora compagno di Lucilla Ferrino, si chiama Maurizio Diada. Per descriverlo mi sono inspirata ad un cantautore italiano oggi “passato a miglior vita”. Non so perché: ci sono persone che quando le incontro o le vedo in TV, mi trasmettono qualcosa, mi “grattano il cuore”, per così dire, e allora finiscono nei miei romanzi.
Hai collaborato con diverse riviste letterarie e anche condotto una trasmissione televisiva. Quale è il bilancio che trai da queste esperienze? Ti piacerebbe condurre una trasmissione dedicata ai libri in un canale nazionale?
E me lo chiedi? Certo che mi piacerebbe!
Oltre a scrivere romanzi scrivi anche racconti. Quale è il tuo preferito? Di cosa parla?
Per un periodico di settore, qualche tempo fa, ho scritto un racconto che si chiama “La gattara” e parla di un’arzilla vecchietta che, badando ai suoi numerosi gatti riesce a sventare una vera e propria truffa architettata da un’imbroglione che per raggiungere il suo fine arriva addirittura ad avvelenare… due gatti!
Nel 2008 hai contribuito con il racconto “L’uomo con le stampelle” alla raccolta “Donne e Crimine” per i tipi della Fratelli Frilli Editori. Vuoi parlarcene?
E’ stata una bella esperienza. Pensa mi hanno incluso nelle tredici migliori scrittrici di giallo liguri ed ho avuto occasione di “lavorare” al fianco di autrici come Maria Masella. E poi il ricavato della vendita del libro è stato devoluto in beneficenza.
Raccontaci la tua La Spezia. Quanto un luogo incide nel narrare una storia. Quanto l’ambientazione influisce sulla creazione dei personaggi?
Io la mia città l’adoro! Sono fra i pochi spezzini fieri di esserlo! Sai, noi liguri siamo un po’ “mugugnoni” e non ci va mai bene niente della nostra città, ma a me no, a me La Spezia piace così com’è, con i suoi difetti. Tutti i miei personaggi sono, diciamo così, figli della mia città e non credo che potrebbero vivere da nessun’altra parte.
Parliamo del tuo processo di scrittura. Come passi dall’idea imbastita ancora solo nella mente alla prima stesura del romanzo. Ci sono segreti, piccole scaramanzie che ti va di svelarci?
Mah, guarda, non credo che ci sia una “formula magica” per scrivere un buon romanzo. Ci vuole soprattutto passione. A me capita di leggere qualcosa, oppure semplicemente di vedere, che so, due persone particolari che parlano ad un tavolo di un bar e di rimanerne, per qualche misterioso motivo, tanto colpita da inventarci sopra una storia. Poi il resto viene da solo: i miei personaggi sono “vivi”, non mi viene altro termine, e a volte prendono il sopravvento e fanno quello che vogliono.
Parliamo di cosa ami leggere nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento?
Come puoi immaginare amo i gialli. Ti ho già citato Camilleri e Vichi, aggiungerei Danila Comastri Montanari e, anche se scrive non gialli ma romanzi d’avventura, Marco Buticchi, che è un mio buon amico. Adesso ho appena finito di leggere “Morte a Firenze” di Marco Vichi che, tra l’altro, ha vinto il premio Camaiore.
Nel panorama letterario italiano c’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito per originalità , contenuti, coraggio?
Mah, mi ha molto colpito la vicenda di Alessandro D’Avenia. E&r
squo; un giovane ed ha avuto successo scrivendo di giovani: mi pare una buona cosa.
Progetti per il futuro?
Qualche progetto ce l’ho, ma soprattutto ho tantissimi sogni: guai a rinunciare ai sogni!
Grazie Raffaella è stato un piacere chiacchierare con te. Ora non ci resta che salutarci e aspettare le prossime avventure di Lucilla Ferrino, Saverio Lo Giudice e il suo gatto.
Grazie a te. Spero di regalarvi presto ancora qualche ora di buona lettura.
21 ottobre 2012 alle 21:27 |
Hai scritto delle buone cose; spero che questo ti sia riconosciuto e che i tuoi sogni diventino realtà. Marta e germano.
22 ottobre 2012 alle 20:20 |
Siete molto gentili Marta & Germano, spero che anche i vostri sogni si avverino. Giulia