Intervista a Vito Ferro

by

Parlami dell’ultimo libro che hai scritto.

Sono due. Uno è un piccolo campionario dell’abbandono, si intitola “L’ho lasciata perché l’amavo troppo” (Coniglio Editore, Roma 2007) e raccoglie centinai di motivazioni per lasciare una persona. Credo faccia ridere. L’altro si intitola “Condominio reale” è un romanzo e parla di un condominio che diviene la sede di un grottesco reality show (Edizioni di Latta, Milano 2007). Credo faccia ridere, e un po’ riflettere.

Ti piace l’Ulisse di James Joyce?

Non l’ho mai letto.

Cosa pensi del rapporto mass media e letteratura?

Perché, c’è un rapporto? In televisione non si parla mai dei libri che mi piacciono.

Come ti documenti per la stesura dei tuoi libri?

Io ho la mia enciclopedia che neanche Wikipedia… Si chiama Giorgio ed è un mio amico. Lui sa tutto. Poi c’è al vita quotidiana con le sue falle logiche, la gente. I libri anche.

Cosa pensi del fenomeno dei ghost writers se mai stato tentato di scrivere per autori famosi?

Non me lo ha mai proposto nessuno. Non che io mi sia fatto avanti. Un mestiere come un altro, credo.

Ad un giovane scrittore che non abbia ancora pubblicato che consigli daresti?

Non ossessionarsi col volere pubblicare a tutti i costi con ogni mezzo. Riflettere. Aspettare. Intanto godersela, la vita. E’ più importante.

Abiti a Torino, in che modo questa città ha influenzato la tua narrativa?

In molti modi: è del nord ma c’è tutto il meridione dentro, è fredda ma ha una vita notturna spiccata, è grigia ma adatta alla malinconia e alla dolcezza. E’ magica in quanto non ti assilla con sguardi asfissianti, discreta fino alla malinconia. Fa venire voglia di scrivere stare qui.

Ami scrivere racconti?

Molto, soprattutto brevi.

Ti piace Raymond Carver?

Sì, ma non impazzisco per lui.

Definiscimi la parola indipendenza.

Un dialogo interno fitto e costante, preservato e rigoglioso.Solo con se stessi.

Hai senso dell’umorismo? Dimmi una barzelletta.

Sono molto spiritoso. Senti: Nonno, la senti questa puzza di morto? Nonno? Nonno?

Ti piacerebbe scrivere per il cinema?

Sì, molto.

Quale è il tuo poeta preferito?

Baudelaire.

Quali sono i tuoi maestri letterari?

Buzzati, Miller, Cortazar, Kafka, Nietzsche, Dostoevskij, Gogol, Marias. Tanti, troppi.

Che libro stai leggendo al momento?

Fatti inquietanti, di Wilcock

Ami la poesia?

Certo.

Parlami del libro più bello che hai letto.

Il libro più bello che ho letto l’ha trovato mio nonno nella spazzatura quando avevo 10 anni. Stavamo tornando a casa da scuola, pomeriggio di novembre freddo, umido, e lui ha visto spuntare qualcosa di luccicante dal bordo del cassonetto. Ha preso quella cosa e, dopo essersi accertato che cosa contenesse, me l’ha donata. Erano le avventure di Pierino di Piero Chiara. L’ho riletto milioni di volte, lo ho ancora con me.

Quale è la tua opinione sulla situazione degli scrittori in Italia. Sei pessimista?

Sì, tranne Camilleri e alcuni giovani sconosciuti, non mi piace altro.

Quanto tempo impieghi nella stesura di un libro?

Alla stesura un mese al massimo. E dopo che nascono i dolori.

Hai un metodo di scrittura: fai molte stesure, scrivi di getto?

Di getto. Facilmente, con entusiasmo, nel mezzo del disturbo di casa mia e della città.

La parte logorante è il dopo. Quando tutto è fatto e sembra legno grezzo.

Scrivi preferibilmente in un periodo della giornata: mattino, pomeriggio, sera?

Mattino e notte.

I tuoi libri sono tradotti anche in altre lingue?

Lo saranno presto in americano.

Pensi che un libro possa cambiare la gente e così il mondo?

La gente e il mondo no, qualche individuo sì. Che forse sarebbe cambiato comunque anche senza quel libro. Diciamo che un libro accelera o facilita un processo, forse.

Hai relazioni di amicizia con altri scrittori? Quali?

Conosco tanta gente che scrive. Alcuni sono miei amici. Ma solo quelli che non si prendono troppo sul serio.

L’uso dell’ironia nei tuoi libri che valenza ha?

E’ fondamentale, insieme al grottesco.

Che lettori preferisci?

Persone con le quali sarebbe bello chiacchierare.

Ami la letteratura undergrond?

Quando merita.

Quale è il tuo autore di fantascienza preferito?

P.K.Dick.

Quale è il tuo libro che preferisci e perché.

I Fratelli Karamazov. Perché c’è tutta l’umanità dentro con le sue idee, meschinità, altezze, verità. E quindi ci sono un po’ anche io.

Hai mai scritto per la televisione? Ti piacerebbe farlo?

Ho scritto diverse cose ma ho paura di vedermele rubare. Sono cose geniali.


Scopri di più da Liberi di scrivere

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Tag:

Lascia un commento