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Il fantasy secondo Sandro Ristori a cura di Elena Romanello

31 luglio 2018

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Sandro Ristori è una nuova voce del fantasy italiano, autore de Il regno del male per Newton Compton, primo capitolo di un’affascinante e cupa epopea. In attesa di andare avanti con la sua saga, gli abbiamo fatto alcune domande, su di sé e sul perché ha scelto di raccontare una storia così.
Come è nata l’idea de Il regno del male?
Un giorno, in spiaggia, due mie amiche, due sorelle, mi raccontano una storia. Giocavano da bambine, tiravano un lenzuolo, una da una parte e una dall’altra. A un certo punto, presa da un impulso inspiegabile e senza senso (direi quasi malvagio) la maggiore ha lasciato di botta la presa. Sapeva che la minore avrebbe perso l’equilibrio. Sapeva che sarebbe inciampata e sapeva che si sarebbe fatta male. Cosa che poi è puntualmente successa, senza conseguenze gravi per fortuna. Quando ho sentito questo racconto, così quotidiano e ordinario, la mia mente si è subito messa in moto. Ho visto in quella scena l’eruzione del male, i rapporti ambivalenti tra persone che si vogliono bene, le scelte inconsce e le conseguenze imprevedibili che possono causare. Tutti temi che ricorrono nella mia saga. A partire da quello spunto tutta la storia si è delineata davanti a me, pulita e precisa.

Perché hai scelto di scrivere una storia fantasy?
Non credo ai generi. O meglio, ci credo, ma non come narratore. Mi spiego meglio. Come lettore e come professionista del settore ho i miei gusti e le mie preferenze, e le distinzioni in generi sono molto utili per orientarsi. Come scrittore, al contrario, trovo dannose le classificazioni. Mi sembrano delle barriere che possono impedirti di andare dove la tua fantasia vorrebbe portarti. Meglio eliminarle, quindi. Mi sono accorto di aver scritto un fantasy dopo averlo scritto. Non ero certo partito con l’intenzione di fare un grimdark o cose del genere. I miei personaggi e la mia storia mi hanno guidato, io li ho seguiti. Io credo che sia dannoso, per uno scrittore, cercare di adeguarsi a un genere. O imporsi dei temi, così come voler veicolare un messaggio. Sono risultati che si ottengono naturalmente, con il fluire della trama, o non si ottengono affatto. Stephen King l’ha fatto dire con molta semplicità a Billy di It, costretto a tirarsi fuori da una sfibrante discussione letteraria: Non capisco proprio. Non capisco assolutamente. Perché un racconto dovrebbe essere socio-qualcosa? La politica… la cultura… la storia… non sono forse gli ingredienti di qualsiasi racconto, se ben scritto? Cioè… non potreste permettere a un racconto di essere semplicemente un racconto?.

Quali sono i tuoi maestri letterari, fantasy e non solo? E che fonti di ispirazione hai avuto da cinema, telefilm, fumetti e videogiochi?
Come si sarà già capito, considero Stephen King un maestro della letteratura mondiale. Cito gli autori che hanno influenzato più direttamente Il Regno del male: Saramago, Ammaniti, Wu Ming. Un nome più classicamente fantasy: David Dalglish. E per quanto riguarda le “influenze”esterne… troppo facile: Il Trono di Spade.

Cosa ne pensi della situazione attuale sul fantasy, in generale e legata all’Italia?
Ahhhh, sono assolutamente inadeguato a rispondere a questa domanda. Riesco a fatica a formarmi un’opinione sulla mia situazione personale – non mi so certo pronunciare sulla floridezza o sugli stenti di un intero genere. E sinceramente me ne preoccupo anche poco: le mode sono cicliche, i libri si vendono sempre a fatica, e in fin dei conti i discorsi sullo stato di salute dei vari generi sono sempre gli stessi.  Il Regno del male mi ha dato già quindici regioni e una trentina di protagonisti a cui badare (escluso il Nord e i personaggi minori!): cerco di seguire loro per quanto posso, e le considerazioni sul mercato le lascio agli esperti, che sicuramente possono dire cose più interessanti e accurate di me.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Terminare la saga, ovviamente. Scrivere un libro su una bizzarra morte di un liceale ambientato nella città in cui sono cresciuto. Poi ho in mente un’altra trilogia completamente diversa, ma con i miei tempi non la potrò iniziare prima di una decina d’anni… e non ci voglio nemmeno pensare per non mettermi ansia da solo.

