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:: Intervista a MariaFrancesca Venturo

 

MariaFrancesca sei stata intervistata da Booksweb tv che esperienza è stata?

 

Un’esperienza quasi traumatica anche se divertente: ero andata a conoscere il mio editore alla fiera “Più libri più liberi” a Roma. Arrivata allo stand della Newton Compton comincio a stringere mani e a presentarmi nella più completa agitazione. Poi, dalla folla accalcata intorno agli scaffali, spuntano i ragazzi di Booksweb che chiedono “Chi ci vuole parlare del proprio libro in un minuto?” “Lei!”, Raffaello Avanzini, mi propone a bruciapelo per l’intervista. sindrome della commessaTrovo molto difficile parlare di quello che scrivo senza essermi preparata prima, la mia insicurezza cronica non mi aiuta e così, come Amanda Sandrelli in “Non ci resta che piangere”, prima di rilasciare qualsiasi dichiarazione, devo “provare, provare, provare…” e “pensare, pensare, pensare”.

Fortuna che, grazie alle interviste fatte in radio e in un paio di trasmissioni TV, ero già un po’ allenata a parlare del mio libro in pubblico.

A proposito, grazie per l’intervista scritta!

Parlami della sindrome dello shopping?

 

“La sindrome dello shopping” oltre ad essere un disturbo ossessivo compulsivo che fa perdere il controllo della propria autonomia dell’acquisto, è anche il titolo del mio primo romanzo che raccoglie le richieste più assurde –registrate in presa diretta- che mi sono sentita rivolgere dalle clienti del negozio dove lavoravo: tipo “scusi avrebbe una maglia ma non di stoffa al massimo di tessuto” “Ma perché questa gonna è rossa?” “Ci sarebbe un colore tra il prugna e il melanzana ma che non sia viola?” “E camiciate? Non avete le camiciate?”.

Infatti, ho scritto “La sindrome dello shopping” mentre, per mantenermi agli studi universitari, lavoravo come commessa in questo negozio di abbigliamento molto trendy del centro di Roma. Silvana Mazzocchi, una giornalista di Repubblica, l’ha definito un “Romanzo Reality” e, credo che abbia colto nel segno.

Questa esperienza mi ha fatto capire soprattutto due cose:

la prima: che quella che noi consideriamo “normalità” non esiste e che ognuno possiede una propria maniera di guardare il mondo (soprattutto quando deve scegliere cosa mettersi addosso).

La seconda: che non bisogna mai sottovalutare le esperienze che la vita ci pone davanti. 

Quante volte mi sono sentita dire “studia altrimenti finirai col fare la commessa (o la parrucchiera)” dai miei genitori e dai miei insegnanti, eppure se non avessi fatto questo lavoro a quest’ora non sarei laureata e non avrei mai raggiunto la mia autonomia. Ma il vero paradosso è che, una volta conseguita la laurea, ho lasciato il mio lavoro al negozio con contratto a tempo indeterminato, per diventare insegnante di scuola primaria e fare della precarietà la colonna sonora della mia vita.

Ecco la  “La sindrome dello shopping” affronta tutti questi argomenti.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

 

Devo dire che, se durante l’università ho letto moltissimi testi teatrali e, grazie alla scuola di Perla Peragallo ho amato molto la Commedia dell’Arte dove l’unico testo a disposizione degli attori era un canovaccio (ho sempre avuto un debole per gli intrecci di Flaminio Scala), in ogni fase della mia crescita c’è stato un autore prediletto: da Hesse a Guy De Maupasasnt, da Harry Miller e Anais Nin a Simone de Beauvoir e Sarte.

Ho amato moltissimo anche Elsa Morante e la sua “Isola di Arturo”, per non parlare di “Menzogna e sortilegio”.

Mi sono appassionata agli esperimenti letterari di Edoardo Sanguineti e poi sono caduta nella trappola di Pinocchio (letto ennesime volte) e della letteratura più leggera della Bertola e della Kinsella.

