::Recensione di Green Zone di Rajiv Chandrasekaran a cura di Maurizio Landini

by

greenzoneGREEN ZONE di Rajiv Chandrasekaran (traduzione di Massimo Gardella) 2010 RCS Libri Milano

Rajiv Chandrasekaran, coordinatore del team di reporter del "Washington Post" a Baghdad dal 2003 al 2004, racconta in questo libro lo sforzo americano di portare la democrazia in un Iraq messo in ginocchio dalla guerra. 

Lo fa descrivendo la vita all'interno della Green Zone, sede della Cpa, la Coalition Provisional Authority, istituzione che aveva funzioni di governo di transizione dopo l'occupazione dell'Iraq da parte degli americani e dei membri della forza multinazionale. Secondo la risoluzione 1483 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU del 2003, la CPA si è investita del potere esecutivo, legislativo e giudiziario del governo iracheno, dall'aprile del 2003 fino al suo scioglimento avvenuto nel giugno del 2004.

La Green Zone è un'area che si estende per circa dieci chilometri quadrati nel centro di Baghdad. E' una sorta di "Little America" della capitale. Prima dell'occupazione, era il quartier generale del regime iracheno, pieno di ville e palazzi sontuosi. Dopo che sono arrivati gli americani, sembra un'America in miniatura, dove tutto funziona alla perfezione. Dall'interno della Green Zone la vera Baghdad – i check point, gli edifici sventrati dalle bombe, gli ingorghi che paralizzano il traffico – sembra appartenere a un'altra galassia.

La città  di Smeraldo, così come è stata ribattezzata la Green Zone da alcuni funzionari della CPA, è distante anni luce dalla realtà  di un paese devastato, prima da una dittatura di trent'anni e poi dalla guerra.

Trasformare l'Iraq in un modello di democrazia per il Medio Oriente, risulta un'impresa titanica. Se molti veterani specialisti nelle questioni del Medio Oriente sono addirittura scettici sul fatto che l'Iraq possa mai diventare una democrazia, la CPA sembra rifulgere dell'idealismo dei suoi funzionari ambiziosi ma si trova ben presto a dover fare i conti con le pessime condizioni in cui verte il paese in fatto di sicurezza, istruzione, fabbisogno energetico, sanità, giustizia… 

Così, al di là delle mura della Green Zone, una città come Baghdad, dove i saccheggi hanno causato più danni alle infrastrutture che i bombardamenti americani, diviene lo specchio di una Red Zone fortemente piagata dalla dittatura e dalla guerra che chiede di essere aiutata a rialzarsi e a camminare con le proprie gambe.


Scopri di più da Liberi di scrivere

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento