::La rassegna Tabularasa a cura di Cristina Marra

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Si è  conclusa la rassegna “Tabularasa”, il contest di editoria di denuncia e di inchiesta organizzato dall’associazione Urba e dal quotidiano on line Strill.it a Reggio Calabria. Lo slogan “che non piaccia a chi vuole che si taccia” ha caratterizzato le quattro serate dal 19 al 22 luglio al Circolo del Tennis “Rocco Polimeni” durante le quali si sono alternati sul palco scrittori, giornalisti, magistrati ed esponenti delle istituzioni che fanno della ricerca delle verità scomode il loro mestiere. I direttori Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, promotori, organizzatori e presentatori della manifestazione, con orgoglio e un pizzico di emozione hanno ottenuto un successo forse inaspettato per la grande partecipazione di pubblico. La città di Reggio Calabria ha risposto al richiamo lanciato da Tabularasa, ha voluto ascoltare le storie dalla viva voce degli ospiti e conoscere gli approfondimenti su inchieste  troppo presto dimenticate o sottovalutate. Anche i media locali e nazionali hanno apprezzato e divulgato un’iniziativa che prende le mosse da una terra afflitta e colpita da gravi problematiche sociali ma anche terra di antiche tradizioni culturali. “Ci sembra necessario eleggere la Calabria quale regione simbolo da cui scardinare gli inossidabili meccanismi che hanno generato immobilismo, stravolgimento dei fatti, reinterpretazione della storia, annebbiamento delle percezioni relative alle responsabilità sociali e politiche e indebolimento delle capacità critiche colletive” hanno affermato Branca e Mortelliti. Già dalla prima serata, nella ricorrenza della strage di via D’Amelio, il dibattito si è inoltrato tra le luci e le ombre dei misteri legati alla mafia e dei collegamenti col potere politico. Da Massimo Ciancimino autore di “Don Vito” (Feltrinelli) a Nicola Biondo col suo “Il patto” (Chiarelettere) alla photoreporter Letizia Battaglia, si sono avute ricostruzioni agghiaccianti dei rapporti tra Stato e mafia che sono seguite all’intervento di Gherardo Colombo (“Sulle regole”, Feltrinelli) sulle regole e sul loro significato in una società sempre più debole che non sa imporsele e tanto meno rispettarle. Anche il ricordo violenza degli anni di piombo, argomento della seconda serata della Kermesse, raccontati da Sandro Provvisionato (“Doveva morire”, Chiarelettere), Attilio Bolzoni (“Faq mafia”, Bompiani) e Piergiorgio Morosini (“Il gotha di cosa nostra” Rubbettino) sono legati a momenti di forte indebolimento politico e sociale. Il monologo breve di Marco Gambino tratto dallo spettacolo teatrale “parole d’onore” ha intervallato gli interventi. Nel corso della serata sono stati consegnati i premi “Strillerischia” ai giornalisti Peppe Baldessarro e Manuela Iatì per il libro “Avvelenati” (Città del Sole edizioni) e Danilo Chirico e Alessio Magro per “Il caso Valarioti”(Round Edizioni). La casa editrice Chiarelettere impegnata nella pubblicazione di libri di denuncia e d’inchiesta è stata la protagonista della terza serata e il direttore editoriale Lorenzo Fazio ha ribadito quanto sia necessaria  la pubblicazione di questo genere libri in mancanza di spazi e libertà d’espressione. I grandi misteri e intrighi italiani da Piazza Fontana  a Ustica sono stati affrontati da Giovanni Fasanella e Rosario Priore autori di “Intrigo internazionale” (Chiarelettere), Marco Lillo (“Papi”, Chiarelettere) che ha presentato il documentario “Sotto scacco” sulle bombe di mafia del 1993. Antonio Massari e Giuseppe Salvaggiulo che sempre con Chiarelettere hanno  pubblicato “La colata” hanno fatto il quadro della loro inchiesta sugli affari illeciti e sommersi legati alle speculazioni edilizie che stanno cementificando l’Italia. Nell’ultima serata, aperta dalla toccante testimonianza di Umberto Ambrosoli autore del libro-inchiesta sull’omicidio del padre, Tabularasa ospita il premio “La matita rossa e blu” della fondazione Falcomatà che ha premiato importanti esponenti del mondo culturale e giornalistico nazionale e internazionale. Se Tabularasa si è aperta con lo slogan che invita a non tacere, la conclusione può essere affidata alle parole di Sergio Zavoli che ricordando il celebre proverbio cinese “Se ognuno spazza davanti alla propria porta tutta la città sarà pulita”, esorta alla rinascita del nostro paese,  ripartendo da un rinnovato senso di responsabilità.


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