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:: Intervista a Barbara Risoli di Patrizia Catenuto.

Quanti libri ha scritto? E di che genere? 

Quanti libri ho scritto non lo so, dovrei contarli, ma se mi si chiede quanti a oggi ne ho pubblicati…. ebbene, quattro. I generi da me toccati sono il fantascienza (LA STIRPE), il fantasy (L’ERRORE DI CRONOS e LA GRAZIA DEL FATO) e lo storico sentimentale (IL VELENO DEL CUORE). Fato

Mi tolga una curiosità, perché il protagonista del libro “Il veleno nel cuore” lo ha chiamato Venanzio? Da dove si è ispirata? 

Ah, chi non mi conosce è  ovvio che mi ponga questa domanda. I miei nomi vengono sempre notati e la cosa ammetto essere volontaria. Amo i nomi insoliti, li vado proprio a cercare e me li segno se li sento casualmente. Venanzio ha un suono che mi alletta, lo trovo sottilmente selvaggio e feroce eppure dolce alla pronuncia, rispecchia il carattere del protagonista cui è toccato. Ma se è vero che Venanzio può incuriosire, che dire di Eufrasia, la protagonista? 

Perché scrivere fantasy? 

Fantasy. Per quanto mi riguarda questa definizione è un po’ forzata per le mie opere perché la trama che sto portando avanti (che si concluderà con il terzo libro) non è propriamente fantasy, uscendo completamente dai canoni e rifacendosi invece al mondo acheo-miceneo del 1200 a.C. Tuttavia, non esiste un genere in cui inserirlo seccamente ed allora è stato classificato fantasy, ma sarebbe più corretto parlare di mitologico-fantastico. Da dire che ne L’ERRORE DI CRONOS e nel suo sequel il fattore fantastico consta in una traslazione nel tempo. Comunque, perché scrivere fantasy o pseudo fantasy? Per realizzare quella sorta di sete di vita parallela che la fantasia allo stato puro rende fattibile. Il fantasy fa volare, anche se il volo a volte è rischioso perché è anche vero che bisogna saperlo scrivere e, in tutta onestà, io non credo che ci riuscirei se dovessi attenermi agli schemi classici, avrei il timore di emulare qualcosa di già scritto e rischierei la banalità. Lo voglio dire, tanto di cappelli agli autori fantasy puri che effettivamente, leggendoli, riescono a raggiungere buoni livelli di novità pur percorrendo una strada maestra. 

Ha mai pensato di scrivere un libro del genere cick-lit? 

No, in tutta onestà no. E confesso anche di non aver mai letto il genere pur avendone sentito parlare, ma non credo di essere all’altezza di riuscire a far sorridere con la quotidianità e le sue stramberie. Non amando molto la realtà in cui si vive, tendo a rifuggirla e lo faccio scrivendo. Ma ho sempre molta ammirazione per chi riesce a sviluppare tematiche per me difficoltose. 

Qual è il suo metodo di lavoro nel scrivere un libro? 

Mi è  stato detto che è strano, ma il più delle volte la prima cosa che ho in testa per un romanzo è il titolo. Parto dal titolo, lo scrivo proprio nella prima pagina Word. Poi mi si delinea in testa una scena, una sola, che so… una frase eclatante, una situazione insolita, una parola rivelatrice, il cosiddetto punto clou dell’intera trama che in realtà non esiste all’inizio. Ebbene, comincio a scrivere semplicemente per arrivare a quel punto, ci ricamo intorno, ci aggiungo e tolgo, faccio voli alti per arrivare ad una riga delle volte, oppure ad un capitolo. Abitualmente la scena ‘incriminata’ sta a metà del libro, ma non sempre, mi è capitato di avere il finale senza l’inizio. Il mio metodo è dettato dalla passione che provo scrivendo, devo sentire la vibrazione che mi porta a stare sveglia pur di vedere come andrà a finire. Scrivere per me è come leggere. 

Se è lecito sapere, come mai i suoi libri non sono stati tutti pubblicati dalla casa editrice 0111? 

Oh, chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Si, a parte IL VELENO DEL CUORE che è di genere staccato, la saga fantasy non è pubblicata con la medesima casa editrice. E’ stata una scelta personale che non posso dettagliare per una questione di correttezza, ma posso dire che non ho avuto scelta e che ad oggi ritengo di avere fatto la cosa migliore. il veleno del cuore

I suoi libri hanno mai ricevuto un premio? 

