Benvenuto Maurizio su Liberidiscrivere. Iniziamo con le presentazioni. Descriviti ai nostri lettori. Chi sei, dove sei nato , che studi hai fatto, pregi e difetti.
Ho avuto i natali a Napoli, ma molti li ho passati a Roccaraso, sulla neve. Al liceo, ho frequentato prima il Tito Lucrezio Caro, poi il Tito Lucrezio Low Cost. Dopo, ho fatto più economia di studi che studi di economia. Sono entrato nell’azienda di famiglia, e mi sono avvicinato alla scrittura solo quattro anni fa. Ancora adesso, quando mi guardo indietro, parcheggio meglio.
Convincimi in due righe che hai un forte senso dell'umorismo.
“Jack cercò di infilare la 44 Magnum nel cruscotto, ma il cassettino era troppo piccolo. Era un cassettino inutile. Era un vano portaoggetti.”.
Parlami dei tuoi esordi. Hai fatto fatica a trovare un editore? Raccontami come è andata.
Ho frequentato il Laboratorio Campanile, diretto da Pino Imperatore ed Edgardo Bellini, prima scuola italiana di scrittura comica. Ho cominciato quindi a conoscere gli scritti dei grandi umoristi del novecento, in primis proprio Campanile. Prima di allora, le mie uniche letture erano state quelle del gas: numeri secchi e precisi. Ho partecipato quindi nel 2006 al Premio Massimo Troisi, vincendolo. È poi successo che ho vinto lo stesso Premio Troisi anche nel 2008. In verità pensavo di essere arrivato sesto, perché ero dietro le quinte. La casa editrice Cento Autori ha scommesso su di me ed ha pubblicato, nel 2009, “Il Padrino parte prima così non trova traffico”. E dopo qualche mese la Boopen, direttore artistico Aldo Putignano, mi ha pubblicato “Achei, il prezzo è giusto!”. Ho scritto pure per cabaret, e per radio e tv locali.
Quali sono i tuoi scrittori preferiti e quelli da cui hai imparato di più.
Non riesco a leggere molto. Mi piace come scrive Maurizio de Giovanni. Riguardo gli umoristi, amo Jerome, Marx, Campanile, Marchesi. E seguo con passione Woody Allen sin dagli esordi. Tra i contemporanei nostrani, preferisco Luttazzi e Vergassola, principi della frecciata improvvisa, fulminea. E poi De Crescenzo e l’immenso Paolo Villaggio: credo che il successo strabiliante dei suoi film ne abbia come oscurato il valore letterario, che ritengo assolutamente altissimo. Naturalmente, leggendo “Fantozzi”, si perde la risata per il tuffo sul tetto dell’autobus o nella piscina vuota, ma si gustano più a fondo le sfumature satiriche.
Descrivimi una tua giornata tipo dedicata alla scrittura.
Riesco a scrivere solo a mente completamente sgombra. Dunque, nelle mattine di sabato e di domenica. In un piccolo studio adiacente al mio appartamento, senza telefono. Le ore del pomeriggio-sera le utilizzo solo per limare e correggere quanto scritto, non sono dedicate alla creatività. Mia moglie, finora, asseconda. Si dice che dietro un grande uomo ci sia una grande donna; io penso che dietro un grande uomo ci sia uno che non vede niente.
Se il grande Troisi fosse ancora fra noi dimmi le parole che useresti per convincerelo a scrivergli le battute per un siparietto comico.
Magari Troisi fosse ancora tra noi! Sarebbe anche uno dei pochi a poter far satira senza essere accusato di faziosità. Chissà: gli suggerirei forse qualche gioco di parole, che lui non adoperava in quanto non ne aveva bisogno.
Parlami della tua Napoli. Cosa ami e cosa odi della tua città.