Cerco di imparare da tutti gli autori che mi fanno riflettere in qualche modo.

Ora sto leggendo Tolstoj, Sepulveda e “Alice nel paese delle meraviglie”.

sindromeParlami dei tuoi esordi. Hai fatto fatica a trovare un editore?

 

Il primo libro che ho presentato alle case editrici di mezza Italia è stato “Parola e travestimento nella poetica teatrale di Edoardo Sanguineti”, una revisione ampliata della mia tesi di laurea.

Ho ricevuto molti complimenti e tante richieste di pubblicazione a pagamento (ovviamente). Alla fine, sono stata contattata da un piccolo editore di Roma (Fermenti), e quando anche loro mi hanno chiesto denaro ho risposto che, essendo io una maestra precaria, denaro non ne avevo, ma che, in cambio della pubblicazione, avrei regalato loro l’intera opera. Il libro quindi è stato interamente finanziato da una fondazione letteraria (la Marino Piazzola) tramite una borsa di studi.

Poi ho scritto “La sindrome dello shopping” convinta che avrebbe subito destato l’interesse degli editori e invece, proposte a pagamento anche lì.

Non ho mai voluto pubblicare a tutti i costi, ho messo sempre in discussione i miei scritti e mi sono detta: “se alle case editrici non interessa, vuol dire che non vale pena pubblicarlo”.

Allora ho aperto il blog e ogni settimana pubblicavo uno stralcio del romanzo. Oltre l’interesse di tante blogger, cassiere e commesse che commentavano (e commentano) divertite ho cercato di cogliere anche quello della stampa e ho fatto un grande lavoro di networking. Alcune riviste femminili, tra cui Grazia e Gioia, hanno pubblicato degli articoli che parlavano del blog e sono approdata in televisione (ti immagini? Io così insicura!). Alla fine, grazie anche al passaparola dei blogger, è stato l’editore a contattarmi e a farmi una seria proposta di pubblicazione.

 

 

Che consigli daresti ai giovani autori?

 

Lo stesso consiglio che mi diede anni fa la mia professoressa di lettere: “Non scrivete per dire qualcosa, ma perché avete qualcosa da dire”, io credevo che valesse la pena raccontare la vita delle commesse dal di dentro. Mettersi sempre in discussione ma non smettere mai di credere in ciò che si scrive e, in ultimo: non accettare mai proposte a pagamento. Se proprio non trovate un canale per essere letti sfruttate il blog: è un ottimo banco di prova.

 

Parlami del tuo metodo di scrittura.

 

Non ho un vero e proprio metodo a parte: scrivere, rileggere, correggere, cancellare, riscrivere, rileggere, alzarmi per un tè, riscrivere, mangiare una merendina…

Cerco sempre di partire dalla realtà e quindi prima di sedermi a scrivere, ascolto. Ascolto chiunque abbia qualcosa da raccontare: una storia di famiglia, una barzelletta, una disavventura in vacanza e via dicendo. Poi, quando trovo una storia o un argomento che, secondo me, vale la pena raccontare, faccio un grande collage di ricordi, di personaggi e di aneddoti.

Una volta mi capitò di intervistare Edoardo Sanguineti Teatro_Sanguinetie lui mi diede un preziosissimo spunto. Mi disse: “Non si può fare un’improvvisazione da soli: noi conosciamo già tutto quello che stiamo per dire. Le gag più belle sono quelle con più attori dove non sai che cosa uscirà fuori, è così che si crea una vera novità”.

La scrittura dovrebbe essere un po’ come una performance di Jazz a più voci. Ecco perché per me è fondamentale ascoltare la gente – al mercato, sugli autobus, per strada, alle riunioni di condominio- e darle voce in quel che scrivo. In questo modo mi diverto un mondo.

 

Come è cambiata la tua vita da quando sono usciti in stampa i tuoi libri?

 

Sicuramente è cambiato il mio modo di rapportarmi ai libri: sono una lettrice interessata e quando leggo lo faccio in modo molto più analitico.