Si! Recente il riconoscimento per IL VELENO DEL CUORE edito dalla 0111 Edizioni: primo classificato al CONCORSO IL CLUB DEI LETTORI 2008/2009. Una soddisfazione inaspettata e con un profondo significato per me. Credendo esclusivamente nel giudizio del lettore, sono paladina dello stesso definendolo sovrano, ritengo che solo chi compra, paga e legge possa decretare il successo o l’insuccesso di un’opera. Ebbene, essere premiata dai giudizi proprio dei lettori, senza giurie o affini è stata la conferma delle mie convinzioni. Inaspettata perché, ormai non è più un segretissimo, ma lo dico anche qui, questo romanzo l’ho scritto l’estate scorsa in sette notti, compresa la correzione. Ovviamente ha delle imperfezioni, giusto ribadire senza cessa che la casa editrici non applicava editing dichiarandolo a caratteri cubitali, quindi… posso ritenermi più che soddisfatta del risultato conseguito.  

Qual è in questo momento il libro nel suo comodino che sta leggendo? 

Eh, sto leggendo il libro di un autrice emergente degna di nota, capace di sconquassare l’anima, abile e capace, una scrittrice destinata alla gloria. Abitualmente ho occhio per le persone, più volte ho centrato un giudizio e in questo caso me la sento di spendere una parola. Sto parlando di Simona Gervasone e di lei sto leggendo LA SESTA ERA che dalle prime pagine non smentisce la capacità conosciuta con il suo SANGUE E PERFEZIONE, la storia romanzata della contessa sanguinaria ungherese Bathory (roba dura, horror, il mio genere preferito). 

Ha un blog dove comunica i suoi lavori? 

Si, a parte il mio blog personale (http://risolibarbara.splinder.com) che aggiorno a singhiozzo e nel quale esprimo le mie emozioni in vari settori, o creato un blog dove do voce solo ai lettori inserendone i commenti sia positivi che negativi. Se mi si vuole conoscere dal punto di vista degli altri, basta cliccare e darci una letta. Non intervengo quasi mai per scelta, la voce è del lettore sovrano (http://ilsovranolettore.splinder.com). 

Dato che lei è una donna impegnata, tra famiglia e lavoro, quando trova il tempo per scrivere?

Di notte. Lo so, lo so… è folle, ma io scrivo prevalentemente di notte, le altre ore della giornata mi distraggono, i rumori mi confondono. Di notte ‘nessun rompe’ e vado a ruota libera. Frustrante a volte scrivere sino alla tre di notte e poi dover cancellare tutto perché non tutte le ciambelle vengono col buco. Ma fa parte del gioco anche questo. Il problema viene il giorno dopo, ma ce la faccio… una moka di caffè fa miracoli! 

Sta scrivendo un altro libro? 

Come no? E se vogliamo a richiesta. Lo sto completando, sono alla direttiva d’arrivo, il sequel de IL VELENO DEL CUORE. I due personaggi si sono rivelati vincenti e in molti mi hanno chiesto di continuare con le loro avventure, ultimo il commento su aNobii di un’utente che ha semplicemente scritto A QUANDO IL SEGUITO? Soddisfazione pure questa, riuscire a far amare i miei personaggi lasciando nel cuore nostalgia è davvero appagante. In realtà IL VELENO DEL CUORE non è nato come primo libro di una saga, ma un’idea sorta all’improvviso e le pressioni dei lettori mi hanno fatto cambiare idea e ora… sta nascendo LA GIUSTIZIA DEL SANGUE, storia che se la prima era intricata, questa è anche peggio… o meglio.

Mi piace far notare una cosa curiosa proprio relativamente a questo libro. I due protagonisti non sono due stinchi di santo, se vogliamo sono proprio due bastardi, inconsueti per un sentimentale. Eppure, riescono a farsi ben volere, a parte qualche detrattore che giustamente deve esserci come in ogni cosa. 

Com’è nata la sua passione per il periodo relativo alla Rivoluzione Francese? 

La scuola ‘sa fare danni’. Scherzi a parte, ovviamente ho conosciuto la storia sui banchi di scuola e senza una logica alcuni periodi mi sono rimasti dentro interessandomi, affascinandomi, rendendomi curiosa. Non sempre queste passioni sono rivolte a periodi positivi, ma la curiosità muove il mio pensiero ed anche, perché no?, una piccola dose di morbosità. Se è vero che amo a dismisura il periodo miceneo dell’antichità, è anche vero che mi lascio prendere dagli accadimenti della Francia di fine ‘700 e vado a ‘ravanare’ ovunque per saperne di più, per capire, per comprendere. La Francia ha un fascino particolare per me, qualcosa di sovrannaturale, forse è un richiamo del sangue considerando che il mio stesso cognome è francese e probabilmente ho delle origini oltralpe considerando che i miei sono originari di Parma, occupata appunto dai francesi. Ma le mie passioni toccano anche un altro periodo terribile della storia umana, il nazismo e specialmente la figura inquietante, impossibile di Hitler. Tuttavia, non credo che sfiorerò mai questa tematica con un mio romanzo, argomento pesante, nefandezza troppo vicina a noi, però da studiare per capire e non sbagliare più. 