Odio il modo di rappresentarci e di proporci in sede nazionale. Odio quei napoletani che, per esempio, vanno in tv a far la parte dei simpatici buffoni. O quelli che, sempre in tv, dicono che ad inizio carriera erano dei morti di fame. Anche quelli di altre regioni, prima di sfondare, magari hanno avuto problemi economici, ma non lo vanno certo a sbandierare ai quattro venti. Amo scoprire tanti scorci passeggiando per Napoli, capitale per sette secoli, che fino agli avvenimenti del 1860 è stata la terza città d’Europa. Scandaloso che abbia meno della metà dei visitatori di Bologna, ma questo è colpa nostra. Amo l’energia dei giovani, ed i fermenti in tutti i campi artistici e culturali, di cui la città è ricchissima.
Raccontami l'episodio più imbarazzante che ti è successo durante la presentazione dei tuoi libri.
Alla prima presentazione de “Il Padrino parte prima così non trova traffico”, avvicinai il microfono alla bocca e dissi “Sa… Sa… Sa di plastica”. Non rise nessuno: volevo scomparire dal pianeta.
Definiscimi cos'è per te la libertà.
Libertà, per me, è soprattutto libertà di esprimersi. Ricordo quando proprio Troisi rifiutò di andare ospite a Sanremo perché gli avevano imposto una serie di paletti e divieti: niente politica, chiesa, terremoto. “A questo punto –commentò- posso recitare solo una poesia di Giacomo Leopardi. Che ci vado a fare?”.
Da tifoso del Napoli dimmi che striscione divertente scriveresti per far coraggio alla tua squadra.
Per incoraggiamento: “Quasi quasi mi faccio una Champion…”. Oppure: “De Laurentiis, dacci un regista!”.
Che libro stai leggendo attualmente?
“Donna Cunce’ e la sua corte”, di Giuseppe Della Monica. Mi hanno invitato a recensirlo e presentarlo, dunque… Ma è una lettura molto piacevole. E poi, la formula racconti la trovo molto congeniale al mio essere lettore, cioè totalmente disordinato.
La letteratura umoristica è una miniera di trovate e di perle. Dimmene una.
“Groucho, c’è l’uomo della spazzatura!” “Digli che non ne vogliamo!”. Mica devo spiegarti di chi è? Ti dico solo che un giorno egli disse che era la sua battuta preferita.
E' vero che i comici nella vita sono persone serissime e anche un po' tristi?
Ricordo un’intervista tv con la figlia di Totò, che raccontava di incontri tristissimi, in casa, tra Totò e Peppino. Ed anche nel programma “Milano-Roma”, viaggio in auto casello-casello, osservai che alcuni comici non sono né allegri, né simpatici. I cabarettisti che ho conosciuto di persona, invece, sono tutti molto simpatici: partendo proprio da Gaetano De Martino, per cui scrivo, che è una persona solare e sempre pronta allo scherzo.
Hai amici scrittori? Vi incontrate spesso per uscite goliardiche o per discutere di calcio?
Con gli amici scrittori, di calcio si discute su Facebook: Maurizio de Giovanni e Gianni Puca, per esempio, scrivono sui giornali gustosi commenti alle partite, e ce ne rendono edotti sul social network. Per il resto, presentazioni in librerie o in simpatici localini sono l’occasione di riunioni sempre goliardiche e divertenti: quasi sempre l’argomento è comico! E poi ci sono le antologie comiche a cui partecipiamo, come il simpati
co “L’Enciclopedia degli scrittori inesistenti” (Boopen) o l’irresistibile “Aggiungi un porco a favola” (Cento Autori), le cui presentazioni sono dei veri e propri show. Bisognerebbe far pagare il biglietto!
C'è qualcuno che vorresti ringraziare, che ti ha particolarmente aiutato agli inizi della tua carriera?
In primis Pino Imperatore, mio pigmalione (pigmalione non è un pullover per maiali), creatore del Laboratorio Campanile e direttore del settore humour della “Cento Autori”, scrittore umorista a sua volta, che ha scommesso su di me. E poi Gaetano De Martino, che mi ha introdotto nel mondo del cabaret. Anche da lui ho imparato molto: per esempio, che per passare dal testo “da far leggere” al testo “da far ascoltare”, c’è quasi da fare una vera e propria trasposizione, quasi una traduzione.