Che strumento di scrittura prediligi, bic, computer?

 

Per strada prendo appunti con taccuino e penna, a casa trovo comodissimo il computer: faccio sempre tantissime correzioni!

 

Hai amici scrittori? Li frequenti?

 

No. Sarebbe bello però.

Leggi molto?

 

Il più possibile.

Hai letto gli uomini prediligono le bionde di Anita Loos ?

 

No ma ho amato il film con Marilyn Monroe: un misto tra genialità e frivolezza.

Ti piacciono i libri umoristici?

 

Certo.

Che persona sei in tre aggettivi.

 

Gentile, insicura e passionale come le siciliane degli anni venti.

Parlami della tua città.

 

Roma è una città caotica, dove tutti vanno a mille a costo di investirti anche se attraversi sulle strisce, ma dove nessuno rinuncia alla pausa caffè.

Io la trovo stimolante per la scrittura: puoi assistere a vere scene comiche anche solo salendo su un autobus nell’ora di punta o andando al mercato a fare la spesa. E’ una città a forma di jungla, bisogna conoscerla per sopravviverci ma nasconde anche degli scorci romantici e spiazzanti.

Credo che, in fondo, questo lato caotico ci sia sempre stato: ad esempio, non credo che la multietnicità sia una vera novità per Roma, insomma, pensiamo a quando era la capitale dell’Impero Romano, probabilmente allora era ancora più confusionaria!

Che studi hai fatto? Hanno influenzato la tua carriera?

 

Certo: quando scrivo un dialogo ripenso sempre alle mie esperienze teatrali e gli studi di lettere mi hanno sicuramente rafforzata, peccato che all’università ti facciano scrivere poco. Riconosco comunque che la laurea non è indispensabile per scrivere una bella storia, per me è stata un’occasione di approfondimento importante. Probabilmente avevo bisogno di un obiettivo per portare avanti il mio percorso.

 


Ti piace la poesia? Hai mai scritto dei versi?

 

Mi piace molto la poesia. Da ragazzina ero innamorata di Leopardi. Poi sono passata a Montale, Gozzano, la Dickinson, per accorgermi che si può trovare la poesia anche in una canzone, ho portato in teatro un testo di Lorca da lui stesso armonizzato.

Se ho scritto versi? Da quando ho scoperto i versi di Sanguineti, ho fatto degli esperimenti anche io, così per divertimento. Ricordo che mandai una mia poesia a Cucchi, che aveva una rubrica su “Specchio” una rivista settimanale che usciva con “La Stampa” e lui disse: niente male!

Ti piacerebbe che traessero dei film dai tuoi libri?

 

Certo! Sarei curiosa di vedere cosa succederebbe se qualche regista dovesse interpretare quel che ho scritto, ma ancora mi sembra prematuro.

Il talento per te è un dono di natura o un abilità affinata con il lavoro?

 

Il talento è l’abilità di riconoscere il proprio dono e ci vuole molto lavoro per affinarla.

 

Parlami del tuo blog. Ti diverte scriverlo?

 

Il blog si chiama “lasindromedellacommessa.splinder.com, ho cominciato a scriverlo per far conoscere il mio manoscritto e mi diverto moltissimo ad aggiornarlo. Per me è un’occasione molto importante di confronto con i lettori che, seppur in un numero modesto, mi seguono con grande affetto e commentano i miei post.

Ovviamente ho cominciato parlando del mestiere di commessa e adesso, che sono quasi diventata maestra, cerco di trattare il tema dell’autonomia e del lavoro in modo più vasto: si parla di scuola, di meritocrazia, di aneddoti raccolti per strada, di com’è la vita a trent’anni, insomma. Si ride un po’ delle nostre disgrazie!

 
Come è il mondo editoriale dal di dentro?

 

In generale non saprei, posso però dirti che le case editrici che mi hanno contattata, fatta eccezione per alcune che mi hanno chiesto soldi, sono sempre state molto cordiali con me.