Parliamo di editing, chi pensa al suo? 

Domanda che se non mi veniva fatta, l’avrei richiesta sottobanco! Catalogo102Esco da una recente intervista dove mi sono espressa male e ho dato adito a una discussione per fortuna chiarita. Imperdonabile per uno scrittore non farsi capire, eh? Adesso faccio la brava e spiego bene questo punto, male che mi vada… mi ritroverò nuovamente nell’occhio del ciclone di una discussione! Scherzi a parte, dichiaro pubblicamente che la mia scelta è quella di pubblicare senza editing con consapevolezza. Ecco il punto, parlo sempre dell’ editing da parte delle case editrici, ovvio che i miei testi li sottopongo a persone competenti (oltretutto cattivissime nel mio caso) prima di darlo alle stampe. Non sono più disposta a farmi irretire con promesse non mantenute e magari pagare pure un servizio inesistente. Ho parlato di editing che rovinano il testo e poi mi sono ritrovata precisare che tale editing altro non era che la correzione automatica del testo, cosa che sa fare dei macelli se non ragionata. Quindi, lungi da me la superbia di credere d’essere infallibile, perfetta, scrittrice capace di editare se stessa! Semplicemente non mi faccio abbindolare da azioni che poi si rivelano deleterie. Mando il mio romanzo, lo pubblicano così com’è, è una schifezza? Tutta colpa mia, mi prendo le respirabilità del caso. 

Ha fatto mai qualche corso di scrittura creativa? E cosa ne pensa? 

No, mai fatto, il tempo a mia disposizione è sempre stato poco. Se adesso seguo mio marito nel suo lavoro, in passato lo facevo con mio padre. Credo tuttavia che sia una cosa interessante che permette di dare una linearità al modo di scrivere e che permetta di tralasciare abitudini sbagliate tipiche del dilettante. Queste abitudini probabilmente io le ho ancora, proprio perché non ho mai avuto occasione di collaudare questo tipo di esperienza. Non escludo in futuro di frequentare un corso di scrittura creativa, magari scopro cose che adesso neppure immagino. 

Jules Renardi disse:”Scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti” cosa ne pensa? 

Interessante definizione che posso condividere, anche se poi a lavoro finito le critiche a volte feroci fanno pentire di non essere stati interrotti per tempo. Succede infatti che la propria opera amata e curata nel silenzio dell’interiorità, risulto invece un magnifico flop che ferisce. Inutile negarlo, le critiche negative feriscono un pochino, non troppo, ma lo fanno. Io vinco questa cosa pensando che per uno che non mi approva, altri lo fanno, allora… dovrei considerare sciocchi i secondi? Un buon espediente che aiuta a non perdere l’entusiasmo. Conosco autori che davanti a detrattori addirittura ironici hanno dichiarato di non voler più scrivere. No, il confronto fa crescere e, rifacendomi alla domanda, fa capire dove e perché a volte sarebbe meglio essere interrotti. 

Potrebbe dare qualche consiglio a coloro che volessero intraprendere la carriera di scrittori? 

Ringrazio per la considerazione che mi viene data con questa richiesta, ma i consigli possono darli i grandi ed io, purtroppo, non sono grande abbastanza per potermi ergere detentrice della verità. Posso solo dire che come lettrice riesco a cogliere la passione di un autore e quindi per intraprendere questa strada bisogna averne con la capacità di sopportare il cammino arduo e lentissimo che mettersi in gioco comporta. Nulla arriva all’improvviso, ogni libro venduto è un passo che fa una strada, poi ci sono gli arresti, i fallimenti, gli imbrogli e le rinascite. Pazienza e fiducia in se stessi, questo consiglio dal basso della mia posizione. E poi, forse la cosa più importante, evitare l’arroganza che è capace di fare di un genio un inetto, i lettori non si prendono mai in giro. 

 

3 Risposte to “”

  1. Avatar di Sconosciuto Elisabhett Says:

    Grazie Barabara

  2. Avatar di Sconosciuto RisoliBarbara Says:

    E’ sempre emozionante leggersi, ih! Grazie a te che sei un’amica! Adesso linko… minimo!

  3. Avatar di Sconosciuto RisoliBarbara Says:

    Interviste[..] ALTRA INTERVISTA! WOW! http://liberidiscrivere.splinder.com/post/21246098 [..]

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