 

Il patto dell’abate nero di Marcello Simoni (Newton Compton, 2018) a cura di Elena Romanello

12 luglio 2018

Marcello Simoni continua la Secretum Saga con un nuovo capitolo, Il patto dell’abate nero, ambientato di nuovo nell’Italia del Quattrocento, tra lo splendore della Firenze dei Medici e zone meno note ma altrettanto interessanti, come la Sardegna, crocevia di varie culture, tra cui quella ebraica e quella musulmana, purtroppo assente dai libri di Storia e dai romanzi storici ambientati in quell’epoca.
Tutto parte infatti dal porto di Alghero, oggi noto luogo di vacanza ma allora snodo importante in un mare che si percepiva ancora come ricco di pericoli e insidie, oltre che luogo di incontro di interessi commerciali di culture politicamente contrapposte dove un mercante ebreo incontra in gran segreto l’agente di un uomo d’affari fiorentino, Teofilo Capponi. Scopo dell’incontro è vendere un segreto, l’esatta ubicazione del leggendario tesoro di Gilarus d’Orcania, un saraceno vissuto all’epoca di Carlo Magno e scomparso in circostanze misteriose, lasciando dietro di sé la leggenda di ricchezze scomparse, uno dei tanti miti del genere che fiorirono legati all’epopea dei paladini e che durarono per secoli.
La notizia arriva alle orecchie di Bianca de’ Brancacci, infelice moglie di Capponi, che giunge alla conclusione che quel tesoro può avere a che fare con la morte di suo padre. Per questo, Bianca elabora un piano, in cui coinvolge il noto ladro fiorentino Tigrinus, legato a Cosimo de’ Medici. Tigrinus parte per Alghero, dove dovrà spacciarsi per Teofilo Capponi e poi mettersi sulle tracce dell’oro di Gilarus. Ma non mancheranno colpi di scena e imprevisti, tra Firenze, Alghero e altri luoghi di un Mediterraneo ricco di culture e contrasti, allora come oggi.
Ancora una volta Marcello Simoni porta nel passato, mescolando il thriller con il romanzo di avventure storiche alla Dumas, e ancora una volta fa centro, costruendo un intreccio avvincente, da cui non si riesce a staccarsi, ma nello stesso tempo documentato sul piano storico e senza licenze poetiche e inesattezze.
Ne Il patto dell’abate nero sono molti i punti di interesse e le scoperte che si fanno mentre ci si diverte e ci si appassiona, a cominciare dal già citato ruolo della Sardegna, Regione di cui non si parla abbastanza nei romanzi storici e dove avvennero fatti interessanti anche se meno noti. Poi torna il tema della caccia al tesoro, archetipo da Stevenson in poi, riletto in una chiave mediterranea e leggendaria, partendo dalle tradizioni della Storia europea tra Medio Evo e Rinascimento, tutte da rileggere, perché non hanno niente a che invidiare a epopee ben più note come quella dei Corsari dei Caraibi.
Un secondo capitolo interessante per una saga che avrà altri sviluppi che a questo punto i lettori sono ben ansiosi di leggere. Spesso si sente fare il discorso trito e ritrito che gli italiani non sono bravi nella letteratura di genere, per fortuna Marcello Simoni è uno dei tanti che smentisce questo luogo comune ormai superato.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa, si ringrazia Federica Capelli.

Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimistaIl labirinto ai confini del mondo, secondo e terzo capitolo della trilogia del famoso mercante; L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013; La cattedrale dei morti; la trilogia Codice Millenarius Saga(L’abbazia dei cento peccatiL’abbazia dei cento delitti L’abbazia dei cento inganni) e i primi due capitoli della Secretum Saga (L’eredità dell’abate nero Il patto dell’abate nero). Nel 2018 Marcello Simoni ha vinto il Premio Ilcorsaronero.