Il mio editore, cerca sempre di creare una bella armonia tra i suoi autori. Quando andai in fiera mi presentò Federica Bosco, una delle punte di diamante della collana Anagramma e, quando Massimo Lugli, arrivò finalista al Premio Strega, organizzò una festa alla casa editrice invitando anche tutti gli scrittori.

Per il resto, il mondo editoriale, è fatto di scrittura, editing (la mia editor è fantastica), rischio, promozione e tanta fatica.

 
Il tuo rapporto con i lettori?

 

Io amo molto i miei lettori. Spesso dialoghiamo sul blog e, quando faccio qualche presentazione, mi vengono a salutare. Devo loro tantissimo.

Hai un agente letterario?

 

Mica sono la Rowilng!

Leggi quotidiani, riviste, settimanali?

 

Leggo molti quotidiani sul web (quasi tutti) e, lo ammetto, amo le riviste femminili come Vogue ed Elle, mi piace come raccontano la società.

Stai scrivendo attualmente ?

 

Si!

Hai partecipato a concorsi, premi letterari, li hai mai vinti?

 

Una volta ho partecipato a un concorso letterario della mia città, si chiamava “Roma di notte” ed era stato indetto in occasione della famosa “Notte Bianca”, arrivai in finale, ma non vinsi.

Cosa pensi delle scuole di scrittura creativa?

 

Che possono dare molti spunti ma, se non si hanno le idee chiare su cosa si vuol comunicare, il rischio di scrivere tante belle cose con uno stile uniformato è alto.

Ti piace il fumetto? Se trasformassero il tuo libro in un fumetto che ne penseresti?

 

Non è il mio genere preferito e non lo leggo spesso. Da piccola amavo Mafalda, Asterix e i Peanuts però. Certo che mi piacerebbe se trasformassero il mio libro in un fumetto: amo tutti gli esperimenti collaborativi (Sanguineti docet!)

 

I tuoi libri sono tradotti in altre lingue?

 

Per ora solo in Serbo (hanno tradotto anche il mio nome: Venturo Marijafrančeska!), però i diritti sono stati venduti anche in Albania.

 


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( foto di Francesco Toiati )

MariaFrancesca è nata e vive a Roma.  Ha conseguito brillantemente la laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo, presso l’Università La Sapienza di Roma con una tesi sul travestimento sanguinetiano, mantenendosi agli studi lavorando come shopassistant in un negozio di abbigliamento femminile.
Dopo aver studiato recitazione con Perla Peragallo, si è perfezionata in teatro rinascimentale ed ha frequentato numerosi workshops di specializzazione.
Adesso, dopo aver superato due concorsi, è docente precaria della scuola primaria statale ed è stata inserita regolarmente nella graduatoria ad esaurimento (nervoso?).
In più, suona la chitarra, canta e dirige un coro di 72 bambini ottenni.
Pubblicazioni:
– La sindrome dello shopping, Newton Compton Editore, Roma 2008.
– Parola e travestimento nella poetica teatrale di Edoardo Sanguineti, Fermenti Editrice, Roma 2007.

4 Risposte to “”

  1. Avatar di Sconosciuto Dedry Says:

    Davvero fantastica Maria Francesca Venturo! Un libro davvero spassoso e intelligente!

  2. Avatar di Sconosciuto chenal Says:

    Che piacere rivedere qui Maria Francesca.
    Ero alla presentazione del suo libro su Sanguineti.

  3. Avatar di Sconosciuto Elisabhett Says:

    MA CHE BELLA INTERVISTA…SON UNA FANS DI fRANCESCA….FINALMENTE UNA SUA FOTO! COMPLIMENTI
    fRANCESCA SONO PATTY DI COMICHE IN CASSA!!

  4. Avatar di Sconosciuto pietroatzeni Says:

    Essere tradotti in altre lingue è un gran bel segno. E’ un libro veramente divertente. Brava Francesca. Un abbraccio, Pietro.

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