Ti piacciono le commedie di De Filippo?
Sì, molto. L’ho visto spesso in teatro, da piccolo. Divertente e commovente allo stesso tempo. E poi è sempre attuale. I drammi familiari ed i problemi economici, purtroppo, resteranno attuali per un bel po’. Eduardo metteva sempre al centro di tutto la famiglia, e questo mi piace molto. Pensa che, ancora oggi, noi parliamo usando detti e motti delle sue commedie. Frasi come “Adda passa’ a nuttata” o “Ti piace ‘o presepe?”, per esempio…
Quale è il libro che hai scritto che ti ha divertito di più?
“Il Padrino parte prima così non trova traffico”, un comic-thriller irresistibile che mi diverte ogni volta che lo rileggo. Quattro battute a pagina, per 150 pagine, fa 600 battute. Oltre ad una satira pungente su Obama, (che chiama Clinton al governo “perché il Paese è in ginocchio”), sui film americani, sul Bel Paese, e naturalmente Napoli. Lui è un supereroe U.s.a. e lei una napoletana fatalista: quando lui avverte “Nemico a ore dodici!”, lei dice “Ah, allora abbiamo tempo…”. Ma anche “Achei, il prezzo è giusto!” ha dei pezzi molto esilaranti. Prende in giro gli Dèi dell’Olimpo (Zeus che li riunisce per fare il Family-Dèi) e gli eroi come Ulisse (che incontra il mostro con tre gambe, Polifemore, e si affida al dio delle previsioni del tempo, Prometeo).
Inventami un breve scambio di battute tra te e Tina Pica
“Quel libertino di tuo padre, il Toro di Sorrento!”.
“Certo! Ha fatto pure il film!”
“Che film?”
“Porno a Surriento”.
Il grande Antonio De Curtis scrisse una poesia intitolata la livella. Condividi lo spirito con cui la scrisse?
Grande poesia. Lo sanno in pochi, ma Totò ha scritto delle poesie grandissime, la maggior parte di sapore amaro. “Quando si muore si è tutti uguali”, questo è il messaggio. Ed acquista ancor più valore detto proprio da lui, mito del cinema, idolo del pubblico, ed egli stesso addirittura principe.
E' vero che i napoletani sono più spiritosi dei lombardi o è un preconcetto?
Non so se siano più spiritosi, ma mediamente i Napoletani fanno quasi tutti i simpatici. E le disgrazie su cui fare ironia sono anche molte. Di quali disgrazie può ridere un Milanese, dello smog? Quello, adesso, ce l’abbiamo pure noi: modestamente, non ci facciamo mancare niente. Ma la nostra città non gode di buona stampa: nessuno sa che, nei giorni dell’emergenza, nelle zone turistiche non c’era nemmeno un sacchetto. Come nessuno immagina che, per numero di reati, Napoli è solo la terza città in Italia, preceduta da Milano e Roma.
Maurizio e la critica. Dimmi la recensione che ti ha fatto più piacere leggere?
Tutte le recensioni mi fanno piacere! Il solo fatto che qualcuno si interessi a me, mi riempie di gioia. Con i libri umoristici, poi, non si sbaglia: o fanno ridere o no. E diciamo che quasi sempre chi ha letto i miei ha passato un bel po’ di tempo in allegria. Se poi fa ridere già il titolo, o la dedica (“Alla mia Musa, che ha fatto pochi chilometri”), siamo già a buon punto! Vuoi la quarta di copertina? “Essere acuti. Nello scrutare, nello scrivere, e Nello Esposito, che è un amico mio”.
Scriveresti mai per il teatro?
I miei due libri, come pure i due racconti coi quali ho vinto i Premi Troisi, son tutti dialoghi, quindi già in forma quasi teatrale. Ho scritto anche due commedie per il teatro, ma finora non son riuscito a rappresentarle. Con l’attore e regista Maurizio Merolla ci stiamo lavorando. Però vorrei sfondare nel cinema, per svaligiare la buvette.
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