:: “10 cose da sapere sui vaccini” di Giulio Tarro (Newton Compton Editori, 2018) a cura di Irma Loredana Galgano

20 giugno 2018

10 cose da sapere sui vaccini” di Giulio TarroIl decreto vaccini dell’allora Ministro Beatrice Lorenzin è stato convertito in legge il 28 luglio 2017, come riporta l’agenzia di stampa PublicPolicy. «Con legge sui vaccini proteggiamo i nostri figli e le prossime generazioni», dice la Ministra che sceglie, per attuare questa forma di protezione, la linea dura: «Le vaccinazioni obbligatorie saranno vincolanti per iscrizione ad asili e servizi per l’infanzia. Dovranno vaccinarsi anche gli studenti fino a 16 anni. Sanzioni per chi non rispetta l’obbligo da 100 a 500 euro».
E, immancabilmente, sono partite “campagne di informazione” condotte «a suon di slogan, frasi da cartellone pubblicitario», con un dibattito sulla salute dei cittadini consumatosi perlopiù in «rissosi talk show ed enigmatiche circolari» emanate «dai più svariati enti, che hanno finito per avvelenare il clima».
Tutto questo si sarebbe potuto evitare «spiegando, tra l’altro, quali studi hanno portato a decidere l’obbligatorietà di ben dieci vaccini» e sul perché l’Italia «stia adottando sulle vaccinazioni una politica ben diversa rispetto a quella degli altri Paesi, anche quelli più avanzati, nonostante manchi l’evidenza di imminenti epidemie».
Per farlo necessitavano persone competenti, serie, pacate, libere da interessi e/o coinvolgimenti vari. Il professor Giulio Tarro decide di scrivere un libro, 10 cose da sapere sui vaccini. Tutta la verità. Un libro indispensabile per genitori consapevoli, e lo pubblica a marzo di quest’anno con Newton Compton Editori mettendoci dentro tutto ciò che è necessario, basilare conoscere per effettuare delle scelte consapevoli. Non coercizioni ma scelte. Non imposizioni passibili di multa ma decisioni maturate nell’ottica del benessere individuale e collettivo.
Un libro, quello del professor Tarro, che si rivela utile, necessario e interessante in ogni sua riga. Con un linguaggio semplice e lineare riesce a spiegare fin nei minimi dettagli tutti gli aspetti inerenti le malattie e i relativi vaccini. Un manuale tecnico che spiega la medicina in maniera chiara e accessibile a tutti.
Le vaccinazioni, ad oggi, sono ancora «il modo più sicuro ed efficace per ottenere la protezione da alcune gravi malattie», sia individuale che collettiva, ma è fondamentale una netta distinzione, che purtroppo manca, fra interesse pubblico e privato, nella ricerca, nella sperimentazione, nella vendita e somministrazione.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per rispondere adeguatamente alle nuove sfide del XXI secolo, «la medicina deve concentrarsi sulla salute della persona piuttosto che solo sulla malattia». Utile potrebbe essere approfondire e proseguire la ricerca sull’immunoprofilassi, per ridurre sempre più i rischi della vaccinazione che pur sempre ci sono. Portare avanti strutturate campagne di informazione che favoriscano l’adesione invece della coercizione. Studiare tempistiche specifiche per le singole malattie e immunizzazioni piuttosto che scegliere sempre e comunque la copertura cosiddetta a gregge e a grappolo, essendo tutte le vaccinazioni concentrate nei primi mesi di vita dei bambini e invariate per genere nonché, a volte, polivalenti, ovvero somministrate in unica dose per diverse tipologie di malattie.
Presentato in questi giorni al Senato un disegno di legge per modificare alcuni aspetti del decreto Lorenzin in materia di obbligatorietà delle vaccinazioni. Innanzitutto si chiede di «eliminare l’obbligo per un soggetto immunizzato di assumere un vaccino per cui ha già l’antigene» e porre fine al «divieto di ingresso negli asili per i bambini che non sono in regola con le vaccinazioni». Viene anche chiesta l’abolizione dell’obbligatorietà della presentazione della documentazione vaccinale quale requisito di accesso negli asili perché questo provvedimento viene considerato «ingiustificato e irrazionale», soprattutto se rapportato all’eventuale inosservanza dei ragazzi più grandi, per i quali è prevista solo una sanzione amministrativa e non l’esclusione dall’accesso nelle aule.
In buona sostanza, il nuovo disegno di legge cerca di eliminare, o quantomeno limitare, l’aspetto coercitivo del decreto Lorenzin. Ci si augura che a questo disegno di legge faranno seguito strutturate campagne informative che contribuiranno per certo, come già accaduto in altri Paesi, a far aumentare per libera scelta il consenso alla vaccinazione.

Giulio Tarro: è nato a Messina nel 1938. Si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Napoli. Ha dedicato la sua vita alla ricerca sia in Italia che all’estero. Allievo di Sabin e Presidente della Commissione sulle biotecnologie della virosfera UNESCO, è stato candidato al Nobel per la Medicina.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo l’ufficio stampa.